“Costi” Ogni Regione vuole l’ambasciata (Rizzo/Stella)

07/12/2006
    gioved� 7 dicembre 2006

      Prima Pagina (segue a pag.9) – Primo Piano

      Emendamento in Senato per limitare le spese per le sedi estere. I record di Sicilia e Lombardia

        Da Canton alla pampa,
        ogni Regione vuole l’ambasciata

        Tot� vuole una �Casa Sicilia� anche in Australia La Lombardia di Formigoni �colonizza� 21 Paesi

          Sergio Rizzo
          Gian Antonio Stella

          Dall’Empire State di New York alle piramidi di Giza, dalla pampa argentina alla pagoda Huata: sulla �Casa Sicilia� non tramonta mai il sole. La sera, prima di andare a letto, Tot� Cuffaro pu� sorridere soddisfatto: da qualche parte del mondo c’� un pezzetto dell’amata isola irradiata dalla luce che Egli le ha donato. � stato lui, infatti, a volere che il globo intero venisse punteggiato, di qua e di l� degli oceani, da �ambasciate� della sua Regione.

          Lui, Tot�, ha voluto una �Casa Sicilia� a Parigi in Boulevard Haussmann, perch� la Ville Lumi�re fosse �la prima vetrina europea della nostra terra� e potesse ospitare ad esempio l’aratro e il bue e lo zampognaro e insomma tutto il presepe di Caltagirone a partire dalla Bedda Madri del Bambin Ges�.

          Poi ne ha voluta una ad Amburgo per aprir la strada a una �Casa Sicilia� a Berlino. E poi una a Matanza, dalle parti di Buenos Aires per fare sentire meno soli i siculo-argentini. E poi una in Cina nella regione di Canton �perch� i nostri imprenditori abbiano un punto di riferimento� laggi� nello sterminato e febbricitante impero di mezzo. E poi una a Tunisi per celebrare �la convivenza tra due popoli con oltre due millenni di storia comune�. E poi una, in attesa delle promesse aperture di altre �ambasciate� in Brasile e Australia (benedetti in visite ufficiali dal sindaco di Palermo Diego Cammarata e dall’assessore Raffaele Stancanelli) perfino al Cairo.

          Una rete diplomatica parallela a quella della Farnesina su cui svetta come dicevamo, dal 36˚ piano del grattacielo simbolo della Grande Mela fin dalle arrampicate di King Kong, la �Casa Sicilia╗ newyorkese dell’Empire State Building. Fortissimamente voluta dal governatore siciliano per �diffondere la vera immagine della Sicilia, lontana dai negativi clich� ormai diffusi ovunque╗ e far conoscere la regione per �il calore e il sapore dei suoi prodotti╗.

          Direte: chi paga? �Noi!╗, vi risponderanno il presidente siciliano e i suoi fedeli, dipingendo panorami di sinergie e project financing e coinvolgimenti di privati che, appena il motore sar� a pieni giri, dimostrer� ineluttabilmente la bont� dell’investimento. E cos� vi risponderanno tutti i colleghi delle altre regioni italiane, che si sono tirati addosso in questi anni un mucchio di polemiche (oltre alla proposta di legge di cui si scrive sopra) per la �fissa╗ d’aprire ognuno �proprie╗ ambasciate, �propri╗ consolati, �propri╗ sportelli in giro per il pianeta. Come se ciascuno avvertisse nella rappresentanza diplomatica e consolare e commerciale nazionale una inadeguatezza a difendere sul serio gli interessi di questa o quella regione.

          E cos� a Bruxelles, con l’eccezione di un consorzio messo su dalle regioni del centro Italia, hanno voluto una �loro╗ sede la Lombardia e il Veneto (350 mila euro di spese quest’anno: 40% in pi� rispetto al 2002), il Piemonte e la Val d’Aosta, la Calabria e l’Abruzzo e la provincia di Trento e la provincia di Bolzano e insomma tutte, per un totale di 21 �ambasciate╗ regionali. Un investimento utilissimo per rastrellare fondi europei, dicono.

          E per il quale val la pena di fare spesucce. Come l’acquisto deciso dal governatore forzista del Molise (316.548 abitanti) Michele Iorio, di un palazzo di 500 metri quadri pagato un milione e 600 mila euro. Una scelta analoga a quella del governatore di sinistra della Puglia Nichi Vendola. Il quale, dopo aver lanciato il progetto �A.A.A. cerco casa a Bruxelles╗ per uscire dalle angustie di un appartamento di 150 metri quadri per il quale veniva pagato un affitto di 60 mila euro l’anno, ha comperato un immobile di mille metri quadri in Avenue de Tervuren per 2 milioni e centomila euro ai quali andranno aggiunti altri 600 mila euro per adeguamenti. Totale: 2,7 milioni di euro. Quanto 45 anni di affitto della vecchia (troppo piccola!) sede. Spiegazione: �Consentir� un abbattimento dei costi di affitto della sede presso l’Ue rendendo disponibile a imprese, universit� e istituzioni pugliesi un utile spazio di rappresentanza e riunione╗.

          Quanto costano, questi uffici? Vai a saperlo… I bilanci regionali non solo sono uno diverso dall’altro, ma hanno spesso voci diverse da un anno all’altro. Al punto che quelli siciliani, per esempio, prevedevano nel 2002 �spese per la costituzione e il funzionamento dell’ufficio di Bruxelles╗ per un totale di 896 mila euro e nel 2006 solo 50 mila per il �funzionamento╗.

          Con un dettaglio: in un’altra voce il personale che tiene aperto quell’ufficio risulta pesare quest’anno, in stipendi e indennit�, per un milione e 600 mila euro. Da sommare ad altre voci non cristalline come quella che dice: �Ufficio per le relazioni diplomatiche e internazionali: 350 mila╗.

          Chi paga? Questo resta il mistero principale. Anche per regioni che rivendicano d’esser virtuose come la Lombardia. Che dopo anni di circumnavigazioni di Roberto Formigoni (fu mondiale il suo sbarco in Brasile: pareva l’arrivo del corteo sontuoso di Caterina Cornaro) ha oggi 25 consolati propri (chiamati �antenne�) in 21 Paesi, da Cuba alla Polonia, dall’Uruguay al Giappone. Soldi che tornano, dicono i governatori.b Sar�. Ma forse non sempre, se � vero che una delle polemiche pi� roventi sull’uso dei soldi pubblici fu sollevata addirittura da Sandra Mastella, presidente del Consiglio Regionale campano. La quale, sbarcata nell’autunno 2005 a New York, chiese a cosa servisse il costosissimo ufficio regionale (un milione e 140mila euro l’anno di affitto) sopra il negozio del sarto partenopeo Ciro Paone (celebre come Kiton) se �il responsabile viene solo alcuni giorni ogni mese╗ e �la struttura funziona a stento con tre addetti contrattualizzati╗ pagati per organizzare eventi domestici in trasferta dove non c’era tra il pubblico non solo �alcun esponente americano╗ ma addirittura �alcuno che parlasse inglese╗.