Così il carovita mangia i salari

03/06/2003

     
     sabato 31 maggio 2003
    Pagina 12 – Economia
     
     
    STIPENDI E PREZZI
    L´Istat corregge, a maggio l´inflazione sale al 2,7%
    Così il carovita mangia i salari consumi sempre più poveri
            Effetto euro e rincari di stagione, al supermercato si spende il 24% in più
            Sono ferme le buste paga: uguali al 2001 gli stipendi di operai e insegnanti
            L´istituto di statistica: tra il 1993 e il 2002 il potere d´acquisto italiano si è ridotto del 3,4%, mentre nel resto d´Europa è cresciuto del 6,8%
            Le famiglie costrette a stringere la cinghia: si rinuncia prima all´abbigliamento, poi al cinema, infine a viaggi e telefonate

            LUCIO CILLIS
            LUISA GRION

            ROMA – La sensazione di sentirsi più poveri era netta. Nel dubbio si tagliavano spese un po´ superflue, si faceva più attenzione a cosa mettere nel carrello. Chi rinunciava alle primizie e chi invece ipotizzava di non potersi più permettere l´automobile: in un modo o nell´altro, con prudenza, si cominciava a stringere la cinghia.
            Ora però anche i numeri confermano che la la «sensazione» era realtà: la forbice fra stipendi e prezzi si è allargata, il potere d´acquisto significativamente, non si vedono segnali di una inversione di tendenza. L´Istat ieri ha fatto sapere che l´inflazione di maggio è rimasta bloccata al livello di aprile (2,7 per cento non 2,6 come suggerivano i rilevamenti dalle città campione); l´Isae ha fatto notare che quanto a prezzi si va allargando il gap italiano nei confronti dell´Europa: la rigidità dei listini, confessa l´istituto, è «preoccupante». Numeri, non sensazioni, e i consumi si bloccano. La Confcommercio ha fatto la lista delle rinunce: quando deve tagliare la famiglia lo fa partendo dall´abbigliamento e dagli accessori, poi passa alle spese per il tempo libero o ai piccoli «sfizi»….tutto pur di non toccare le spese per la casa o la salute considerate il più possibile intoccabili. Ma listini in ascesa e capacità si spesa in calo stanno modificando le abitudini più consolidate.
            Prezzi in salita. Se il potere di acquisto scende vertiginosamente (secondo l´Istat fino a meno 3,4% tra il 1993 e il 2002 contro un dato positivo del 6,8% nel resto d´Europa) la colpa è anche dei prezzi in salita. Una crescita inarrestabile che a partire dall´introduzione dell´euro, un anno e mezzo fa, ha messo sotto pressione i bilanci delle famiglie. Prendendo come riferimento un paniere di prodotti e confrontandone i prezzi emergono aumenti incontestabili: nel gennaio 2002 per riempire un piccolo carrello di alimentari con 2 chili di arance, uno di pomodori freschi, un chilo di mele e 3 di patate, 6 bottiglie d´acqua minerale, due confezioni da mezzo chilo di spaghetti, un pacco di farina e uno di zucchero, servivano 11,51 euro. A fine maggio 2003 lo stesso paniere di alimentari costa 14,52 euro con un incremento del 26,17%. Ma colpisce anche la tendenza delle fasce più deboli dei cittadini, come pensionati al minimo o famiglie monoreddito, a ridurre il numero dei prodotti acquistati con lo stesso "budget" di spesa: volendo sborsare oggi gli 11,51 euro del 2002 per tutto il carrello, bisognerà rinunciare al chilo di spaghetti, al pacco di farina e a quello di zucchero. Sono forti anche le tensioni sui prezzi e tariffe, dal biglietto del cinema alla polizza Rc auto (oggetto, a partire da oggi di un nuovo monitoraggio dell´Isvap sui listini in vigore dalla prossima estate). In questo caso l´inflazione misurata è pari a +13,8% in 18 mesi. La benzina verde, tra il gennaio 2002 e ieri è riuscita a rosicchiare quasi il 4% di aumento. Rialzi da record per la Rc auto (più 11,6% solo nel 2002), per l´affitto mensile medio di un bilocale, passato da 807 a 882 euro (+8,5%), per un viaggio in taxi (+10,6%), per l´ingresso al cinema (+12,90%) e per un pacchetto di sigarette (+10%).
            Redditi e spesa. A tale fioritura di prezzi non è corrisposto lo sbocciare dei salari. Ci sono stati degli arrotondamenti, certo, e altri ne arriveranno. Ma gli aumenti in busta paga non coprono quelli sugli scaffali e il potere d´acquisto si assottiglia sempre più. E´ stato così per tutti: operai e insegnanti sulla carta hanno incassato ritocchi in busta paga che però devono ancora arrivare. Al momento la loro busta paga è ferma ai livelli del 2001. Stessa cosa per i medici che di contratto devono ancora iniziare a parlare, tanto che la categoria ha già fissato uno sciopero in calendario per il 4 giugno. E´ andata meglio ai bancari, che qualcosa hanno recuperato. Ma il loro 4,5 per cento di aumento svanisce come neve al sole rispetto ai rincari di un mini paniere che tiene conto delle uscite più comuni. E l´Istat conferma: il mese scorso le retribuzioni sono aumentate (rispetto all´aprile 2002) dell´1,7 per cento. I prezzi, appunto, del 2,7.

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                    L´INSEGNANTE
                    Salvino Amico è professore di Italiano al Liceo Benedetto Croce di Palermo

                    "Con certe buste paga meglio non fare figli"

                    il passato Dieci anni fa era meglio: potevamo permetterci più vacanze e le serate al ristorante
                    SALVO INTRAVAIA


                    PALERMO – Sbarcare il lunario oggi è difficile anche per gli insegnanti. Occorre controllare minuziosamente tutte le spese e gli svaghi sono sempre più rari. Ecco la vita di una famiglia palermitana monoreddito secondo la testimonianza diretta di chi deve fare i conti tutti i giorni con la pigione (o in alternativa il mutuo della casa), la spesa al supermercato e le bollette da pagare. Salvino Amico insegna Italiano e Latino nel liceo scientifico Benedetto Croce di Palermo, ha 40 anni ed è sposato da sette, la moglie è casalinga. Un figlio potrebbe arrivare da un momento all´altro. «Sarebbe bello diventare padre – dice Amico – ma la situazione del bilancio familiare si complicherebbe maledettamente. Oggi per un figlio, in relazione all´età, occorrono da 200 a 400 euro al mese. La spesa la facciamo al supermercato, ma ci siamo accorti che con l´euro i prezzi di frutta, verdure e abbigliamento sono saliti alle stelle. Per non parlare delle bollette di luce, gas e acqua che incidono notevolmente sul bilancio familiare».
                    Chi si è imbarcato nell´avventura dell´acquisto della casa e paga il mutuo, le vacanze, secondo quanto riferisce il nostro insegnante, se le può dimenticare. Stessa cosa per cinema e teatri, che diventano sempre più rari. «Dieci anni fa, quando sono entrato di ruolo, si stava decisamente meglio. Ci si poteva permettere qualche week-end in più e si riusciva a cenare fuori più spesso. Oggi, arrivare alla fine del mese è diventato difficile e di risparmiare non si parla neppure». Salvino Amico ha iniziato la sua carriera scolastica dodici anni fa in una scuola privata. «Da allora la retribuzione si può dire che non sia quasi variata». Lo scorso mese di marzo, il Sistema statistico nazionale ha divulgato per conto del ministero dell´Istruzione la pubblicazione dal titolo "Le retribuzioni del personale insegnante: 1993-2001". Fatto 100 lo stipendio lordo del ’93, oggi la retribuzione, al netto dell´inflazione calcolata dall´Istat, per un insegnante di scuola superiore con anzianità di servizio di 15 anni è di poco superiore a quella di nove anni fa, per essere addirittura al di sotto per un docente a fine carriera.
                    Dopo quasi un anno e mezzo di ritardo si parla del nuovo contratto della scuola. Nelle tasche dei docenti potrebbero arrivare ad agosto circa mille euro in più di arretrati e questo per molti significherebbe la possibilità di programmare una vacanza. Che cosa si aspettano da questo contratto gli insegnanti? Per la verità sembrano abbastanza rassegnati. «Speriamo che gli aumenti contribuiscano a rendere meno pesanti le bollette da pagare», dice il docente dello scientifico Benedetto Croce, in pieno centro storico a Palermo.

                    L´OPERAIO
                    Rocco Barbaro, metalmeccanico alla Candy di Bergamo

                    "Aumenti da fame e l´euro ci massacra"
                            il contratto Col nuovo contratto ritocchi minimi: e l´ultimo arriva solo a fine 2004
                            GIULIANA UBBIALI


                            BERGAMO – «Sta arrivando l´aumento in busta paga per noi metalmeccanici, ma le dico subito che 90 euro in più in due anni non bastano neanche a coprire l´inflazione». Ne è convinto Rocco Barbaro, 43 anni, da 20 operaio alla «Donora» elettrodomestici di Cortenuova (Bergamo), una società del gruppo Candy. Fim e Uilm che associano i metalmeccanici di Cisl e Uil hanno firmato quell´accordo. La Fiom della Cgil ha detto no.
                            Novanta euro in più non bastano?
                            «Sì, ma saranno scadenzati: 45 a luglio, altri 24 entro la fine del 2003 e l´ultima tranche, di 21 euro, solo nel dicembre 2004».
                            Che cosa significa questo?
                            «Semplice, il potere d´acquisto non si recupera proprio perché gli ultimi 21 euro si riceveranno solo alla fine. Nella sostanza, quindi, l´aumento reale dello stipendio nei due anni, cioè quello di cui le famiglie beneficeranno, non sarà di 90 euro, ma di 69».
                            Questo quanto incide sulla vita di un operaio medio come lei?
                            «Incide molto. Già non si percepisce uno stipendio alto, così si continuerà a perdere potere d´acquisto. Le spese sono molte. Per esempio, un operaio di 4° livello come me, con un contratto di assunzione a tempo indeterminato e con un minimo di anzianità di 10 anni, percepisce da 1.800.000 a 2.000.000 delle vecchie lire».
                            Quali sono le principali difficoltà?
                            «La vita quotidiana. Già con l´introduzione dell´euro ci si accorge che tutti i giorni fare la spesa è un costo in più. Niente lussi, come prima, ma adesso con due figli, uno di 9 e uno di 13 anni, le spese sono aumentate tutte: i libri per la scuola, l´affitto, il riscaldamento, luce e gas da pagare è piuttosto dura».
                            Lei è anche rappresentante sindacale, della Fiom, che non ha firmato il contratto. Perché?
                            «Secondo noi il contratto nazionale dovrebbe tutelare di più i metalmeccanici. Avevamo chiesto un aumento di 135 euro, comprensivi anche dell´andamento di settore».
                            Nell´azienda in cui lavora com´è la situazione?
                            «Noi operai siamo in tutto 551, la maggior parte aderisce a Fiom. La partecipazione agli scioperi è stata alta. Adesso siamo in stato di agitazione e attendiamo che cosa si deciderà il 3 giugno e quali saranno le nuove direttive».
                            Iniziative sindacali a parte, quale è la percezione della situazione in fabbrica, fra i suoi colleghi?
                            «Ciascuno è libero di aderire o meno alle iniziative dei propri sindacati. Noi cerchiamo di portare avanti le nostre idee con volantini e riunioni. Per il resto l´aria che tira è brutta. Sono tutti scontenti».