Così si riapre la partita del Tfr

24/07/2003



        Giovedí 24 Luglio 2003

        Fondi integrativi – il nodo principale
        Così si riapre la partita del Tfr
        Trattativa aperta sul versamento obbligatorio o volontario


        ROMA – Almeno 12,5 miliardi l’anno. A tanto ammonta lo stock del Tfr. Ed è proprio questo uno dei temi caldi della lunga partita sulle pensioni.
        A settembre il Governo, quando riavvierà il confronto con le parti sociali sulle modifiche da introdurre alla delega Maroni, dovrà decidere se confermare la destinazione obbligatoria delle liquidazioni alla previdenza o se "aprire" al "silenzio-assenso". Al momento i ministri Giulio Tremonti e Roberto Maroni sembrano intenzionati a mantenere la rotta sull’obbligatorietà (peraltro non espressamente prevista dal testo della delega ma solo indicata nella relazione d’accompagnamento). Ma non è affatto escluso che con sindacati e industriali possano optare per la volontarietà.
        Un dato, comunque, appare già certo: il Governo, come ha ribadito ieri Tremonti, è deciso a dare più forza al sistema a capitalizzazione e, quindi, ai fondi pensione. Che a tutt’oggi, non riescono a decollare. Gli ultimi dati forniti dalla Covip (la Commissione di vigilanza) parlano chiaro: le adesioni rallentano.
        Ma a settembre oltre al Tfr dovrà esser sciolto il nodo delle modifiche da apportare alla delega. Una delega che diventerà «importante», assicura Tremonti. Allo stato attuale appare certo l’intervento sui dipendenti pubblici e molto probabile quello sugli "autonomi". Altrettanto certo sono il contributo di solidarietà sugli assegni più ricchi e la stretta sulle false invalidità. Ma allo studio restano l’estensione a tutto campo del metodo contributivo (anche se dalla metà del 2004 o dal 2005) e una possibile anticipazione di un paio d’anni (al 2006) dell’innalzamento di uno dei requisiti (40 anni di contribuzione) per accedere alle "anzianità".
        I sindacati però non vogliono sentire parlare di nuovi interventi strutturali. Il leader Cgil, Guglielmo Epifani, ha detto ieri che di pensioni se ne dovrebbe parlare solo nel 2005.
        Il nodo Tfr. L’obiettivo del Tesoro resta quello di smobilizzare obbligatoriamente tutto il Tfr futuro per far decollare i fondi pensione. E non è stata ancora completamente accantonata l’ipotesi di cartolarizzare le somme derivanti dalle liquidazioni "future". Ma quasi tutte le parti sociali sono favorevoli a un meccanismo di "silenzio-assenso" potenziando al massimo la detassazione per rendere comunque "appetibili" i fondi.
        Fondi al palo. La previdenza integrativa in Italia non gode certo un ottimo stato di salute. A fine 2002 i nuovi iscritti ai fondi "post riforma" erano 1.358.786. E a confermare che il sistema a passo di lumaca è il dato relativo ai lavoratori dipendenti: su 7.010.225 potenziali iscritti solo il 15,4% ha aderito a un fondo pensione di nuova istituzione. Complessivamente, l’intero settore, calcolando anche i fondi "preesistenti" al ’96, si è attestato a 2.039.577 iscritti e le risorse a 33,926 miliardi. Nel 2002 i fondi di nuova istituzione (post riforma Dini) hanno raggiunto quota 139 (143 nel 2001), di cui 44 di tipo negoziale e 95 di tipo aperto. Le risorse disponibili ammontavano a 4,5 miliardi. I fondi pensione "preesistenti", invece, disponevano di 29,432 miliardi.

        M.ROG.