«Corto circuito politico e istituzionale»

10/07/2003



   



10 Luglio 2003
«Corto circuito politico e istituzionale»
La Cgil prende posizione sulla situazione italiana e la proietta in Europa. Epifani: «il nesso è inscindibile»

CARLA CASALINI


«Un corto circuito politico istituzionale»: questo minacciano la divisione, lo sfilacciamento crescente nel governo, la «lacerazione pesante» nelle istituzioni. Quadro allarmante, quello italiano, e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, lo delinea con preoccupazione: «su tutte le questioni di merito noi abbiamo le nostre posizioni», ma il momento delicato di scadenza del Documento di programmazione economica e della legge finanziaria, nel contesto del semestre di presidenza europea, non può che produrre forte inquietudine. In Europa, sottolinea Epifani, dopo le cosiddette gaffes istituzionali «le vicende di queste ore non potranno che rafforzarenei paesi membri l’idea di un governo italiano privo di una linea e di una sua credibilità». Non si possono più leggere – come ancher la Cgil faceva nel passato – le vicende europee staccate da quelle italiane, perché ne sono insieme «proiezione, e premessa», spiega il segretario nella conferenza stampa convocata su questo intreccio ineludibile, dove annuncia il passaggio di Antonio Panzeri dalla Camera del lavoro di Milano al Segretariato per l’Europa di corso Italia.

Se infatti, rileva Epifani, nel quadro nazionale risaltano l’assenza «ancora a metà luglio» di una data di presentazione del Dpef, e il copioso «campionario di attacchi ripetuti, insensati allo stato sociale di queste ultime settimane», in un paese «a rischio di declino», tutto ciò ha riflessi nella politica dell’Europa, anch’essa in affanno sullo scenario globale. E parlano in entrambi gli scenari le «priorità della Cgil» riguardo alla politica europea.

Parlano di quel «modello sociale europeo» da inverare «con una valorizzazione attiva, non passiva del welfare, che per noi è non freno, bensì motore di sviluppo»; della precarietà crescente del lavoro, con l’insicurezza crescente di milioni di donne e uomini, di cui l’Italia è laboratorio negativo ma che procede in tutt’Europa; dell’immigrazione cui non soddisfano le conclusioni del vertice di Salonicco, giacché mancano i nodi dell’accoglienza, «e del diritto d’asilo». Il conflitto con altri «modelli», è evidentemente inaggirabile sul terreno europeo (così come lo è su quello nazionale, a partire dalle pensioni).

Le «priorità» della Cgil perciò sul piano istituzionale si condensano nella critica della Convenzione europea quanto alla rilevanza dei «diritti» nel trattato costituzionale che si va a stringere a fine anno. Noi, dice Epifani, assieme agli altri sindacati europei nella Ces, siamo riusciti a fare inserire la Carta dei diritti di Nizza nella Convenzione. E però, la decisione finale «è stata che questi diritti non siano `giustiziabili’, esigibili né in sede europea, né nazionale». Perciò «la nostra battaglia continua, perché questi diritti non restino pura enunciazione di principi, valori».

Il conflitto tra «modelli» si proietta sulla stessa configurazione politica europea: per la Cgil soluzione necessaria è quella di «un’Europa soggetto politico forte», non invece il modello di «somma di governi». E per fondate ragioni, chiarisce Titti Di Salvo responsabile della politica internazionale nella segreteria di corso Italia: ragioni che la guerra in Iraq «ha non creato, ma rivelato con chiarezza».

E queste ragioni riguardano «la fragilità delle istituzioni sovranazionali» e «la tentazione dell’amministrazione Bush di rispondere alla fragilità riproponendo poteri forti al governo del mondo», in luogo di una politica ancorata a un «dialogo multilaterale», un «governo multipolare». Alla rottura, al disordine internazionale nella globalizzazione, l’alternativa pone la necessità di costruire un nuovo ordine mondiale.

L’Europa che sia un «soggetto vero, con un profilo forte politico e istituzionale», può giocare un ruolo decisivo, sottolinea Di Salvo, segnalando che non per caso l’amministrazione Usa si mostra assai poco interessata all’«integrazione europea», e il governo Berlusconi «si è sbilanciato proprio nella medesima direzione». Il conflitto, per la Cgil, è sul «modello», sullo «spazio sociale», cui dia misura la «qualità della vita», di un’Europa come attore della politica, e della pace – «intesa appunto non solo come valore ma come strategia politica».