Corte dei conti: riforme subito e in pensione 5 anni più tardi

27/06/2003
venerdì 27 giugno 2003

Pagina 27 – Economia

 
 
La magistratura contabile suggerisce per il 2004 una manovra correttiva
Corte dei conti: riforme subito
e in pensione 5 anni più tardi
"Serve una rivolta morale per arrestare il declino del Paese"
          ROBERTO PETRINI

          ROMA – La Corte dei conti lancia l´allarme sulla situazione del paese. Parole severe quelle pronunciate ieri dal procuratore generale Vincenzo Apicella che sono cadute sulla platea di autorità e membri del governo che hanno affollato ieri il «Giudizio sul rendiconto generale dello Stato del 2002». Serve «rigore» nel «mantenere regolare la tenuta dei conti pubblici», nel «rispetto della legge» e nel «promuovere la buona amministrazione», ha detto l´alto magistrato contabile, solo così – ha aggiunto – si potrà evitare che «il declino indicato dalle statistiche sia solo l´espressione di una momentanea eclissi e non il segno di un lento, ma irreversibile tramonto».
          Dopo i moniti di Bankitalia e Antitrust sui rischi della china negativa imboccata dal nostro paese dal punto di vista di competitività e concorrenza anche la Corte dei conti scende in campo con l´occhio rivolto alla finanza pubblica e alla moralità dell´amministrazione. «Almeno dalla metà degli anni Novanta – ha aggiunto Apicella – l´Azienda Italia sta percorrendo la via di un costante declino, non soltanto nel mondo ma anche in confronto con i principali paesi europei». Quasi con il tono di un appello, il magistrato contabile, ha proseguito: «Esiste una grande maggioranza di cittadini che si indigna dinanzi a tali cause di decadenza e che desidera una "rivolta morale"».
          Ma è lo specifico della finanza pubblica, delle varie misure del governo, dalle cartolarizzazioni, alla sanità, alle pensioni, a preoccupare particolarmente la Corte dei conti: secondo il procuratore generale i risultati del 2002 «non sono del tutto soddisfacenti e tali da eliminare o attenuare preoccupazioni» perché sono «pesantemente condizionati da provvedimenti e operazioni di natura non strutturale». Di conseguenza, per la Corte, la manovra per il 2004 dovrà essere di dimensioni «assai rilevanti».

          E´ toccato al presidente di sezione Manin Carabba entrare nel dettaglio: nel 2002 la situazione è migliorata, ma di fatto si tratta di un miglioramento apparente. Se infatti i deficit del 2001 e del 2002 si depurano dal ciclo economico e dalle operazioni una tantum si scopre che in entrambi gli anni il rapporto indebitamento-pil non va sotto il 3,5 per cento. Dunque: le tendenze strutturali di fondo restano critiche.
          I problemi sono i soliti: le pensioni (la Corte chiede di elevare di 5 anni l´età pensionabile) e la sanità (nel 2002 la spesa è cresciuta del 5 per cento). Ma in vista del Dpef 2004-2007 la Corte dei conti si preoccupa anche di inviare un chiaro messaggio al governo sulla copertura finanziaria delle tre riforme che riguardano fisco, istruzione e Welfare: Dpef, Finanziaria e decreti legislativi dovranno indicare progressivamente la cornice generale, lo spazio per le risorse e lo stanziamento. Altrimenti si rischia l´articolo 81 della Costituzione.
          Preoccupazione della Corte dei conti anche per quella che è stata definita la «creazione di canali paralleli, fuori dei confini del fabbisogno e dell´indebitamento, per il finanziamento degli investimenti pubblici». L´allusione è alle operazioni Infrastrutture, Fintecna, Anas e Cassa Depositi: spa o via di trasformazione. Con un problema ulteriore: le spa sfuggono al controllo della Corte dei conti. «Se scoppia uno scandalo chi paga?», ha detto Apicella.
          Anche il Cnel ieri è intervenuto, mettendo insieme una maxi previsione dei maggiori istituti di ricerca, Cer, Prometeia e Ref. Risultato: «La situazione dell´economia italiana richiede una manovra correttiva di almeno un punto percentuale di pil». Quest´anno il pil crescerà solo dello 0,8 e il prossimo dell´1,8.