“Così saltano gli accordi salariali”

05/10/2001

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"Così saltano gli accordi salariali"
Cnel e Uil contro il libro bianco sul lavoro
Scontro tra Larizza e il ministro Maroni. Manifestazione della Cgil a novembre

VITTORIA SIVO


ROMA – Infuriano le polemiche sulle proposte di riforma del mercato del lavoro presentate dal ministro Maroni. Se Sergio Cofferati mercoledì non aveva perso un secondo a pronunciare il suo «no» sul Libro Bianco, ieri le proteste si sono allargate alla Uil (oltre all’intero fronte dei partiti di sinistra) e si sono tradotte in minacce che suonano più o meno così: visto che il governo considera superata la pratica della concertazione e quindi la politica dei redditi, noi ci riteniamo liberi dal vincolo della moderazione salariale. Insomma una dichiarazione di guerra sui prossimi rinnovi dei contratti di lavoro, alla quale la Cisl non si è associata, ma che ha trovato il sostegno inusuale del presidente del Cnel, Pietro Larizza. L’ex segretario generale della Uil in una lettera inviata a tutti i consiglieri del Cnel sostiene che le posizioni espresse dal ministro del Lavoro equivalgono «alla disdetta unilaterale dell’accordo del ‘93», il che «renderebbe automaticamente liberi da ogni vincolo tutti gli altri firmatari dello stesso accordo».
Una sortita alla quale il ministro del welfare ha replicato immediatamente con una breve lettera a Larizza nella quale si dichiara sorpreso del suo «durissimo attacco», definisce «senza fondamento» le critiche al Libro bianco «che ti ho inviato ma che evidentemente non hai ancora trovato il tempo di leggere». L’augurio di Maroni è che il Cnel dia un contributo alle proposte del governo, «senza cadere nella tentazione di schierarsi a sostegno di tesi politiche infondate, false e strumentali, quali quelle sostenute oggi da alcuni esponenti della sinistra veterocomunista».
Marcatamente diversa la posizione della Cisl che mantiene verso il governo una linea di apertura. Pur considerando la concertazione irrinunciabile, il segretario Raffaele Bonanni vede «spunti interessanti» nel Libro Bianco e ritiene importante che il governo abbia imboccato la strada di un ammodernamento del mercato del lavoro «dopo lustri di immobilismo».
Intanto la FiomCgil (che non firmò il nuovo contratto dei metalmeccanici sottoscritto da Cisl e Uil) ha alzato il tiro contro le proposte di Maroni, ritoccando verso l’alto la richiesta di aumento salariale (da 135 mila a 155 mila lire) e trasformando lo sciopero di categoria (spostato dal 9 al 16 novembre con manifestazione nazionale a Roma) in una protesta antigoverno, il cui Libro Bianco «attacca i diritti del lavoro e le pensioni e annulla la contrattazione collettiva». A queste e ad altre accuse ha risposto il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi; è falso che il governo procederà senza il consenso delle parti sociali, anche se il «no» pregiudiziale di una sola organizzazione «non potrebbe fermare il dialogo» con tutti gli altri.