Così misi d’accordo Agnelli e Lama sulle squadre anti-brigatisti

09/07/2002


Martedí 09 Luglio 2002

Così misi d’accordo Agnelli e Lama sulle squadre anti-brigatisti

Ge.P.

ROMA – Quella di venticinque anni fa era un guerra contro lo Stato, niente a che vedere con i pezzi delle nuove Br che hanno ucciso D’Antona e Biagi. In quella guerra Francesco Cossiga era in prima linea e il suo quartier generale era il Viminale. Come in ogni guerra poteva accadere di tutto, anche che un giorno del ’77 o del ’78, comunque prima del rapimento Moro, si ritrovassero in due stanze diverse di quel ministero, perché convocati da Cossiga, il presidente della Confindustria e il leader della Cgil. Alla guida degli industriali privati c’era Gianni Agnelli, al vertice della Cgil, Luciano Lama. «Sia Lama sia il segretario del partito comunista, Enrico Berlinguer – ricorda ora Cossiga – era impegnati in prima persona per contrastare quello che chiamammo subito terrorismo ma che in realtà era vera e propria eversione perché il loro obiettivo era provocare una reazione dello Stato anche in senso autoritario che compattasse la classe operaia e portasse allo scontro e alla presa del potere». Ma lo Stato non cadde nella trappola, la risposta non fu autoritaria e la mobilitazione dei sindacati e delle forze democratiche tolse progressivamente acqua alla vasta area del fiancheggiamento. «Ma il problema che dovevamo risolvere era quello delle fabbriche – prosegue Cossiga – dove già si erano verificati episodi in cui le br erano uscite allo scoperto; per questo convocai al Viminale Lama e Agnelli; c’era all’epoca un certo rispetto delle regole per cui li feci accomodare in due stanze distinte e io facevo la spola tra di loro; alla fine trovammo l’accordo per creare, con il consenso degli imprenditori e dei sindacati, delle vere e proprie milizie operaie che avrebbero dovuto vigilare sui luoghi di lavoro, non solo alla Fiat, in funzione antiterrorismo». L’individuazione delle persone da reclutare in questo servizio d’ordine «veniva fatta con una accurata scelta degli elementi della Cgil di cui Ugo Pecchioli (responsabile per i problemi dello Stato del Pci) e lo stesso Lama garantivano la totale fedeltà e assoluta riservatezza». Oggi, aggiunge Cossiga, «non siamo in guerra, c’è il nuovo terrorismo, questo sì, ma il clima è assolutamente diverso rispetto ad allora e quindi sarebbe impensabile riproporre quel tipo di accordi; il Paese è cambiato e Pisanu non potrebbe fare quello che riuscì a me venticinque anni fa».