“Corteo Fiom a rischio incidenti” bufera sull´allarme di Maroni

15/10/2010


ROMA – Prima mette nel mirino la presenza dei centri sociali. Poi lancia l´allarme: la manifestazione della Fiom di domani è a rischio scontri. Gli incidenti potrebbero essere causati da «gruppetti di infiltrati», anche in arrivo dall´estero, pronti a staccarsi dal corteo e fare danni. Così il ministro dell´Interno, Roberto Maroni, fa scoppiare la bufera sui due cortei che domani attraverseranno Roma diretti a piazza San Giovanni in sostegno dei diritti e del lavoro. Di fronte a lui, nello studio di Porta a Porta, siede Walter Veltroni, che subito chiede all´esponente leghista di evitare «un clima mediatico che accresca la tensione» alla vigilia della manifestazione che, nelle aspettative degli organizzatori, dovrà essere la più grande dei metalmeccanici con 700 mila partecipanti. Quella sulla sicurezza è una polemica deflagrata ieri ma che serpeggia già da mercoledì, quando i servizi hanno lanciato l´allarme infiltrazioni di fronte al Copasir. D´altra parte prima che parlasse Maroni anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, aveva auspicato che la piazza «voglia essere pacifica». E tra i partecipanti al corteo spuntano nomi noti alle cronache delle ultime settimane, centri sociali e movimenti antagonisti in arrivo da tutta Italia come "Action diritti in movimento", gruppo protagonista del lancio di uova e fumogeni contro la sede nazionale della Cisl. Così come "Askatasuna", il centro sociale di Torino frequentato dalla giovane che lanciò il fumogeno contro Raffaele Bonanni. Oppure il centro sociale "Pedro", protagonista mercoledì dell´irruzione nella sede di Confindustria di Padova.
Ma la Fiom non ci sta, come dimostra la durezza delle parole di Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale: «Non ci risulta alcun rischio di scontri, Maroni sta provocando perché un ministro non fa una dichiarazione così poco seria: se sa qualcosa è suo dovere riferirle agli organizzatori, altrimenti taccia». Reagisce anche la Cgil, che da giorni ha preteso dalle tutte blu la garanzia della sicurezza. Epifani dice di trovare «un po´ strano» che Maroni lanci un allarme «senza parlare con gli organizzatori: se si fa così il sospetto è che si lavi le mani rispetto ai rischi». La nostra intenzione – ha aggiunto il segretario Cgil – «è di fare una manifestazione grande, pacifica e non violenta e tutti devono concorrere a questa riuscita, anche il governo». Il suo numero due e prossimo successore, Susanna Camusso, dice a Maroni: «Se ha delle informazioni faccia il suo lavoro».
A insorgere è la parte dell´opposizione che sfilerà con i metalmeccanici: «Invece di creare allarmismi, il ministro garantisca la piena sicurezza della manifestazione», dice il leader dell´Idv Antonio Di Pietro. Maroni «fa terrorismo psicologico», afferma il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero che, come Nerozzi e Vita del Pd, chiede alla Rai di garantire la diretta della manifestazione. Interviene anche l´ex parlamentare e leader no-global Francesco Caruso, convinto che Maroni voglia «alimentare tensioni e paure». Intanto la manifestazione continua ad agitare le acque dentro al Pd, che non scenderà in piazza come partito ma sarà rappresentato da singoli esponenti. Ieri Europa, quotidiano dei democratici, in un editoriale ha sostenuto che è giusto che alcuni dirigenti partecipino per «non relegare» il sindacato di Landini «alla sua stessa deriva», anche se è necessario evitare il «collateralismo» che per il Pd sarebbe «un colpo mortale».