Così l’Italia sfrutta i suoi bambini

15/04/2004


  Sindacale




15.04.2004
Così l’Italia sfrutta i suoi bambini
La Cgil denuncia la piaga del lavoro minorile: sono 400mila tra i 7 e i 14 anni
di 
Felicia Masocco


 ROMA Quattrocentomila ragazzini al lavoro in Italia, un esercito di dimenticati.Il 16 aprile di 9 anni fa la notizia dell’assassiniodi Iqbal Masih, pakistano, aveva undici anni e faceva attività sindacale, a sei aveva cominciato a fare i conti con chi sfruttava il suo lavoro e quello di altri bambini in una fabbrica di tappeti.
La mafia dei tappeti lo uccise, la sua morte suscitò clamore, la solita
indignazione, ma il Pakistan era lontano, la rimozione ebbe la meglio.
Ci fu clamore anche quando nel ‘98 Sergio Cofferati denunciò da
Bombay la piaga del lavoro minorile in Italia, al governo c’era Prodi,
venne allestito un tavolo, si arrivò alla stesura della “Carta contro lo
sfruttamento minorile” che fissava due importanti coordinate: una politica sociale di inclusione e assistenza alle famiglie disagiate; una politica scolastica che arginasse l’abbandono scolastico. Con questo governo non se ne è fatto più nulla. Con la riforma Moratti i genitori dei minori che lasciano la scuola non rischiano più di 34 euro di multa, e il famoso obbligo formativo che in teoria dovrebbe «ancorare» al mondo dell’istruzione i ragazzi fino a 18 anni non ha regole e resta inattuato. Ancora, il governo Berlusconi ha posto fine
all’esperienza del reddito minimo di inserimento che in alcune realtà, come la Campania, era servito anche per le famiglie disagiate a patto che mandassero i figli a scuola. Insomma, la dispersione scolastica è in aumento ed è un dato da cui non si può prescindere quando si parla di lavoro minorile. Come non si può non nominare la legge Bossi-Fini se si vogliono raccontare le condizioni di minori immigrati che non riescono a ricongiungersi alle famiglie o che sono costretti alla clandestinità, manovali per chi intende sfruttarli. «Rispetto a dieci anni fa i numeri registrano una crescita e come Cgil denunciamo quanto drammaticamente in Italia il livello di guardia nella lotta al lavoro minorile si vada spaventosamente abbassando», è l’allarme
di Guglielmo Epifani che ieri ha presentato una ricerca dell’Ires che fa di nuovo il punto sul «fenomeno». Con il leader della Cgil, il presidente dell’Ires Agostino Megale, la segretaria generale dello Spi Betty Leone e Gianni Principe del Dipartimento mercato del lavoro.
Dalla Cgil anche un pacchetto di proposte, articolato in 15 punti, per affrontare la realtà negata dell’infanzia negata e possibilmente risolverla. Tra le cose da fare spicca la necessità di un «osservatorio» presso l’Istat con la partecipazione di tutti soggetti che si occupano di questo problema. Forse così si porrebbe fine al balletto di cifre che oppone la Cgil all’Istat, con la prima che denuncia 360-400 mila bambini sfruttati, e il secondo che si «limita» a 140mila. E in tutto questo c’è sempre il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi che minimizza, basta cifre «da terzo mondo» – manda a dire alla Cgil – i bimbi sfruttati «sono 40mila». Come se fossero pochi. O come se lo fossero i 22mila minori cui l’Inail, nel 2002, ha riconosciuto indennizzi per gravi infortuni sul lavoro.
Le cifre. Sono tra i 360 e i 400mila i bambini tra i 7 e i 14 anni il cui lavoro viene sfruttato, sono l’8-9% sul totale dei loro coetanei. La ricerca dell’Ires-Cgil mette il dito nella piaga e fornisce una cifra superiore a quella dell’Istat secondo la quale sarebbero 144mila
i minori al lavoro, ma non sono contati gli immigrati e i rom. Nell’esercito dei 400mila sono compresi anche i bambini figli di immigrati e i 30-35mila minori non accompagnati entrati in Italia clandestinamente. Il 17,5% del totale, cioè circa 70 mila, lavorano
oltre 4 ore in modo impegnativo e continuativo e oltre il 50% di
questi 70 mila, cioè circa 40 mila, lavorano 8 e più ore, con paghe
che oscillano tra i 200 e i 500 euro. Il 32% dei minori sfruttati, circa 130 mila, sono impiegati in lavori stagionali e il 50%, circa 200 mila, aiutano i genitori in quelli che l’Istat definisce «lavoretti», retribuiti con «paghette», e che la Cgil considera invece «lavori precoci» in una famiglia povera. Dei 70mila minori impiegati in lavori continuativi il 57% lavora nel commercio, il 20% nell’artigianato e l’11% nell’edilizia.
Meno reddito, meno istruzione uguale più lavoro precoce. Il presidente dell’Ires Agostino Megale lo dice più volte durante la presentazione del rapporto, c’è una stretta correlazione tra le condizioni economiche di una famiglia, il livello di istruzione e lo sfruttamento dei minori. L’Italia è al secondo posto in Europa per la più alta percentuale (il 17%) di minori che vive sotto la soglia di povertà e al Sud il livello si alza fino al 29,1%. Tra i bambini di 7 e 10 anni che lavorano, più dell’80% proviene da famiglie sotto o ai limiti della fascia di povertà. Il 90% di questi nuclei supererebbe la soglia se avesse il reddito minimo di inserimento. Più nel dettaglio l’Ires-Cgil scava in tre grosse realtà locali: Milano, Roma e Napoli dove la popolazione minorile tra i 7 e i 14 anni è pari a 846.640 unità e i minori che lavorano sono 26 mila, il 3,7% fino a 13 anni e l’11,6% i 14enni. Inoltre, il lavoro minorile è il 10% del lavoro sommerso che in Italia è pari al 22% del Pil. Tra le proposte avanzate dalla Cgil, un piano straordinario, sul modello portoghese, a cui destinare specifiche risorse per presidiare il territorio e costituire specifiche task force con
attenzione ai fenomeni di reclutamento della criminalità organizzata; rifinanziamento della legge per la promozione dei diritti e dell’infanzia; una legge contro la povertà; rilancio e attuazione della legge quadro sull’assistenza; realizzazione piena dell’obbligo formativo fino a 18 anni; rilancio degli osservatori regionali e provinciali contro la dispersione scolastica.

IL LAVORO MINORILE IN ITALIA
4.500.000 i minori compresi tra i 7 ed i 14 anni in Italia
1.700.000 sotto la soglia di povertà
400.000 coinvolti in forme di lavoro precoce
70.000 gli adolescenti che lavorano più di 4 ore al giorno
DOVE VENGONO IMPIEGATI

57% Commercio
30% Artigianato
11% Edilizia

I DATI DEL "TRIANGOLO"MILANO-ROMA-NAPOLI

26.000 i lavoratori precoci su 846.640 minori presenti
3,7% sotto i 13 anni
11,6% ha 14 anni

Fonte: Rapporto Ires