Così il Pd si vuole mangiare la Cgil

13/07/2007
    venerdì 13 luglio 2007

    Pagina 7CAPITALE & LAVORO

      Così il Pd si vuole mangiare la Cgil

      Tante adesioni, anche in Fiom, al «manifesto del lavoro» scritto da Treu e Damiano. Nasce il Forum che punta a unificare i confederali Possibile sintonia tra il sindacato e il nuovo partito sugli «scalini», ma la partita del futuro si gioca su precari e contratto nazionale. Già diverse categorie accelerano

        Antonio Sciotto

        La marcia per la conquista della Cgil è appena iniziata: il Partito democratico, con Tiziano Treu, ma soprattutto il ministro del lavoro Cesare Damiano (ex Fiom), ha lanciato il Forum nazionale del Lavoro, con un manifesto che ha già incassato le firme di molti big del sindacato, comprese Cisl e Uil. Il fine ultimo appare quello di diluire progressivamente le specificità dei tre confederali per giungere a un sindacato unico, pienamente concertativo e in relazione con il partito. E certo la candidatura di Walter Veltroni a leader, con la sua attraibilità anche a sinistra – persino tra i «mussiani» – aiuta molto. Vediamo dunque come si sta costruendo la marcia del Pd dentro i confederali e come cerca di cambiare geneticamente la Cgil. I temi potrebbero essere molti – e gli stessi «scalini» pensionistici, cui la Cgil non è contraria, sono parte del manifesto Pd – ma qui ci fermeremo su due punti dell’ultimo Congresso Cgil: 1) gli «atipici»: la Cgil è teoricamente a favore dell’unificazione sotto un unico rapporto dipendente, mentre il Pd – come Cisl e Uil – è contrario; 2) il contratto nazionale, con la violazione che si consuma in questi giorni, ad opera di alcune categorie «riformiste», rispetto alle Tesi congressuali.

        Ci sono anche i meccanici
        Intanto vediamo chi ha firmato il manifesto di Treu e Damiano, impegnandosi a lavorare verso l’assemblea nazionale del Forum che si svolgerà a Roma il prossimo 22 settembre. Nella Cgil abbiamo: i segretari confederali Achille Passoni, Nicoletta Rocchi, Mauro Guzzonato, Marigia Maulucci, il presidente dell’Ires Agostino Megale e della Di Vittorio Carlo Ghezzi. Alla presentazione del Forum c’erano anche Pier Paolo Baretta (Cisl), e Paolo Pirani (Uil). Ma ci sono anche dei metalmeccanici: dentro Fim, Fiom e Uilm si è creato un manifesto dei democratici che vedranno la loro costituzione ufficiale domani a Bologna. Un «sindacato unico» trasversale che, dentro la Fiom, tenterà di far virare verso destra la linea del segretario Gianni Rinaldini: abbiamo Carlo Bossi, Fausto Durante, Gianni Ferrante (Fiom); per la Fim Piergiorgio Caprioli, Cosmano Spagnolo, Bruno Vitali.

        I precari? Deciderà il Pd
        Come potrebbero mutare la natura e le scelte della Cgil sui precari? I contratti cococò e cocoprò, ma per estensione anche tutte le forme di «mascheramento» del lavoro dipendente (associato in partecipazione, partita Iva, etc.), la Cgil – nel congresso 2006 – ha scelto di affrontarli con la Tesi 5.1 («Riportare a unità il mondo del lavoro»): «Si deve ridefinire il lavoratore "economicamente dipendente" cui far corrispondere l’equiparazione dei diritti e dei costi». In pratica: chi dipende chiaramente da un datore di lavoro, e non può contrattare i compensi o organizzarsi autonomamente, non dovrà più essere confuso con forme autonome o para-autonome, che mirano a ridurre i costi. Il Pd, nel suo «Manifesto del lavoro», dice al contrario: «Non è realistica la soluzione che propone di superare il problema delle collaborazioni allargando la definizione di lavoro subordinato per ricomprendervi anche le nuove figure di lavoro semi autonomo o economicamente dipendente». Piuttosto, il Pd propone di estendere ai collaboratori «alcune tutele minime». Stare nella Cgil e nel Pd, lottando nello stesso tempo per la parificazione dei precari ai dipendenti e per il mantenimento di una differenziazione, deve portare a una certa «schizofrenia». D’altra parte, seppure resti una rivendicazione teorica della Cgil, il tema non è all’ordine del giorno, come punto concreto, sul tavolo aperto presso il governo. L’intera Cgil lo ha lasciato in secondo piano, «mussiani» e «rifondaroli» compresi. Ci si accontenta dell’aumento dei contributi e degli ammortizzatori sociali.

        Il «grimaldello» dei chimici
        C’è poi il contratto nazionale. Nel documento unitario con Cisl e Uil, del febbraio scorso, la Cgil ha già accettato forme di incentivi per il secondo livello (interpretabili anche come defiscalizzazione). Damiano vuole defiscalizzare pure gli straordinari, ma su questo punto per ora Epifani non ha risposto positivamente. Ma lentamente il contratto nazionale sta perdendo centralità, sia come recupero del potere di acquisto che come tutela universale. Il primo tema della triennalizzazione è partito con i pubblici, seppure in forma sperimentale, ma due giorni fa la Slc ha dato un’accelerata firmando il rinnovo 2007-2009 per le Poste. La Filcem, con Alberto Morselli, ha invece detto sì alle deroghe aziendali al contratto nazionale. Contro la triennalizzazione e le deroghe si sono espressi i segretari della Flai Franco Chiriaco, della Fiom Rinaldini, e Giorgio Cremaschi (Rete 28 aprile). L’accordo sulle dergohe non piace neppure a Lavoro e Società, spiega Paola Agnello Modica. A favore dei chimici, invece, Agostino Megale e Fabrizio Solari (Filt). Allungare la vigenza contrattuale senza una decisione collegiale viola la confederalità. Derogare rappresenta una violazione delle Tesi congressuali, riassunte nel documento conclusivo: «Per la Cgil il secondo livello contrattuale nelle sue articolazioni deve estendersi e riqualificarsi, escludendo qualsiasi funzione derogatoria rispetto ai contratti nazionali». Il manifesto Pd al contrario spinge a «rilanciare un’azione contrattuale capace di riconoscere e valorizzare meriti e competenze professionali collettivi e/o individuali». A questo punto le future scelte della Cgil non dipendono solo da Epifani, ma anche dai «mussiani»: i segretari Paolo Nerozzi, Morena Piccinini, Fulvio Fammoni, Carla Cantone; Carlo Podda (Fp) ed Enrico Panini (Flc). E – non secondari – i territori, le categorie e i delegati.