Così l’Europa cambia la previdenza

29/04/2003



      Lunedì 28 aprile 2003

      L’EUROPA E LE RIFORME
      LA PREVIDENZA
      In pensione più tardi, tagli di spesa Così l’Europa cambia la previdenza

      Austria, Francia, Germania e Italia verso nuovi sistemi. Ma cresce la protesta Le priorità del prossimo semestre Ue. Oggi a Roma confronto tra i sindacati

          ROMA – La riforma delle pensioni sarà una priorità del semestre di presidenza italiana dell’Europa. Ma l’offensiva dei governi dei Quindici al baluardo dei sistemi pensionistici nazionali parte da lontano, dai Consigli europei di Lisbona e Barcellona che hanno messo in rilievo il rischio dell’invecchiamento demografico e la necessità di garantire «pensioni adeguate e sostenibili». Strumento privilegiato del cambiamento: l’allungamento della vita lavorativa. Oggi quell’allarme lanciato in sede europea si sta traducendo in concreti disegni di legge che gli esecutivi di Paesi come la Francia, la Germania, l’Austria e la stessa Italia, stanno per presentare o hanno già presentato in Parlamento. Non senza difficoltà. La resistenza delle parti sociali è testimoniata dalla mobilitazione dei sindacati che promettono di riempire le piazze. In Francia si prepara un maggio all’insegna degli scioperi contro i progetti del ministro degli Affari sociali, Francois Fillon. In Italia la prospettiva di una riforma che ruota intorno all’allungamento dell’età pensionabile ha ricompattato il fronte sindacale. Oggi, a Roma, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil s’incontrano per preparare controproposte unitarie da presentare al ministro del Welfare, Roberto Maroni, nel vertice previsto per il 6 maggio.
          Non c’è legislazione che rispecchi più profondamente le differenze tra i Paesi dell’Unione come quella pensionistica. Dal sistema a «doppio regime» della Gran Bretagna a quello «speciale» che privilegia i dipendenti pubblici in Francia o le forze armate in Spagna e Portogallo; dal meccanismo delle prestazioni fisse per i residenti dell’Olanda (pensione minima a 825 euro al mese) o della Danimarca alle prestazioni in natura offerte dall’Irlanda che vanno dai viaggi all’assistenza sanitaria gratuiti fino a un’indennità sulle bollette per chi ha compiuto i 70 anni.
          Sistemi diversi ma anche profili demografici differenti: per un Paese come l’Irlanda che ha la popolazione più giovane dell’Europa, ce n’è uno come l’Italia che, secondo le proiezioni, nel 2050 sarà il Paese più «vecchio» d’Europa con sei persone su dieci oltre i 65 anni.
          Difficile in questa situazione immaginare una politica comune, un’opera di armonizzazione come quella operata per il mercato del lavoro. Tuttavia l’Unione Europea, in uno sforzo di sintesi, ha fissato alcuni obiettivi validi per tutti: aumento dei tassi di occupazione per allargare la base contributiva e riduzione del debito pubblico: la spesa pubblica per pensioni è stimata in crescita di 3-5 punti percentuali sul Prodotto interno lordo nella maggior parte degli Stati membri tra il 2000 e 2050, con un aumento della media Ue dal 10,4% del 2000 al 13,3% del 2050. Ma il motore del cambiamento è la riforma dei sistemi pensionistici. Paesi come la Francia, la Germania e l’Austria si sono già mossi verso l’incentivazione al prolungamento della vita lavorativa.
          In Italia la delega previdenziale, varata alla fine del 2001, è in seconda lettura alla commissione Lavoro del Senato. Ma il dibattito più acceso è quello in corso tra Maroni e i sindacati che hanno posto tre questioni: la fiscalizzazione degli oneri sociali ed impropri al posto della decontribuzione, la non obbligatorietà del trasferimento del Tfr nei fondi pensione, l’eliminazione della parità fra fondi aperti e chiusi. Di fondo resta da risolvere la contraddizione tra l’introduzione dei disincentivi e quel divieto di cumulo che funziona da sprone ad andare in pensione svolgendo un’altra attività. Tra le proposte più radicali, la liberalizzazione dell’età pensionabile con la fissazione di un tetto di contribuzione. Improponibile secondo i sindacati.
      Antonella Baccaro

          ITALIA
          Tra 55 e 64 anni al lavoro uno su tre


          Fra i paesi dell’Unione Europea l’Italia ha, dopo l’Austria, il più elevato livello di spesa previdenziale in rapporto al Prodotto interno lordo. La previdenza obbligatoria è inoltre frammentata in più di 50 regimi differenti nonostante i tentativi di omogeneizzazione degli ultimi anni. Il peso delle pensioni sul Pil tenderà inoltre a crescere fino al 2033, quando la riforma introdotta nel 1995 dal governo di Lamberto Dini inizierà a dispiegare completamente i propri effetti. In Italia l’età legale del pensionamento di vecchiaia è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. Tuttavia il 70% della spesa è assorbita dalle pensioni di anzianità. Il tasso di occupazione fra gli italiani di età compresa tra 55 e 64 anni è di appena il 28,1% (39,3% per gli uomini e 15,3% per le donne). La riforma Dini ha introdotto il sistema «contributivo» in sostituzione del «retributivo». Cioè le pensioni non saranno più corrisposte in proporzione della retribuzione percepita ma in proporzione dei contributi effettivamente versati. Uomini e donne potranno ritirarsi dal lavoro a partire da 57 anni ma a patto di avere almeno 35 anni di contributi versati (nel settore privato). I lavoratori che nel 1995, all’entrata in vigore della riforma, avevano oltre 18 anni di contributi, andranno in pensione con il vecchio sistema. Con l’ultima Finanziaria è stato abolito il divieto di cumulo fra pensione e reddito da lavoro, ed è stata varata anche una sanatoria per i pensionati che ricadevano in quel divieto. Il secondo pilastro del sistema, costituito dai fondi pensione, la cui costruzione è iniziata nel 1993, non è mai decollato. Il disegno di legge delega sulla previdenza presentato in Parlamento alla fine del 2001 dal governo Berlusconi punta proprio sulla previdenza integrativa stabilendo il trasferimento obbligatorio del trattamento di fine rapporto (la liquidazione) «maturando» ai fondi pensione. Per ottenere l’innalzamento dell’effettiva età di pensionamento vengono rafforzati gli incentivi a restare al lavoro dopo il raggiungimento dell’età del ritiro. Era inizialmente previsto uno sconto (da 3 a 5 punti) sui contributi dovuti dalle imprese per i nuovi assunti.
          GERMANIA
          Cumulo sopra i 65 anni
          Il sistema è a ripartizione, legato al reddito, finanziato al 63% dai contributi e per il 37%
          a carico del bilancio federale. I contributi sono pari al 19,1% della retribuzione, al 50% tra lavoratore e impresa. Esistono regimi speciali per agricoltori e professionisti. Le pensioni dei dipendenti pubblici sono a carico dello Stato.
          I fondi pensione sono diffusi nelle imprese private. Cumulo ammesso dopo i 65 anni.

          GRAN BRETAGNA
          A Londra doppio regime
          Alla pensione di base fissa se ne aggiunge una integrativa legata al reddito. Una pensione fissa piena richiede 44 anni di contributi per gli uomini e 39 per le donne. E’ possibile non aderire alla pensione integrativa legata al reddito attraverso il ricorso a un sistema pensionistico di categoria o personale che dia prestazioni equivalenti o migliori. Il cumulo dei redditi è ammesso.

          FRANCIA
          Obbligatoria l’integrazione
          Il regime generale è obbligatorio a ripartizione, diverso a seconda del settore di attività. Regimi supplementari obbligatori sono previsti da contratti collettivi e finanziati a ripartizione.
          I dipendenti pubblici hanno condizioni più favorevoli. Il sistema è finanziato da contributi e imposte. E le prestazioni sono calcolate sui 25 migliori anni. I fondi pensione sono incentivati dal fisco. Il cumulo è condizionato.

          SPAGNA
          Assegni indicizzati
          Il regime generale obbligatorio è legato al reddito. Il periodo contributivo minimo è di 15 anni, massimo di 35. I contributi sono pari al 28,3% dello stipendio (23,6% dal datore di lavoro). Le prestazioni sono calcolate su una pensione base che viene determinata in base ai contributi degli ultimi 15 anni. Le pensioni integrative sono individuali. Il cumulo è ammesso oltre i 65 anni.

          OLANDA
          Base di 825 euro al mese
          Lo stato paga una pensione di base fissa di 825 euro al mese a tutti i residenti di età superiore a 65 anni. Il sistema è finanziato dai contributi sulle retribuzioni con un’aliquota non superiore al 18,25%. Le pensioni integrative sono le più sviluppate d’Europa (ad accantonamento e a prestazione definita). E’ consentito il cumulo della pensione con i redditi da lavoro.

          BELGIO
          Il fondo lo decide l’impresa
          Il sistema è a ripartizione legato al reddito, finanziato con trasferimenti statali e contributi pari al 37,9% dello stipendio (24,9% a carico del datore di lavoro). Le prestazioni vanno dal 60 al 75% del reddito dell’intera carriera contributiva, fino a un massimo di 45 anni.
          I fondi pensione delle imprese sono volontari, su iniziativa del datore di lavoro. Il cumulo comporta il taglio della pensione

          SVEZIA
          Contributo garantito dopo i 65
          Il regime generale è legato al reddito e finanziato da contributi con aliquota costante del 18,5%, di cui il 2,5% investito in fondi pensionistici. Lo stato paga una pensione minima alle persone oltre i 65 anni che abbiano avuto la residenza per 40 anni in Svezia, finanziata dal gettito fiscale. Ampio è il ricorso a fondi pensione basati su accordi collettivi.
          Il cumulo è ammesso.

          AUSTRIA
          Non più di 2309 euro
          Il sistema obbligatorio per i lavoratori dipendenti prevede regimi speciali per agricoltori e statali. I contributi sono pari al 22,8% dello stipendio (12,55% dal datore di lavoro). Le prestazioni sono calcolate sulla base dell’anzianità contributiva e dei 15 migliori anni. La pensione obbligatoria ha un tetto massimo di 2.309 euro per 14 mensilità. Il cumulo con la pensione di anzianità è vietato se il reddito supera 302 euro mensili.

          DANIMARCA
          Supplementi legati al reddito
          La pensione è garantita a tutti: dopo i 65 anni si ha diritto a una somma base più un supplemento legato al reddito. La prestazione è pari al 47% della retribuzione media.
          Il finanziamento è a carico della fiscalità generale e di modesti contributi (2%).
          I fondi pensione integrativi sono settoriali a contribuzione definita. La possibilità di cumulo è ridotta oltre i 30 mila euro di reddito annuo.

          GRECIA
          Livelli assicurati dallo Stato
          Esistono vari regimi distinti per settori di attività e finanziati a ripartizione. I contributi sono pari al 20% (13,3% a carico del datore di lavoro). Le prestazioni sono definite, con un limite massimo, e i livelli sono garantiti dallo Stato. Le pensioni dei non assicurati con più di 65 anni sono finanziate da imposte. Il cumulo con il reddito da lavoro comporta la riduzione della pensione.

          FINLANDIA
          Per la minima si guarda ai prezzi
          Il regime obbligatorio prevede una prestazione minima per tutti i pensionati e un sistema supplementare legato al reddito. La pensione minima erogata dallo stato è legata alla residenza: può arrivare a 488 euro mensili ed è legata anche all’inflazione. Esistono inoltre sistemi integrativi volontari. E’ permesso il cumulo con i redditi da lavoro.

          PORTOGALLO
          Media sui migliori 10 periodi
          Esiste un sistema generale obbligatorio per i lavoratori del settore privato affiancato da un sistema speciale per dipendenti pubblici e forze armate. Oltre a regimi speciali per lavoratori di banche e telecomunicazioni. I contributi coprono anche la spesa assistenziale.
          Le prestazioni sono calcolate sul reddito medio dei 10 migliori anni tra gli ultimi 15 lavorati. Il cumulo è ammesso.

          IRLANDA
          Prestazioni erogate a forfait
          Il sistema si basa sull’erogazione di prestazioni forfettarie. La pensione di vecchiaia è pari al 31% della retribuzione media lorda nell’industria. Il finanziamento avviene con contributi del 12,5% della retribuzione (8,5% dai datori di lavoro). Esistono anche prestazioni in natura: viaggi, pagamento delle bollette e del canone tv. Il cumulo è consentito dopo i 66 anni.

          LUSSEMBURGO
          Al termine almeno 1190 euro
          Sono previsti due regimi: uno generale per il settore privato e uno speciale per gli statali.
          I contributi sono pari al 24% della retribuzione, versati in pari misura da Stato, datore di lavoro e lavoratore. Le prestazioni sono legate allo stipendio, e possono arrivare fino al 100%. Dopo 40 anni di lavoro è garantita una pensione minima di 1.190 euro mensili. Ammesso il cumulo con la pensione di vecchiaia.