“Costi” Mezzo milione di italiani vive di politica

16/04/2007
    sabato 14 aprile 2007

    Pagina 9 – Economia

    I costi dello Stato

      Mezzo milione di italiani vive di politica

        Spesi 3 miliardi l´anno, stretta in arrivo su consiglieri, incarichi e consulenze i costi dello Stato

          VLADIMIRO POLCHI

          ROMA – In Italia o vinci la lotteria o ti butti in politica. Il risultato è lo stesso: una vita al riparo dalle difficoltà economiche. Questo devono aver pensato gli oltre 400mila cittadini che oggi vivono di politica: deputati, assessori, consiglieri locali e consulenti. Un esercito, che costa caro alle casse dello Stato: oltre tre miliardi di euro, all´anno. A lungo la politica ha promesso interventi d´austerity. Ora ci prova Romano Prodi e il suo ministro per l´Attuazione del programma, Giulio Santagata, che annunciano un disegno di legge ad hoc, entro fine maggio. «I costi della politica – ha detto il premier – sono esplosi».

          Quanto guadagna oggi un parlamentare? Il calcolo non è facile, tante le voci da sommare. Senatori e deputati si portano a casa 14mila euro netti al mese. All´indennità di 5.486 euro (ridotta del 10% con la legge Finanziaria 2006), va infatti aggiunta una diaria di 4.003 euro, "a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma" e altri 4.190 euro (che diventano 4.678 per i senatori) per "il rimborso delle spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori". Ma non è tutto. Il parlamentare non deve preoccuparsi dei suoi viaggi, usufruisce, infatti, di "tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea sul territorio nazionale". Se poi deve andare all´estero, ha rimborsi annui di 3.100 euro. La bolletta telefonica non è un problema: per le sue chiacchierate, il deputato dispone di una somma annua di 3.098 euro, il senatore di 4.150 euro. Altri rimborsi sono infine previsti per i taxi (3.323 euro ogni tre mesi).

          Il parlamentare pesa sulle casse dello Stato anche da ex: bastano due anni, sei mesi e un giorno di legislatura per maturare il diritto alla pensione. Oggi la percepiscono 2.005 ex deputati e 1.297 ex senatori, per una spesa complessiva di 186 milioni di euro all´anno. I parlamentari italiani possono fare la voce grossa in Europa: i loro stipendi, infatti, fanno invidia ai colleghi tedeschi, spagnoli, francesi e inglesi, che guadagnano anche meno della metà.

          Ma i parlamentari nazionali sono solo una goccia nel mare dei costi della politica. Cesare Salvi e Massimo Villone (nel libro "Il costo della democrazia") calcolano che nel piatto oggi mangiano oltre 427mila persone: 149mila titolari di cariche elettive (dai deputati ai consiglieri circoscrizionali) e 278mila consulenti. Quanto costano? Un miliardo e 851 milioni l´anno. E la fetta più grossa finisce proprio nelle tasche dell´esercito dei consulenti (ben 958 milioni di euro ogni anno), mentre deputati e senatori spendono "solo" 187 milioni.

          Ci sono poi i ministeri, con i loro corposi staff, che "succhiano" un altro miliardo e 375 milioni di soldi pubblici. E il Quirinale? Il capo dello Stato ha un appannaggio di 218.407 euro all´anno, ma l´intera macchina del Colle costa circa 235 milioni di euro (destinati per l´87,6% alle spese per il personale).

          Insomma, il sistema politico spende e spande, tanto da far dire a Romano Prodi che «sono esplosi i costi della politica, nettamente superiori ormai agli altri Paesi europei». Tocca a Giulio Santagata, presentare la strategia dell´esecutivo per contenere le spese: «Il governo – spiega il ministro a Repubblica – è pronto a intervenire con un suo disegno di legge entro maggio».

          Quali le linee di intervento? «Primo, ridurre la proliferazione delle cariche negli enti locali, diminuendo per esempio il numero dei consiglieri comunali, provinciale e regionali, insieme al numero delle circoscrizioni cittadine. Secondo – prosegue il ministro – abbattere i costi delle politica e delle campagne elettorali. Terzo, aumentare la stretta sulle consulenze». Ma non basta. «Anche i vari organi costituzionali, come Camera e Senato, devono ridurre autonomamente le loro spese. In tal caso, però – conclude Santagata – il governo non può fare nulla».