Corsa ai saldi, forse per l’ultima volta

12/07/2004




12 Luglio 2004

I COMMERCIANTI DIVISI. «UNIFORMIAMO LE DATE».
«NON DELUDIAMO LE ATTESE DEI CLIENTI»
Corsa ai saldi, forse per l’ultima volta
Le associazioni dei consumatori: troppi abusi, aboliamoli

Michela Tamburrino

ROMA
Saldi e non più saldi. Potrebbe essere l’ultima volta della nostra vita. Potremmo non vivere più quest’attesa al ribasso, scandita dallo start differenziato, a seconda delle Regioni. Se ne discute, mentre, nel frattempo, cambia irrimediabilmente la filosofia che accompagna i ribassi, sia per chi vende sia per chi acquista.

Chi vende e chi li rappresenta. La Confcommercio vorrebbe veder uniformate le date di inizio e fine saldi, uguali in tutta Italia. Iniziativa utile anche nei confronti dei turisti stranieri. Un «assist» per i tour operator, che così organizzerebbero pacchetti comprensivi di shopping a prezzo scontato. Invece Roberto Polidori, presidente di Federabbigliamento, non vede di buon occhio l’abolizione del classico periodo a saldo, «perché coincide con fine-stagione, quando è giusto smaltire i capi invenduti: saldi tutto l’anno non servono ad aiutare il commercio». Un commercio che in questo settore ancora parla di crisi. Tra abbigliamento, calzature, borse e accessori, le perdite hanno fatto registrare il 10% in più rispetto allo stesso periodo del 2003».


Chi compra e chi li rappresenta. Le associazioni dei consumatori sono state le prime a scendere sul piede di guerra. Fatta la legge, trovato l’inganno: troppo facilmente si aggira la data d’inizio saldi. Allora che fare? «Anticipare la stagione dei saldi, o meglio abolirla». Questa la posizione di Federconsumatori, accolta dal Codacons che rincara: «Liberalizzare i saldi, evitando ipocrite restrizioni temporali a vantaggio della concorrenza».


Ipocrita o no, l’istituto del saldo si porta dietro un giro d’affari milionario. Dalla Sicilia, prima ad aver lanciato il grido d’allarme anti-saldo programmato, al Piemonte, la maggior parte dei commercianti chiede un cambiamento. Ma bisogna distinguere. Da una parte ci sono coloro che hanno una boutique, dall’altra le grandi griffe e i loro negozi: le esigenze non coincidono, perché è l’approccio al consumatore ad essere diverso. Ariel Arbib ha tre boutique a Roma: «Ormai c’è una deregulation incredibile e il controllo punta solo le piccole aziende. Le grandi, da tempo, hanno iniziato i discount con lettere ai clienti e così l’idea del saldo si annulla. Meglio la liberalizzazione: ognuno decide come crede». Meno propensi i calzaturieri, forti del dato statistico che vorrebbero appunto gli accessori, scarpe, borse e cinte, in cima ai desideri degli acquirenti da saldo: «L’appuntamento con il saldo è una tradizione, si deluderebbero i clienti creando una terribile confusione».


Biagiotti è una grande griffe con punti vendita in tutta Italia. Dice Lavinia Biagiotti: «Sono affascinata dall’esperienza americana. Ogni due mesi si cambia tutto e si vende a prezzi ridotti per smaltire e rinnovare. L’oggetto di lusso non si deprezza, è sempre di stagione. Sono quelli trendy che subiscono l’invecchiamento precoce. E poi, diciamolo, ormai chi cerca più l’affare durante i saldi? Esistono gli outlet, soprattutto gli spacci aziendali. I veri patiti dello shopping vengono invitati via Internet e convocati di notte, si picchiano per poter entrare. Il vero affare si fa negli showroom fuori orario, nelle vendite speciali».


E per quanti non sono così organizzati? Resta il sogno dell’affare e compri anche quello che non ti serve in preda all’euforia da saldo. Chi se ne intende punta alle grandi firme (che infatti fanno registrare le uniche file di clienti) per poter avere quello che a prezzo pieno abbordabile non è. Un hobby o una malattia? Grazia Attili, ordinaria di psicologia sociale presso l’università La Sapienza di Roma, parla di sindrome patologica: «È lo shopping compulsivo, dato da forte insicurezza affettiva ed emotiva. L’ansia allora si gestisce comprando anche l’inutile. Il tutto si esaurisce nell’atto dell’acquisto. Questa è la spinta psicologica. Dal punto di vista sociale, noi, comprando, cerchiamo di assicurarci non i beni necessari ma quelli che ci possono far sembrare migliori degli altri. In un fenomeno di confronto sociale ci assicuriamo i totem che certificano uno status superiore al nostro e a quello del vicino di casa, nel compagno di scrivania. I saldi rendono possibile acquistare “la merce da ricchi”».