Così si uccidono artigianato e piccolo commercio

06/08/2010

Tutti contro Ikea? Non proprio. Ma anche chi apparentemente saluta con ottimismo l’eventuale (la pratica è sotto la lente degli uffici comunali) approdo del colosso svedese del mobile, sotto traccia fa intendere qualche riserva. Se da una parte si sottolineano i benefici in termini di prezzi e occupazione, dall’altra ci si chiede se tali aspetti siano sufficienti ad assorbire il contraccolpo che il settore potrebbe subire.
La voce più forte arriva da Confesercenti, tramite il suo direttore regionale, Francesco Filippetti. «Non siamo contro Ikea in particolare – premette – ma riteniamo che ogni spazio lasciato alla grande distribuzione sia deleterio. Invitiamo a riflettere perché parliamo di colossi che lasciano poco o niente in termini di risorse al territorio, se non alla speculazione edilizia». Riserve anche sui benefici in termini di “turismo commerciale”. «Per il luogo dove potrebbe sorgere – aggiunge Filippetti – captare tale tipo di turismo è solo un’illusione: Perugia e l’Umbria hanno un’altra connotazione e chi si sposta per acquisti del genere poi non va in giro a spendere altri soldi o a vedere monumenti». Il rischio di ripercussioni negative sul tessuto economico, invece, sarebbe elevato. «Decine di attività artigianali, specie dell’Alto Tevere, e commerciali saranno messe in ginocchio. Quanto ai posti di lavoro si parla di 200 inserimenti, ma temiamo che molti arrivino da fuori dallo stesso gruppo, quanto ai nuovi assunti dire che andranno ad alimentare il popolo dei precari è dire poco. Probabilmente si farà saldo con i posti persi con le attività che chiuderanno».
Per il sindacato, la prospettiva è meno scura anche se sulla grande distribuzione, alimentata dalla recente legge regionale, la Filcams Cgil evoca una riflessione. «L’Ikea non ci fa paura – spiega Manuela Pasquino, segretario generale provinciale – ma sarebbe opportuno aprire un confronto sulle aperture continue di centri commerciali senza che si tengano conto di questioni ambientali e sociali: la condizione di occupati (specie dell’alimentare) e rispettive famiglie, anche a causa del lavoro domenicale, sta progressivamente decadendo». Il nodo è la mancanza di servizi per lavoratori, infanzia e anziani. «Ci si dovrebbe interrogare sul tipo di futuro economico-sociale e di sviluppo si vuole dare a questo territorio». A livello puramente contrattuale, il colosso svedese fornisce sufficienti garanzie. «Mentre certi gruppi li disdicono, Ikea ha da pochi mesi siglato a livello nazionale un contratto integrativo», aggiunge Pasquino. «I rapporti sindacali sono buoni semmai sarebbe opportuno che certe grandi realtà, nell’assumere tengano conto di chi nel settore ha perso il posto negli ultimi mesi: mi riferisco a Upim e Limoni, ad esempio, che hanno liberato personale di elevata professionalità». Non preoccupa invece la questione legalità: «Il rapporto regole/contrattazione nel settore è pressoché inesistente – aggiunge Ivo Banella, coordinatore regionale Filcams – e mentre con Ikea si contratta, con il polo di Corciano, ad esempio, non si contratta con alcuno».
Sui vantaggi in termini di listini che tale realtà potrebbe portare non ci sono dubbi e, anzi, come sottolineato da Francesco Ferroni, segretario regionale Adiconsum, l’arrivo dell’Ikea potrebbe far recuperare risorse ai consumatori «che eviterebbero così lunghe trasferte» a Roma, Bologna o nelle Marche. «Tale investimento potrebbe portare benefici in termini di prezzi, anche se le stelle non sempre sono lucenti come si dice. Per la mia esperienza passata – aggiunge Ferroni – gli scenari prospettati sono difficili da valutare anche se in linea di massima le grandi strutture danno più garanzie nel rispetto del contratto. Il problema è capire se il loro arrivo finisce per “uccidere” quanto c’è intorno, impoverendo il tessuto locale e, quindi, anche il consumatore».