Così l’evasore si riduce i ricavi

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 4 – Economia

      I FURBI

      Si inventano scorte inesistenti, ma con i nuovi studi di settore lo stratagemma è scoperto

        Pesce in magazzino per 5 mesi
        così l’evasore si riduce i ricavi

          BARBARA ARDU

          ROMA – Valgono quanto due Finanziarie le scorte di magazzino. Un patrimonio stipato in frigoriferi, depositi e capannoni il cui valore, nel giro di quattro anni, è lievitato fino a toccare i 60 miliardi di euro. Tutti sulla carta però. Nei magazzini c´è ben poco. Far crescere a dismisura le scorte è uno dei trucchi che ha consentito fino a oggi agli autonomi di aderire agli studi di settore pur dichiarando un reddito inferiore a quello effettivo: evadere essendo in regola. Ma l´espediente è stato svelato e dal 2006, con l´introduzione degli indici di normalità economica, sarà difficile farla franca. Così come non passeranno più inosservate le dichiarazioni di chi si "dimentica" di indicare il valore dei beni strumentali dell´impresa (voce attivo), ma si ricorda di ammortizzarli (voce costi). Ma il nuovo indicatore che più mette in allarme le categorie è il valore aggiunto per addetto.

          Il magazzino fantasma. Nel caso della pescheria è emblematico perché il pesce, si sa, dopo un po´ puzza. Non per quel commerciante romano che acquista merce per 49mila euro. Nelle celle frigorifere ha scorte per 6.814 euro, che a fine anno diventano 20mila. Dunque ha venduto per 35mila euro e il reddito dichiarato, 50mila, è compatibile con gli studi di settore. Peccato però che il tempo di rotazione delle scorte è improponibile: il pesce è stato stipato 140 giorni, un tempo incoerente rispetto ai 19 giorni canonici. Secondo l´Agenzia delle entrate quei 13.886 euro che hanno fatto lievitare il valore delle scorte verranno sommati alla voce vendite. Le tasse "sottratte" con questo giochetto ammontano a 1.834 euro. Ma il magazzino offre vantaggi strabilianti. Con tutta quella merce invenduta il nostro pescivendolo va in credito Iva ed è con questo che paga imposte, previdenza e da quest´anno anche l´Ici.

          Pagnotte pesanti. Acquista tanta farina questo panificatore di Bari, 352 quintali, ma sforna poco pane. A lavorare sono in tre, due soci e un dipendente che costa e guadagna tre volte più dei titolari. Anche questo panettiere rientra negli studi di settore, solo che il valore aggiunto per addetto che ha indicato (8.740 euro) è incoerente rispetto ai valori normali riscontrabili nel settore della panificazione e dell´area dove opera. Dovrebbe essere il doppio, 16mila euro. E in base ai nuovi calcoli, ai ricavi dichiarati (49mila euro) vanno aggiunti ulteriori ricavi per 24.750 euro. Che cosa ha fatto il panificatore? Ha evaso ricavi perché ha venduto più pane di quanto in realtà ha dichiarato. Le imposte evase? 8.310 euro.

          La lavatrice dimezzata. A Napoli c´è una lavanderia che utilizza una lavatrice ad acqua, un lavasecco a circuito chiuso e un tavolo da stiro. Ma nei dati contabili il valore di questi beni non è indicato. Rispunta nella voce ammortamenti. Ed è proprio l´elevato livello degli ammortamenti a dimostrare che il negozietto non è affatto un´impresa marginale, perché sta investendo. Dall´analisi emerge che ci sono circa 7mila euro di ricavi in più e 2.115 euro di imposte non emerse. Tutti calcoli che i contribuenti, se ci riusciranno, potranno tranquillamente confutare.