Così Epifani ha superato le perplessità di Pezzotta

28/10/2004

              giovedì 28 ottobre 2004

              RETROSCENA

              Così Epifani ha superato le perplessità di Pezzotta

              Enrico Marro

              ROMA – Alla fine, passetto dopo passetto, la linea del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha prevalso. Lo sciopero generale si fa. Si fa entro novembre. Si fa senza aspettare che il governo completi la Finanziaria con i provvedimenti sulle tasse e sulla competitività. E si fa senza neppure attendere eventuali incontri con lo stesso governo. Che neppure vengono chiesti, come invece aveva assicurato il leader della Cisl, Savino Pezzotta. Nel testo del documento diffuso ieri da Cgil, Cisl e Uil, diversamente da quanto trapelato nei giorni scorsi, non c’è alcuna richiesta di incontro al governo. E nei commenti dei dirigenti di Cisl e Uil si può leggere un certo imbarazzo su questo punto. Pierpaolo Baretta (Cisl) si rammarica perché il governo «non ha voluto cogliere l’opportunità di un confronto». L’esecutivo, continua, «non ha infatti convocato i tavoli promessi, costringendo il movimento sindacale a una risposta di mobilitazione». E Adriano Musi (Uil) aggiunge: «Purtroppo, stante l’assoluta insensibilità del governo nell’ascoltare le parti sociali, l’unica strada resta quella di far sentire la voce dei lavoratori e dei pensionati».

              Insomma, davanti all’inerzia di Palazzo Chigi e del ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, che non è andato oltre un recente incontro riservato e infruttuoso con Epifani, Pezzotta e Angeletti, a Cisl e Uil non è restato che accodarsi alla Cgil che, già da un mese, aveva lanciato, con l’avanguardia della Fiom (metalmeccanici), la parola d’ordine dello sciopero generale. È chiaro che se nelle scorse settimane dal governo fosse arrivata una convocazione, Pezzotta e Angeletti avrebbero potuto far valere la loro posizione: prima si tratta e poi si decide. Ma in mancanza di ciò è scattata anche la rabbia per un governo che, come più volte ha osservato il leader della Cisl, «non mostra riguardo per il sindacato». E allora tutti in piazza.


              Certo, solo per quattro ore, senza una manifestazione nazionale e con l’accompagnamento di un documento che non si limita a contestare la Finanziaria, ma propone una ricetta alternativa. Tutti elementi che Cisl e Uil hanno voluto per dare una veste il più possibile sindacale allo sciopero. Ma si tratta di fattori accessori, che, agli occhi della Cgil, non cambiano la sostanza.

              Che per il sindacato di Epifani è la seguente: Cisl e Uil hanno ormai preso atto che l’investimento fatto su questo governo attraverso il Patto per l’Italia del luglio 2002 e la frattura con la Cgil non hanno pagato. Le due confederazioni «moderate» non hanno ottenuto nulla in cambio dal governo: né attenzione né misure concrete, a partire dall’aumento dell’indennità di disoccupazione. E ora anche l’ultimo tentativo di interloquire è fallito mentre tutto intorno il quadro è cambiato: dal governo indebolito dalle prove elettorali alla Confindustria dialogante di Luca di Montezemolo.

              Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, assiste a questa quasi involontaria unità sindacale senza troppo preoccuparsi. Ma giocherà le prossime carte per impedire che questo fronte si saldi con quello imprenditoriale. E senza andare troppo per il sottile. Così ieri Maroni è andato a colazione da Montezemolo.

              Ha detto di condividere le richieste della Confindustria sull’Irap. Ma ha aggiunto che si è parlato anche di Fiat, della quale lo stesso Montezemolo è presidente. Al ministero sottolineano la preoccupazione per la tenuta dell’occupazione, osservano che in numerosi stabilimenti c’è la cassa integrazione e che in alcuni (Powertrain, Sata) non è stato raggiunto l’accordo sindacale necessario. Per cui, concludono, «si dovrà verificare se esistano i presupposti formali per autorizzare la cassa».

              La manovra da 24 miliardi del governo è «inadatta, sbagliata e iniqua». E’ il giudizio di Cgil, Cisl e Uil in vista della decisione sullo sciopero generale contro la Finanziaria previsto per il 30 novembre. La proposta dei sindacati, se il governo dispone di sei miliardi da destinare alla riduzione del prelievo fiscale, è di concentrare gli sgravi sui lavoratori dipendenti e sui pensionati.

              La legge di bilancio per il 2005 dovrebbe ridurre il deficit di 24 miliardi rispetto al livello previsto a legislazione costante. Di questi, secondo il Tesoro, due terzi saranno prodotti da misure permanenti e un terzo da misure una tantum. L’obiettivo principale della Finanziaria è il contenimento del deficit al di sotto del 3% del prodotto interno lordo. L’Ue non vede però spazi per tagli alle tasse.