Così Cgil, Cisl e Uil ritrovarono l’unità perduta

12/07/2001






IL RETROSCENA

Così Cgil, Cisl e Uil ritrovarono l’unità perduta

      ROMA – Era cominciata bene, con il premier Silvio Berlusconi al solito prodigo di battute e di complimenti. E’ finita con i tre leader sindacali prima storditi e poi sempre più rabbiosi, man mano scorrevano le immagini della diretta tv di Giulio Tremonti, con tanto di grafici e tabelle fino a un minuto prima tenuti nascosti. «Ecco dov’era finito Tremonti», commentano a mezza voce Sergio Cofferati, leader della Cgil e Savino Pezzotta, segretario della Cisl, mentre nella sala stampa di Palazzo Chigi altri sindacalisti pronunciano commenti irriferibili. «Ci aveva detto che era in ritardo perché doveva finire i calcoli con la Banca d’Italia e la Corte dei conti». Invece il ministro era con il Tg1. Una scena analoga a quella dell’ora di pranzo, con tutti i ministri in attesa di dati, cifre e tabelle, ma che Tremonti ha preferito mantenere riservati, irritando diversi colleghi di governo. I ministri, esattamente come i leader sindacali, capiranno tutto solo all’ora di cena, davanti alla televisione. Berlusconi, però, nell’incontro con Cofferati, Pezzotta e Angeletti, cercava di impostare un confronto a largo raggio, accennando alle dimensioni del «buco» e chiedendo ancora un po’ di tempo per i dettagli. Il premier poi tentava di sottrarsi all’inevitabile assedio dei sindacalisti ricorrendo a una barzelletta e a una battuta. La barzelletta (ormai è una specie di rito) è questa: «Quando si parla di spesa corrente, mi viene in mente mia madre che quando qualcuno diceva: qui si spende troppo, rispondeva: comincia a spegnere la corrente». La battuta: «Lo so che quando si parla di tagli voi sindacalisti pensate a pensioni e sanità. Ma lo faccio anch’io: il ’94 docet». Come dire: non preoccupatevi, ho imparato la lezione, non voglio scontrarmi un’altra volta con voi, com’era successo all’epoca del mio primo governo, quando milioni di persone sono scesi in piazza a contestare la riforma della previdenza. Peccato che il premier non abbia visto le facce dei tre leader, nel cortile di Palazzo Chigi, subito dopo il tg. Forse da mesi i tre non si erano sentiti così uniti: «Ci hanno preso in giro. Ci hanno fatto fare una figuraccia davanti a tutti. Tremonti che ci viene a dire che "non poteva dare la notizia a mercati aperti". Ma con chi crede di parlare? Le quotazioni della Borsa vanno avanti fino alle due di notte. Già che c’era poteva fare l’intervista alle tre di mattino». Rabbia, imprecazioni. A nulla serva la corsa del ministro Tremonti per andare «a scusarsi personalmente» con i tre segretari.
      Più tardi Cofferati, Pezzotta e Angeletti si risentono per tentare un’analisi più a freddo. Sui numeri, innanzitutto: «Quei 60 mila miliardi di buco sono gonfiati, se fosse vero l’Europa ci caccerebbe a calci. E’ una cifra equivalente ai due terzi della manovra che fece Giuliano Amato nel 1992, quando eravamo al collasso, a un passo dalla bancarotta. Che ci vengono a raccontare?». E a quel punto uno dei tre leader avanza un sospetto: «Ho l’impressione che stiano preparando i margini per recuperare i soldi, che non hanno, per lanciare il piano delle infrastrutture e per pagarsi la Tremonti (la legge che incentiva le aziende a reinvestire gli utili
      n.d.r. ) ». C’è spazio anche per una considerazione politica: «E’ chiaro, vogliono scaricare tutte le colpe su quelli di prima, drammatizzano i dati e poi si fanno belli dicendo che non hanno tagliato le spese, nonostante il buco del bilancio». Conclusione: «Oggi ci hanno preso di sorpresa, ma lunedì prossimo tocca a noi».
Giuseppe Sarcina


Economia