Costa Smeralda, asta Starwood in chiusura

13/01/2003




Domenica 12 Gennaio 2003
Costa Smeralda, asta Starwood in chiusura

L’incontro a fine gennaio con gli analisti finanziari potrebbe essere l’occasione per comunicare la vendita degli hotel


MILANO – I sardi continuano ad appassionarsi alla vicenda, ma è passato quasi un anno da quando Starwood ha deciso di cedere gli immobili Ciga, con troppe dichiarazioni e smentite. L’ultima indiscrezione, sperando che sia attendibile, invita a seguire con attenzione gli eventi del 29 gennaio, quando il presidente del gruppo Usa incontrerà gli analisti finanziari: dopo troppe promesse non mantenute a Wall Street, dove il titolo è quotato, Barry Sternlicht potrebbe finalmente annunciare qualcosa di più di un auspicio. Forse, dunque, potrebbe davvero essere la volta buona per la cessione di tutte le attività immobiliari (ma solo quelle, perché il gruppo alberghiero vuole mantenere la gestione) in Costa Smeralda, ereditate dall’Aga Khan, attraverso la parentesi di Sheraton: alberghi di gran lusso (Cala di Volpe, Pitrizza, Romazzino, Cervo), numerose attività economiche e poi i famosi 2.400 ettari non edificabili su cui proprio l’Aga Khan presentò molti anni fa un grande progetto di espansione immobiliare mai decollato, ma sempre rimasto in auge. Ed è proprio quel che resta del masterplan a costituire – all’interno di un’offerta che comunque vada dovrebbe valere circa 350 milioni di euro – la scommessa economica del compratore: se mai otterrà il via libera degli enti locali, sarà stato un grande affare, altrimenti chissà. A giocarsi la vittoria sono ancora i tre gruppi di cui si è sempre parlato, anche se nel corso dei mesi qualcuno si è defilato e qualche altro è salito sul carro. È sempre sulla scena la cordata sardo-veneta che sembrava avere già in tasca il contratto d’acquisto, ma che poi è scivolata al traguardo tanto che Starwood ha ritirato l’esclusiva e ricominciato a trattare con gli altri. Da quella cordata sono usciti prima la Sfirs (la finanziaria regionale sarda) per motivi politici, e poi la famiglia veneta Tabacchi. Restano in corsa Corbeddu e Loi per la parte imprenditoriale sarda e Forma Urbis e De Rigo per quella veneta, accompagnati da Antonveneta e altri istituti di credito (circa due terzi dell’offerta sarebbero finanziati proprio dal sistema creditizio). Ci sarebbero poi delle trattative per rimpiazzare la quota Tabacchi. Poi ci sono le altre due cordate, fuori gioco qualche mese fa e oggi di nuovo alla ribalta. E anzi con ogni probabilità sarà proprio tra queste due che verrà scelta l’offerta vincente. La prima è quella di Tom Barrack, finanziere americano che vanta ottimi rapporti con il Governatore della Sardegna e che proprio per questo ha dichiarato troppo spesso di avere già in tasca le concessioni edilizie del masterplan. Barrack e i suoi fondi immobiliari della Colony Capital se n’erano andati sbattendo la porta, di fronte alla richiesta Starwood di mantenere la gestione degli alberghi e soprattutto una quota dell’eventuale masterplan. Oggi l’offerta di Barrack è di nuovo sul tavolo di Starwood e potrebbe risultare vincente. Ma non è affatto da sottovalutare la terza cordata, che – al contrario di Barrack – si è sempre tenuta nell’ombra, lontana da ogni roboante comunicazione. La stessa composizione non è mai stata chiarita del tutto. Ci sarebbe la banca d’affari Cofiri, probabilmente Mentasti, il figlio dell’imprenditore che per primo investì in Costa Smeralda quarant’anni fa, forse Della Valle (Tod’s), mentre si sarebbe sfilato il più importante imprenditore sardo, Renato Soru. L’importante è avere un compratore, se Starwood non vuole finire in pieno nel mirino della stampa finanziaria americana che già qualche mese fa aveva apertamente dileggiato il management per i suoi annunci a vuoto.
MARTINO CAVALLI