“CorteConti (1)” Il governo bocciato in economia

06/05/2005
    venerdì 6 maggio 2005

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      Il governo bocciato in economia
      La Corte dei Conti: finanza pubblica fuori controllo, no al taglio delle tasse

        Bianca Di Giovanni

          ROMA. Sarà difficile per l’Italia mantenere il deficit sotto il 3,5% del Pil nel 2005. Anzi, senza lo slittamento dei rinnovi contrattuali dei pubblici dipendenti al 2006 l’indebitamento arriverà inevitabilmente al 3,7%. A questo punto il governo dovrebbe «riconsiderare con molta cautela» l’ipotesi della riduzione delle imposte, «laddove questa non fosse sostenuta da una specifica e non facile ulteriore copertura». Un verdetto senza appello, quello della Corte dei Conti, sulla finanza pubblica, che mostra «motivi di seria preoccupazione». L’analisi, esposta in un’audizione parlamentare dal presidente della suprema corte contabile Francesco Staderini, arriva a meno di una settimana dalla conferenza-spot su Trimestrale di cassa del duo Silvio Berlusconi-Domenico Siniscalco. La magistratura contabile lancia così l’ennesimo allarme, avvertendo il governo che «la modifica del Patto di stabilità non può essere considerata un ombrello adeguato a tutti i rovesci».

            Messo alle strette dai numeri allarmanti forniti da Staderini, il Tesoro ha precisato ieri che farà le sue «controdeduzioni» in Parlamento giovedì prossimo con il ministro e il Ragioniere generale dello Stato Vittorio Grilli. Eppure l’operazione verità sui conti avrebbe dovuto essere quella della settimana scorsa. Evidentemente non è così. Quasi inconsapevole del ciclone partito dalla Corte dei conti, Berlusconi ha ribadito che la Finanziaria arriverà in anticipo. Dimenticando che appena l’altroieri Siniscalco aveva mostrato di non credere a questa ipotesi. Quando si dice: basta la parola.

              Secondo la Corte il bilancio italiano ha subito nell’ultimo quadriennio un deterioramento strutturale. Senza le misure una tantum, infatti, il deficit sarebbe stato al 4,3% nel periodo 2001-2004. Un livello superiore alla soglia che sarebbe giustificata «dallo sfavorevole andamento del ciclo».

                Insomma, non è solo il Pil debole – come va ripetendo il ministro in ogni circostanza – a minacciare la stabilità del bilancio. Il fatto è che il maquillage contabile introdotto con le misure straordinarie ha «drogato» di fatto i conti. La Corte calcola che negli ultimi 4 anni sono state adottate misure una tantum per poco meno di 100 miliardi. Una cifra gigantesca è finita nelle casse pubbliche grazie a dismissioni immobiliari e condoni. Strumenti non ripetibili o poco attendibili. «Sono note le difficoltà incontrate per Scip2 – avverte il presidente – con il conseguente ricorso nell’aprile dello scorso anno all’accensione di un mutuo bancario per far fronte alle scadenze di rimborso dei titoli e di pagamento degli interessi agli investitori». Cartolarizzazioni ancora sotto tiro, dopo i dubbi di Eurostat.

                  A questo punto si infittiscono le incognite sulle misure di entrata previste nell’ultima finanziaria. Staderini segnala «difficoltà di attuazione del programma di dismissione di immobili e strade». Una «voce», quella indicata dal presidente della Corte, che «pesa» sul bilancio per 7 miliardi di euro (4 che dovrebbero arrivare dal Fondo immobiliare pubblico e 3 dalla cessione delle strade statali). Ma non è soltanto il capitolo delle nuove entrate a risultare fragile. La Corte mostra di non credere molto neanche a quel «tetto» di spesa del 2% tanto decantato da Siniscalco.

                    Staderini sottolinea i «rischi di un pieno rispetto di un vincolo di crescita delle spese, soprattutto in considerazione dell’ampia autonomia di numerosi enti soggetti alla disciplina disposta con la Finanziaria». In altre parole, il «tetto» «resta prevalentemente uno strumento di carattere congiunturale – osserva il presidente – mentre per avere effetti permanenti occorrerebbe un ben più complesso processo di riconsiderazione della legislazione di spesa vigente». Da notare le dinamiche rilevate sulle spese per il personale. «I vincoli di crescita sono stati sistematicamente elusi – spiega Staderini – da incrementi retributivi dovuti a fattori non governati dalla contrattazione nazionale». La portata di tale crescita «non è oggetto di attendibili quantificazioni nelle previsioni di spesa formulate nei documenti di bilancio».

                      Insomma, la prima Finanziaria targata Siniscalco mostra le stesse pecche di quelle di Tremonti. Una tantum e risparmi fittizi. Ma la Corte spara ad alzo zero anche sull’attendibilità della Trimestrale. Staderini segnala che nel documento il governo adotta un «criterio previsionale inconsueto», prospettando «un arco di possibili risultati» (deficit peggiore al 3,7%, quello migliore al 2,9%) che però non sono sorretti «da adeguate considerazioni» sul grado di probabilità assegnato a ciascuna.