Così il ministero della Difesa sfrutta gli immigrati

13/10/2004


            mercoledì 13 ottobre 2004

            Una storia di appalti e lavoro precario nella ristorazione e nella gestione dei servizi alberghieri all’interno di cinque edifici dell’Esercito a Firenze
            Così il ministero della Difesa sfrutta gli immigrati

            Marco Bucciantini


            FIRENZE – È la solita storia di lavoro precario nel mondo degli appalti e delle terziarizzazioni, con brutte appendici di ostracismo verso chi mostra coscienza sindacale e con strane pressioni sui lavoratori extracomunitari. Nel limbo dei contratti disattesi e dei Tfr che spariscono sono finiti 35 impiegati nella ristorazione e nella gestione dei servizi alberghieri all’interno di cinque edifici dell’Esercito italiano a Firenze. E alle Forze Armate chiedono chiarezza i rappresentanti di Filcams Cgil e Fisasat Cisl, Fabio Ammavuta e Salvo Carofratello, «preoccupati per il futuro dei lavoratori delle caserme Morandi, Perotti, del circolo Ufficiali, dell’Ispettorato e del complesso alloggiativo di San Jacopo».

            In questa vicenda alcuni contorni sfumano in modo poco chiaro. A metà settembre una ditta di Latina, la Delca Service, ha preso in gestione i servizi alberghieri e di ristorazione in queste strutture, senza però rispettare le procedure contrattuali in caso di cambio di appalto che prevedono un confronto con i sindacati per il mantenimento del personale interessato e dei diritti economici e normativi acquisiti. «Il passaggio del contratto – a tutti i livelli – al nuovo datore, compresi i vantaggi di una contrattazione aziendale precedentemente ottenuta, deve essere automatico», spiega Ammavuta. I 35 lavoratori, tutelati dal contratto nazionale di lavoro del settore, si sono visti invece proporre «contratti part time, a tempo determinato e magari con periodo di prova (già costato il posto a due lavoratori) e per mansioni diverse dal nostro Ccnl… dovevamo correggere le inesattezze a penna, erano fogli prestampati per chissà quali altre situazioni», ricorda Carla, che si è rivolta alla Cgil.


            La ditta di Latina è subentrata nell’appalto al consorzio Iram, in carica appena da aprile. «Ogni volta che si cambia gestore ci vogliono mesi per avere quanto ci spetta, dal Tfr alle ultime mensilità. Il consorzio Iram deve ancora pagarci i mesi di luglio e agosto», ammette Carla. E Laura, collega rumena, ha cambiato datore quattro volte in un anno, «e devo avere qualcosa da tutti, chi la liquidazione, chi la mensilità». Il contratto di Delca Service scade a fine anno, quando tutto si ripeterà, dalla gara al nuovo vincitore. Inerzia che si può interrompere – insistono i sindacati – «solo con un impegno da parte dell’Esercito». Che non ci sente: «Se devono organizzare una cena importante si fanno vivi, sono carini. Se bisogna parlare dei problemi di lavoro ci ignorano», dicono i dipendenti delle caserme.


            Ma succede di peggio: dopo l’ennesimo cambio di datore, il 22 settembre i lavoratori scioperarono. «Un ufficiale mi chiamò al cellulare per riferirmi cose sgradevoli», ricorda il sindacalista della Cgil. Dalle minacce alla realtà: Carla, la ragazza coscienziosa che si è rivolta ai sindacati, è stata vittima di un trasferimento immotivato dall’ispettorato di Santa Caterina alla caserma di Coverciano, «solo che là facevo la barista e dove sono ora pulisco i cessi», rivela lei. E non si può fare, non è una mansione prevista nel contratto di lavoro del settore turistico alberghiero.


            E l’Esercito dovrebbe chiarire anche l’abuso di contratti ridicoli, «scritti su fogli improponibili, firmati e mai più messi a disposizione dei dipendenti, nemmeno se espressamente richiesti». Lavoratori con l’acqua alla gola, come i dieci dipendenti extracomunitari: «Dai, firma subito che scade il permesso di soggiorno». «La mia amica russa – fa Laura – è assunta sulla parola, un mese di prova, senza foglio, come aiuto barista, ma che qualifica è?». Sono le mansioni ai tempi della Bossi Fini.