Così le Br volevano colpire i sindacati

06/02/2004




06.02.2004
Così le Br volevano colpire i sindacati
In un floppy disk i piani dei brigatisti nel 1999: un triplo attentato contro Cgil, Cisl e la commissione scioperi
di 
Gianni Cipriani

ROMA Alcuni mesi prima di assassinare Massimo D’Antona, le Brigate Rosse o uno dei gruppi «satellite» associati avevano programmato di realizzare tre attentati in contemporanea contro le sedi centrali della Cgil, della Cisl e della commissione di garanzia sugli scioperi. Tre attentati dinamitardi che avrebbero dovuto avvenire in piena notte e che avrebbero dovuto provocare solamente danni materiali, senza provocare vittime o feriti. Il tutto era programmato per il gennaio del 1999. Poi non se ne fece più nulla. Ed il 20 maggio, in via Salaria, le Brigate Rosse ripresero «l’attività combattente» assassinando Massimo D’Antona.
Il file cancellato
Una novità di grande rilievo, soprattutto per comprendere le dinamiche del partito
armato, che è emersa attraverso l’analisi di un lungo documento di circa 80 pagine
conservato in un floppy disk sequestrato in casa di Federica Saraceni, arrestata con l’accusa di far parte delle nuove Br-Pcc e che ha sempre respinto le accuse. Il file era stato cancellato. Ma gli esperti della polizia postale, che hanno attentamente analizzato tutto il materiale informatico sequestrato in casa dei presunti terroristi, sono riusciti faticosamente a recuperare lo scritto, che adesso getta muova luce sul periodo immediatamente precedente all’omicidio D’Antona, quando i brigatisti si stavano riorganizzando senza che nessuno sospettasse la possibilità di un ritorno sulla scena della «stella a cinque punte», dal momento che, nel 1999, tutti ritenevano che di Br si dovessero al massimo occupare gli storici.
Ora, invece, è emerso che già cinque mesi prima del loro ritorno ufficiale sulla scena il gruppo aveva preparato i tre attentati. È scritto in alcuni passaggi del documento: «Per quel che riguarda il posizionamento dell’ordigno all’ingresso principale aspetto problematico è quello di avere garanzia di attivare l’esplosione in una condizione di assenza di veicoli e di pedoni. Questa condizione si deve verificare contemporaneamente nell’area dei tre obiettivi». Quanto alle modalità delle esplosioni, nel documento era stato scritto: «Potrebbe essere utilizzato un innesco con miccia e accensione manuale, sistema semplice e quindi più sicuro di altri. Questo comporta avere la garanzia che la zona rimanga libera per tutto il tempo necessario a raggiungere l’obiettivo».
In alternativa, scriveva l’autore delle inchieste, «si potrebbe utilizzare il timer, che farebbe risparmiare il tempo di accensione della miccia» o ricorrere «all’impiego di un radiocomando che consente di separare il posizionamento dell’ordigno dalla sua attivazione».
Tra l’altro, nel file distrutto (e poi recuperato) si ipotizzava anche la possibilità di uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine, nel caso qualcuno avesse scoperto gli attentatori. Il documento è importante per due aspetti. Uno giudiziario e uno più propriamente politico. Nel primo caso, c’è da dire che la posizione di Federica Saraceni (che ieri interrogata si è avvalsa della facoltà di non rispondere) risulta adesso più problematica. La donna aveva sempre negato il suo coinvolgimento nelle Brigate Rosse («sfiorata» aveva detto il padre Luigi, che è anche il suo avvocato difensore) ma alcuni particolari fanno ritenere che proprio la Saraceni avesse partecipato alle minuziose attività «inchiestative», che precedono ogni
attentato, come la verifica dei luoghi.
Questo perché, in alcuni passaggi, parlando al femminile («non sono riuscita»)
l’autore del file sostiene di non aver potuto mettere a fuoco alcuni particolari perché
non ci vedeva bene. E la Saraceni ha avuto qualche difficoltà nella vista.
Obiettivo: sindacati
Da un punto di vista più politico, poi, c’è la conferma che il ritorno delle Br maturò
in un contesto di feroce critica ai sindacati, che non a caso nella rivendicazione dell’
omicidio D’Antona vennero definiti come «quinte colonne» della borghesia tra i lavoratori. Ed infatti il partito armato, come è adesso ulteriormente confermato, si ricompattò intorno alla critica al «neo-corporativismo», successivamente identificato nella «concertazione». Proprio questo è stato il filone seguito dalle vecchie e nuove reclute delle Br, le quali ritenevano che proprio attaccando i sindacati e accusando i «traditori» della sinistra, dai Ds a Rifondazione compresa, potevano riprendere il dialogo con quei settori dell’estremismo disponibili ad imbracciare le armi.
Resta da capire, adesso, cosa sia accaduto tra il gennaio ed il maggio del ‘99,
ossia dagli attentati programmati (e poi rinviati) all’omicidio D’Antona. Forse le azioni sarebbero state firmate con la sigla minore del Nipr, Nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria, utilizzata per le azioni minori. Ed infatti nel luglio del 2000 proprio il Nipr firmò un attentato contro la commissione antiscioperi. Un’azione programmata da tempo.