Costa Smeralda, scacco al Re

30/07/2002

30 luglio 2002

Gli strani intrighi dietro la cessione del patrimonio immobiliare del nord della Sardegna
Il candidato di Berlusconi stoppato da An
Costa Smeralda, scacco al Re. E il Polo va in frantumi

Davide Madeddu

                PORTO CERVO Dopo l’affare del
                secolo, concluso con lo scacco al
                re, arrivano le polemiche e la destra
                si spacca. Ossia Alleanza nazionale
                spiazza e manda a casa il mega
                progetto sulla Costa Smeralda,
                promosso da Forza Italia.
                L’affare del secolo è la vendita
                del patrimonio immobiliare della
                Costa Smeralda alla cordata sardo
                veneta per un valore di 360 milioni
                di euro. Un pacchetto che comprende
                un fazzoletto di terra da tremila ettari,
                alberghi super lusso, migliaia posti
                letto, villaggi e soprattutto una proposta
                di Master Plan in un’area incantata per
                la realizzazione di altri alberghi super
                lusso, campi da golf, ristoranti
                e altre strutture per la gioia dei
                turisti «ricchi».
                Lo scacco al re è proprio la
                cessione del pacchetto dorato alla
                cordata sardo veneta, piuttosto
                che all’imprenditore Tom Barrak.
                Una figura imprenditoriale tanto
                gradita sia al presidente della
                Giunta regionale che a quello del
                Governo. Il motivo è abbastanza
                semplice, e ruota tutto intorno al
                conflitto che unisce e divide lo
                schieramento di Forza Italia con
                quello di Alleanza nazionale. Anzi,
                l’ingresso della cordata sardo
                veneta suona quasi come una sorta
                di sgambetto agli amici del presidente
                del consiglio dei Ministri Silvio
                Berlusconi e allo stesso governatore
                della Sardegna Mauro Pili.
                L’acquirente sarebbe dovuto
                essere, sino a qualche tempo fa, il
                miliardario Tom Barrak. Non è
                un caso poi se l’arrivo imminente
                del miliardario in Sardegna sia stato
                annunciato al termine di un in
                contro, svoltosi il 25 aprile scorso,
                nella sede della presidenza della
                Giunta regionale.
                Un vertice pubblicizzato davanti alle
                telecamere e ai giornalisti solo dopo
                un incontro riservato tra il presidente
                dell’esecutivo e lo stesso miliardario,
                nel giardino «incantato» di Villa
                Devoto, la sede della presidenza
                del governo della Regione Sardegna.
                A dare scacco matto al presidente
                della Giunta regionale e, quindi al
                gruppo di Forza Italia -almeno
                secondo quanto raccontano
                nel palazzo del consiglio regionale
                a Cagliari – sono stati però gli
                uomini di Alleanza nazionale, dato
                che il presidente della Sfirs, la
                finanziaria controllata dalla Regione
                è presieduta da Alberto Meconcelli.
                Un uomo nominato proprio
                da Alleanza nazionale, gradito e
                voluto anche dal deputato sardo
                Gianfranco Anedda. È stata proprio
                la sua decisione di sostenere
                la cordata sardo veneta nell’acquisto
                del pacchetto Costa Smeralda
                a frantumare il progetto del presidente
                dell’esecutivo regionale e del magnate
                americano. Proprio l’arrivo della nuova
                cordata, che fa capo al gruppo immobiliare
                Tabacchi, al gruppo ottico De Rigo, e
                ai due imprenditori sardi Antonio Cubeddu
                e Franco Loi, entrambi impegnati nel settore
                turistico, ha mandato all’aria il
                precedente progetto e creato malumori
                all’interno delle formazioni
                del centro destra.
                Il presidente dell’esecutivo ha
                fatto sapere di non aver in alcun
                modo avallato l’operazione, così
                come hanno confermato gli stessi
                rappresentanti dell’esecutivo che
                ieri hanno annunciato richieste di
                chiarimenti e incontri con il resto
                della maggioranza. Una posizione
                che va scontrarsi con quella assunta
                dai rappresentanti di Alleanza
                nazionale, leggi il deputato Carmelo
                Porcu, che hanno invece confermato
                piena fiducia e stima al presidente
                della finanziaria regionale.
                La partita che il presidente della
                Giunta regionale ha perso con i
                suoi alleati però non è passata
                inosservata neppure tra i consiglieri
                della minoranza che hanno chiesto
                la convocazione d’urgenza del
                Consiglio regionale e l’istituzione
                di una Commissione d’inchiesta
                su quanto accaduto. «Non è un
                male il fatto che le aree siano andate
                a un gruppo che non fa capo a
                Berlusconi – fanno sapere dall’opposizione
                - però a questo punto dobbiamo accertare
                come stiano le cose, e soprattutto se il
                presidente dell’esecutivo era disinformato
                o ha solo fatto propaganda».
                I rappresentanti dell’opposizione
                però mettono in evidenza anche
                un altro particolare. Ossia la
                crisi che comincia a manifestarsi
                ancora una volta all’interno del
                centro destra. «E’ il segno di come
                stia andando allo sbando non solo
                la politica regionale ma l’intera politica
                del centro destra – fanno sapere
                i consiglieri regionali – non è
                certo possibile che il maggiore
                azionista di una finanziaria venga
                spiazzato e fregato dalla sua controllata».
                Se si considera inoltre
                che l’attuale presidente della Giunta
                regionale è stato eletto con le
                contestazioni di una parte di Alleanza
                nazionale e dell’Udr, allora il
                quadro diventa anche più chiaro.
                Non è escluso, infatti, che lo
                scacco matto dell’altro giorno sia
                solo il primo passo verso una nuova
                crisi dell’esecutivo regionale, in
                una delle giunte più tribolate che
                la storia politica dell’isola ricordi.
                A Villa Devoto si sono già alternati
                due inquilini per tre esecutivi,
                protagonisti Mauro Pili, il pupillo
                di Silvio Berlusconi, e Mario Floris,
                che lo rimpiazzò per alcuni
                mesi dopo l’insediamento lampo
                e la triste caduta per lo scandalo
                del programma di governo copiato
                dalla Lombardia. Se non altro,
                da queste parti il centro destra alla
                bufera è abituato.