Costituente, sfida sui seggi: ai Ds quasi il doppio dei Dl

17/10/2007
    mercoledì 17 ottobre 2007

    Pagina 12 – Politica

    Tra gli esclusi Carra e la Carloni. Amato non entra: aveva scelto l’ultimo posto in lista

      Costituente, sfida sui seggi
      Ai Ds quasi il doppio dei Dl

        Veltroni va da Napolitano: al Paese servono riforme

          ROMA — La macchina organizzativa di piazza Santi Apostoli, che sta impazzendo ormai da tre giorni sui numeri del neonato Pd, è soddisfatta: «È stato difficilissimo raccogliere i dati di tutti i collegi, ma ce l’abbiamo quasi fatta». Il «quasi» si riferisce ai dati romani delle primarie, bloccati per il ritardo dei risultati che provengono dai Castelli. E, di conseguenza, molto meno soddisfatti sono gli aspiranti della Costituente candidati nella Capitale che, fino a tarda sera, non conoscevano per lo più il loro destino. Esempio «eccellente»: il ministro per l’Attuazione del Programma, cioè il prodiano Giulio Santagata, che viene dato per bocciato, ma che non ne ha ancora avuto una conferma ufficiale. Ma tutti ora guardano alla prima assemblea della Costituente, che si terrà il 27 ottobre a Milano. E sarà un’assemblea in cui il «peso» degli ex diessini, calcolato attorno al 50 per cento, si farà sentire. Chi è sicuro di non avercela fatta è Mario Barbi, uno dei tre traghettatori verso il Partito Democratico, che si era presentato con Rosy Bindi. Fatto che colloca i prodiani «doc» in sofferenza agli albori del Pd. Se poi si aggiunge che anche il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, nella lista di Enrico Letta, non entrerà nella Costituente, diventa più pesante il quadro dei bocciati vicini al Presidente del Consiglio. Anche se, è bene ricordarlo, sono andati bene Franco Monaco e Arturo Parisi, eletti nelle file dei bindiani. Tra gli esclusi eccellenti c’è il ministro dell’Interno Giuliano Amato, anche se nel suo caso si tratta di una scelta: si era messo al terzo posto come candidato di «testimonianza» della lista Innovazione e Ambiente, guidata da Giovanna Melandri, per fare posto a due giovani. Non ce l’ha fatta a Roma anche Enzo Carra: «Qui si fanno differenze tra candidature di servizio e persone, come me, che fanno un servizio portando voti». Invece ad andare bene è un altro teodem, come Luigi Bobba, che a Vercelli è riuscito a fare ottenere tre seggi alla sua lista. E l’ugualmente cattolica Paola Binetti viene data anche lei per promossa.

          Il viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, dovrebbe passare nel collegio di Roma- Don Bosco. E ce l’ha fatta in Veneto anche Tiziano Treu. In Campania invece vengono dati per bocciati la moglie di Antonio Bassolino, Annamaria Carloni nella lista bindiana ed Umberto Ranieri in quella lettiana. Restano infine in sospeso i risultati regionali in Piemonte, dove Gianfranco Morgando non è più sicuro di avere vinto su Gianluca Susta, in Campania dove Tino Iannuzzi è testa a testa con Salvatore Piccolo, e in Sardegna, dove Renato Soru ha chiesto il riconteggio dei voti contro Antonello Cabras.

          Arrivano, anche se non definitivi, i dati delle diverse liste. Nei seggi della Costituente (che sono cresciuti da 2.400 a circa 2.800 per l’alto afflusso alle urne) faranno la parte del leone i 1.330 delegati della lista Democratici per Veltroni, in cui sono presenti tutti i big, sia della Margherita che dei Ds. Fra chi sosteneva il sindaco della Capitale una buona affermazione ha avuto la lista «A sinistra» mentre non ha avuto il risultato sperato Innovazione e Ambiente. Rosy Bindi dovrebbe portare alla Costituente circa 280 delegati ed Enrico Letta fra i 150 e i 160. Più difficile fissare con precisione gli equilibri interni della nuova assemblea del Pd, ma si calcola che l’area diessina navighi sul 50% e quella della Margherita sul 30% (di cui il 25 agli ex popolari) mentre il restante 20% proviene dalla società civile. Quindi nella nuova assemblea del Pd il blocco della Quercia peserà molto nelle decisioni che verranno prese.

          Ma subito Walter Veltroni ha dato un segnale forte per far capire che il nuovo partito sarà lui a guidarlo in prima persona. Ricevuto al Quirinale dal Presidente Napolitano ha insistito sulla necessità di fare presto le riforme istituzionali. Lasciando in sospeso quella elettorale. Ma il suo vice, Dario Franceschini, rilancia l’offerta di accordo al centrodestra. E si parla nuovamente di sistema tedesco «corretto» con la scelta della coalizione prima del voto.