Cosenza. Il balletto delle cifre

08/07/2002






Cosenza, sabato 6 luglio 2002
Dati discordanti sulle adesioni allo sciopero generale della Cgil
Il balletto delle cifre

Cinquecento persone al sit in davanti all’Assindustria

Franco Rosito «No alla trattativa con il trucco e ad accordi che mirano a colpire la dignità delle persone. Sì alla difesa dei diritti. Chiamiamo tutti i lavoratori alla mobilitazione a sostegno di una battaglia che è per i diritti di tutti, la partita è tutt’altro che chiusa, è essenziale respingere l’attacco all’art. 18 e alla previdenza». Questi gli slogan pronunciati ieri mattina dai dirigenti della Cgil cosentina nel corso della manifestazione organizzata nella nostra città in occasione dello sciopero generale. Circa 500 persone hanno partecipato al sit-in davanti all’Assindustria. «Era quanto ci aspettavamo», ha detto il segretario generale Massimo Covello, «considerato il frazionamento delle manifestazioni». «Un fallimento», replicano i responsabili locali di Cisl e Uil. Sul palco di via Tocci sono saliti dirigenti locali della Cgil (Franco Spingola, Franco Bozzo, Vladimiro Sacco, Luigi Scarnati). In mezzo ai lavoratori delle varie categorie c’erano anche il segretario provinciale del sindacato lavoratori di polizia per la Cgil Vittorio Capodacqua. «L’unico rammarico è di aderire a questa manifestazione senza poter scioperare», ha precisato Capodacqua a nome di altri colleghi iscritti al Silp Cgil, «a tutt’oggi, infatti, nonostante la Polizia di Stato sia stata smilitarizzata dal 1981, ancora non ci è concesso di esercitare questo diritto». L’intervento finale è stato affidato al segretario generale della Filcams nazionale Ivano Corraini. «I lavoratori della Cgil oggi sono in lotta consapevoli che in gioco c’è una posta molto alta: difendere i diritti conquistati da tanto tempo. Ma quello che va detto – ha sostenuto Corraini – è che non è in gioco solo l’art. 18, il diritto al reintegro per il lavoratore licenziato ingiustamente. È in gioco anche la legge sugli appalti, che si vuole cancellare, tra l’altro legalizzando in questo modo le forme di caporalato. È in gioco quella legge che disciplina il trasferimento del ramo d’azienda. Si vuole togliere il vincolo funzionale, il che vuol dire che anche un’impresa potrebbe cedere pezzi di se stessa, magari con meno di 15 dipendenti. È in gioco anche la sopravvivenza del contratto nazionale di lavoro perché se si legalizza e si rende legittimi i contratti individuali, in deroga, più bassi di quello nazionale, quest’ultimo perderà di peso, di valore. Ma oggi diciamo ai lavoratori – ha proseguito il segretario nazionale della Filcams Cgil – che la nostra iniziativa andrà avanti fino a settembre perché si tratta di difendere molta parte dello stato sociale messo in discussione. I conti non tornano al ministro Tremonti. Per ripianare il deficit si interverrà su previdenza e sanità. Già si pensa di ridurre di qualche punto la contribuzione dei nuovi assunti. E forse questo non sarà sufficiente. Si sta affermando un’idea che noi respingiamo – ha sottolineato Corraini – un attacco ai diritti che tende a trasformare in privilegi quelli che invece sono diritti. Va prendendo piede un’idea di divisione». Corraini ha spiegato i motivi della sua presenza nella nostra città e non altrove. «Cosenza – ha detto – è una città terziaria. Commercio, servizi, turismo. Settori molto precari sul piano di regole, diritti, contratti». Il segretario generale della Cgil cosentina Massimo Covello ha concluso la manifestazione di Camigliatello Silano a cui secondo i dati forniti dalla Camera del Lavoro hanno partecipato circa 2 mila persone. «C’è stata una straordinaria partecipazione di operai forestali dei comuni delle aree interne, dei lavoratori agricoli, dei Centri sperimentali dell’Arssa, dei lavoratori dell’Enel e di decine di pensionati nonché dei precari del Fondo sollievi, Lsu ed ex progetti Noc», ha detto Covello, «a nome delle istituzioni locali è intervenuto il sindaco di Spezzano Sila Pietro Lecce. Ed erano presenti inoltre l’assessore provinciale all’Ambiente Aurelio Morrone, l’on. Mario Oliverio nonché delegazioni di altri Comuni. Al di là del balletto dei numeri, ciò dimostra che le parole d’ordine che la Cgil ha lanciato sono state condivise. Siamo ampiamente soddisfatti e fiduciosi che nella lotta, che proseguirà, tanti altri lavoratori, sosteranno le iniziative della Cgil».