Così il lavoro torna al «centro»

10/04/2003



                Giovedí 10 Aprile 2003
                DEVOLUTION


                Così il lavoro torna al «centro»

                Devolution – Eliminati i rischi di conflitto con le Regioni – Buttiglione: molto positivo l’accordo nella maggioranza


                ROMA – La legislazione del lavoro diventa appannaggio dello Stato. Si supera così ogni equivoco rispetto alla formulazione "concorrente" prevista dal federalismo prima maniera. È questa una delle novità più rilevanti introdotte dalla riforma del Titolo V che il Consiglio dei ministri varerà domani. Federalismo e lavoro. La voce «tutela e sicurezza del lavoro» era stata infatti attribuita dal Centro-sinistra (nell’ambito della riforma approvata nel 2001) alla competenza concorrente Stato-Regioni. In particolare, l’Ulivo aveva riservato alle istituzioni centrali la legislazione in merito all’ordinamento civile del lavoro, affidando tutti gli altri aspetti alla potestà normativa degli enti teritoriali. Un confine che sin dall’inizio era apparso assai rarefatto e aveva destato dubbi sulla sua precisa individuazione. Tanto che lo stesso schieramento di opposizione aveva fatto autocritica. «Il testo è quanto mai criptico» erano stati costretti ad ammettere Tiziano Treu, Franco Bassanini e Giuliano Amato nel Libro bianco su lavoro e federalismo sfornato dal centro studi per le riforme Astrid. E subito era stato paventato l’effetto nefasto dei ricorsi alla Consulta, chiamata a dirimere i contrasti tra potere centrale e periferico. Perplessità su questo assetto, definito nell’articolo 117 della Costituzione, aveva espresso anche Marco Biagi. «Coniugare l’indicazione che comprende tutela e sicurezza del lavoro, professioni, ma anche previdenza complementare e integrativa affidate alla potestà legislativa concorrente delle Regioni, con la nozione di ordinamento civile riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato – scriveva il giuslavorista ucciso dalle Br – non è facile». Ora, la «riforma bis» messa a punto dal Centro-destra tenta di correggere il tiro. E, volutamente, non lascia traccia di materie riconducibili al Welfare tra le competenze regionali. Vengono al contrario inserite nel perimetro della potestà esclusiva statale le «norme generali sulla tutela del lavoro e sulla previdenza». Materie separate. La relazione con la quale domani il ministro La Loggia presenterà il nuovo testo del Titolo V parla di una legislazione «ripartita» secondo il modello «esistente in altri Paesi federali» e cita espressamente l’esempio del Canada. Viene «una volta per tutte» tagliato «il nodo della legislazione concorrente», si legge nell’ampia presentazione del Ddl costituzionale. Le materie sono state quindi ripartite rigidamente tra Stato e Regioni e, «ladovve una separazione netta non è stata ritenuta praticabile», si è attribuita allo Stato la parte di rilievo ordinamentale e alle Regioni quella di dimensione regionale o locale. È il caso dell’industria, i cui profili legati al territorio vengono demandati agli Enti regionali, lasciando allo Stato il compito di dettare le norme generali sulle Attività produttive. Con questi interventi abbiamo «puntellato l’edificio» relaziona il ministro degli Affari regionali. Poi elenca le «materie dimenticate», che il provvedimento ha ripescato e suddiviso fra i due elenchi. Tra queste: le opere pubbliche, la sicurezza della circolazione e della navigazione, la protezione dei confini nazionali, i censimenti generali e gli spettacoli. Le richieste della Lega. Considerata conclusa la partita del Titolo V, che comprende la competenza esclusiva delle Regioni in materia di sanità, istruzione e polizia locale secondo il testo della devolution, il leader della Lega Umberto Bossi torna alla carica con nuove sollecitazioni. «Bisogna andare avanti con la riforma della Corte costituzionale, l’organo che dovrá decidere se le leggi regionali rispettino l’interesse nazionale – ha chiarito ieri -. Questa riforma è ferma al Consiglio dei ministri e deve ripartire nel senso di una regionalizzazione». Chi invece si ritiene assai soddisfatto della riforma che sta per essere varata è la componente centrista della maggioranza. Parlando di accordo «molto positivo», il ministro Udc Rocco Buttiglione spiega: «La devoluzione fa un grande passo in avanti, si generalizza: le Regioni passano dall’avere tre materie di competenza esclusiva ad averne tantissime. Mentre si generalizza il sistema federale viene anche riaffermato con energia il limite dell’interesse nazionale». MARIOLINA SESTO