«Così il rinnovo del contratto è a rischio»

26/11/2004

    venerdì 26 novembre 2004

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    Pezzotta: «Risorse insufficienti e dal fisco solo pochi euro per i lavoratori» Ancora sciopero a gennaio

      «Così il rinnovo del contratto è a rischio»

        LINA PALMERINI

          ROMA • Una doccia gelata. Doppia. Il Governo va avanti sul taglio delle tasse che il sindacato boccia. E lo fa penalizzando il pubblico impiego, sia sul fronte del rinnovo contrattuale che del blocco del turn-over. «A queste condizioni il contratto non si fa. E anche sulla riduzione dei dipendenti pubblici — mi chiedo — come si farà ancora a parlare di una pubblica amministrazione più efficiente se si va verso un taglio di personale e di servizi? Noi risponderemo con la lotta che non si fermerà il 30 novembre con lo sciopero generale», risponde a caldo Savino Pezzotta, leader della Cisl. E il taglio delle tasse, non conta? «Alle tasche dei lavoratori che rappresento arriveranno 5 euro al mese. Quanto ci sarà per i ricchi? Ci penseremo noi — promette Pezzotta — a fare la classifica dei premiati e penalizzati da questa riforma. E poi cosa vuol dire ridurre le tasse ma prevedere un contributo di solidarietà? Mi sembra così incoerente».

          Serata nera quella di ieri per i sindacati. Quella forchetta di percentuali che Domenico Siniscalco illustra in conferenza stampa chiude i battenti a ogni trattativa immaginata dal sindacato. «Non meno del 3,7% ma non penso a cifre come il 5,1%», dice il ministro dell’Economia. Che — tradotto — per i sindacati vuol dire che è certo solo quanto avevano già acquisito (il 3,7% è previsto dalla Finanziaria dello scorso anno). Non si arriverà neppure a quel 5,1% già rifiutato dalle tre confederazioni negli incontri informali tra Governo e leader sindacali delle scorse settimane. Secondo i calcoli della Ragioneria, sono possibili ulteriori stanziamenti ma nei limiti dello 0,5%, dunque, non oltre il 4,2 per cento. La forchetta di Siniscalco è ben lontana da quell’8% di incrementi salariali chiesti dal sindacato ed è un confine stretto per un futuro negoziato sul contratto. «Inaccettabile, non solo non si farà il contratto ma non si apre la trattativa», replica Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil.

          Pochi soldi — rispetto alle richieste avanzate — e anche una bella stretta sul personale: saranno 75mila lavoratori pubblici in meno, a regime, entro il 2007. Un ritmo di 25mila uscite all’anno perché, come spiega il premier «ogni cinque pensionati ci sarà un’assunzione». Una svolta troppo amara che alza i toni della replica sindacale. Si pensa già alle prossime iniziative dopo le otto ore di sciopero nel pubblico impiego di martedì (sono 4 ore negli altri settori): in campo c’è già la proclamazione di un nuovo sciopero generale, tra gennaio e febbraio, con manifestazione nazionale a Roma. E presidi davanti a Palazzo Chigi nei prossimi giorni.

          «Se è vero che per 5 lavoratori che andranno in pensione ci sarà solo un assunto, secondo nostri calcoli, ci saranno 400mila posti di lavoro in meno. Per i cittadini significa che, dall’anno prossimo, ci saranno quattro persone in meno a offrire servizi e rispondere ai loro diritti», dice Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica Cgil. Contratto a rischio e non era mai accaduto. C’è stata solo un’eccezione: con la manovra da 90mila miliardi di Amato si "saltò" un triennio contrattuale per il pubblico impiego. Ma, 12 anni fa — replicano i sindacati — il Paese era al collasso. «È chiaro che il sindacato sul contratto non darà liberatorie. Si fa solo se si tutela il potere d’acquisto delle retribuzioni. La richiesta resta, dunque, quella di un incremento dell’8%. Deve essere chiaro: non la faranno franca», dice Rino Tarelli, segretario generale della Funzione pubblica Cisl.

          Il fronte più caldo è quello degli statali ma anche sulla manovra fiscale, il giudizio è durissimo. «La riforma — ha commentato Marigia Maulucci, segretario confederale Cgil — si conferma soltanto come un sostegno ai redditi più elevati e si ribadisce il carattere non progressivo. Quel contributo di solidarietà è una elemosina che non intacca il meccanismo delle tre aliquote». Insomma, niente di buono è in arrivo per i lavoratori. «La manovra del Governo — spiega Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl — è un’accozzaglia di provvedimenti che non avrà effetti positivi nè sui lavoratori, né sui pensionati, né sulle famiglie, né sulle imprese». L’appuntamento è in piazza, un mini-test, dove si conterà chi davvero non crede alla riduzione delle tasse di Silvio Berlusconi.