Così sarà il contratto a progetto

09/01/2004



              venerdì 9 gennaio 2004

                    LAVORO/1
                    Così sarà il contratto a progetto


                    Dal 24 ottobre prossimo non potranno più esserci co.co.co., e dovranno essere sostituiti dai nuovi «contratti a progetto», dei veri e propri subordinati, senza però le tutele e le retribuzioni di questi ultimi. Ieri è stata pubblicata la circolare del ministero del welfare che definisce campo di applicazione, requisiti qualificanti, corrispettivi, e tutele. Le nuove collaborazioni devono essere caratterizzate dall’autonomia del collaboratore, dalla coordinazione con il committente e «dall’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione» anche se il provvedimento precisa che tra le forme di coordinamento della prestazione «sono comprese anche forme di coordinamento temporale». Il collaboratore a progetto – secondo la circolare – «può operare all’interno del ciclo produttivo del committente e per questo deve necessariamente coordinare la propria prestazione con le esigenze dell’organizzazione del committente». Il coordinamento può riferirsi sia ai tempi di lavoro che alle modalità di esecuzione del progetto o del programma di lavoro «ferma restando l’impossibilità del committente di richiedere una prestazione esulante dal progetto». Per determinare i compensi, «non potranno in alcun modo essere utilizzate le disposizioni in materia di retribuzione stabilita per i lavoratori subordinati».
                     


              LAVORO/2
              La Cgil contesta la riforma


              La Cgil ha espresso «preoccupazione» per la circolare sulle collaborazioni coordinate e continuative e il lavoro a progetto emanata ieri dal ministero del welfare. Il sindacato guidato da Guglielmo Epifani non ha firmato il patto per l’Italia e non ha condiviso la legge di riforma del mercato del lavoro (la cosiddetta «legge Biagi»). «Bisognerà – afferma il segretario confederale Giuseppe Casadio – leggere con attenzione la circolare applicativa della legge 30, ma già due questioni rilevanti e preoccupanti si individuano. La prima riguarda i termini assolutamente generici con cui si definisce cosa sia da intendersi per progetto o fase di esso, e conseguentemente in cosa consista l’autonomia del lavoratore. La seconda grande preoccupazione deriva dall’esplicito divieto di definire il corrispettivo spettante al lavoratore, prendendo a riferimento le retribuzioni stabilite dalla contrattazione collettiva per i lavoratori subordinati. Questi contenuti confermano la nostra preoccupazione: l’effetto probabilmente si tramuterà in un trasferimento in massa degli attuali co.co.co nella condizione di lavoratori autonomi, anziché come sarebbe giusto, nella grande parte dei casi riconoscere la loro condizione di effettiva subordinazione con tutto il corredo di diritti e tutele spettanti al lavoro dipendente».