“CorteConti (2)” Vegas: «Agli statali diamo un aumento a rate»

06/05/2005
    venerdì 6 maggio 2005

    Intervista

      LA PROPOSTA DEL VICEMINISTRO DELL’ECONOMIA
      «Agli statali diamo un aumento a rate»
      Vegas: dati pessimistici ma urgono provvedimenti credibili

        Alessandro Barbera
        ROMA

        VICEMINISTRO Vegas, la Corte dei conti ha lanciato un nuovo allarme sulla finanza pubblica italiana. Il rinvio dei rinnovi contrattuali al 2006 sarebbe l’unica strada per evitare di superare la soglia del 3,5% del rapporto deficit-Pil, il limite indicato anche dal governo. Chiederete ai dipendenti pubblici di aspettare ancora un anno?
        «Non vedo perché con le risorse già stanziate dall’ultima Finanziaria dovremmo sforare eventualmente il 3,5%».
        E se le risorse necessarie saranno superiori? An e Udc sono favorevoli ad aumenti più onerosi.

          «Vedo anche una forte pressione da parte dei sindacati. Si possono trovare soluzioni intermedie».

            Vale a dire?

              «Una parte degli aumenti potrebbe essere “rateizzata”. Si firma il rinnovo, una parte viene pagato quest’anno, un’altra nel 2006».

              Questo significa che siete disponibili a concedere aumenti superiori ai 95 euro mensili?

                «Sarebbe opportuno non superare quanto si era già stabilito».

                  I magistrati contabili dicono che la spesa per il personale della pubblica amministrazione è aumentata oltre le previsioni. Parlano di “incrementi retributivi dovuti a fattori non governati dalla contrattazione nazionale”.

                    «In molti casi la Finanziaria ha fissato degli obiettivi di spesa che poi non sono stati rispettati. Ma questo dimostra anche che il pubblico impiego non è stato trattato male. Anzi».

                      Ci sarà o meno l’anticipo di Dpef e Finanziaria? Sia lei che il ministro Siniscalco avete detto che non ci sono le condizioni. Ma ieri il premier ha ribadito che «c’è la volontà di anticiparla».

                        «Ciò che conta è che si metta a punto il prima possibile una linea guida credibile per la seconda metà di quest’anno e per il 2006».

                          Che significa?

                            «Modificare la legge Finanziaria è difficile, ma si può decidere in anticipo il regime degli emendamenti e le grandezze del documento di programmazione economica e finanziaria. Prima dell’estate si potrebbe mettere a punto un “Dpef analitico” che vada oltre i meri saldi di finanza pubblica».

                              Che tipo di Finanziaria dobbiamo aspettarci? Il saldo sarà superiore o inferiore a quello dell’ultima manovra?

                                «E’ presto per dirlo. Aspettiamo i dati sull’autotassazione».

                                  Cosa ne sarà dei nuovi massimi di pena previsti per la bancarotta fraudolenta? Farete marcia indietro?

                                    «Decideremo domani (oggi per chi legge, ndr) in Consiglio dei ministri. O si fa marcia indietro, o si stralcia la materia dal decreto e si rinvia tutto al disegno di legge. Sulla questione si è fatto fin troppo baccano».

                                      Perché?

                                        «Le modifiche in questa materia sono adeguate al nuovo diritto fallimentare. Se l’obiettivo della riforma è anche quello di superare il terribile disincentivo per l’economia della nomea e dello status morale del “fallito”, anche la pena deve essere riadattata. Capisco comunque l’allarme sociale che suscita il reato di “bancarotta fraudolenta” commesso da amministratori di società quotate. Vorrà dire che faremo un passo indietro su un testo sul quale in Commissione c’era il consenso anche dell’opposizione».

                                          Torniamo alla finanza pubblica. La Corte dei conti dice che al netto delle una-tantum il disavanzo negli ultimi quattro anni è stato in media del 4,3%. Detta in numeri assoluti, poco meno di 100 miliardi di euro di operazioni straordinarie.

                                            «Cento miliardi? Venticinque all’anno? Mi sembrano un po’ tanti…».

                                              La Corte mette in discussione anche la tenuta del tetto del 2%, quello sul quale si fonda gran parte dei risparmi della Finanziaria 2004.

                                                «Senza entrare troppo nel dettaglio dico che sono d’accordo nel rivedere il meccanismo delle cosiddette “eccedenze contabili”. Spese obbligatorie non quantificate che eludono il cosiddetto “taglia-spese”. E’ come se si fosse costruita una rete dalla quale passano troppi pesci. Quello è un aspetto che merita una riflessione: stiamo parlando di almeno due miliardi di euro che sfuggono ad una valutazione preventiva».