Corsa ai rincari travestiti da arrotondamenti

03/12/2001


DOMENICA, 02 DICEMBRE 2001
 
 
Pagina 25 – Economia
 
Corsa ai rincari travestiti da arrotondamenti
 
Bar, ristoranti, supermarket, grandi magazzini: aumenti anche fino al 20%
 
 
 
Perfino i distributori automatici presentano sorprese: un caffè passa da 500 a 542 lire
La tendenza rischia di ingenerare la crescita dell’inflazione che Bruxelles temeva
Per molti prodotti sono già scattati prezzi "tondi" nella nuova valuta
Indagine tra esercenti e consumatori: aumentano le contestazioni sui listini
 
GIANCARLO MOLA

ROMA — Si dice arrotondamento, ma spesso significa aumento. Mancano 30 giorni all’entrata in vigore dell’euro, eppure la corsa al rialzo è cominciata: numerosi bar e ristoranti, supermercati e grandi magazzini hanno già aggiornato i listini. E per i consumatori sono arrivate le prime brutte sorprese: dietro ai prezzi «tondi» in euro si nascondono a volte veri e propri rincari, anche del 20%. «I commercianti stanno introducendo aumenti camuffati, proprio ora che la gente non riesce a fare confronti omogenei», accusa Carlo Rienzi, presidente del Codacons. «E questo senza contare che il Cipe, consentendo di arrotondare per eccesso i decimali da 5 a 9 invece che da 6 a 9, come sarebbe logico, ha di fatto regalato ai rivenditori circa mille miliardi di lire: il pericolo per il paese è di avere più inflazione».
Una preoccupazione non peregrina. Nonostante le rassicurazioni del ministero dell’Economia, e l’impegno delle associazioni di categoria, la borsa della spesa degli italiani rischia di diventare più costosa: secondo uno studio della Cattolica di Milano, la moneta europea potrebbe avere un impatto su costo della vita dello 0,36%.
Ristoranti. Strani prezzi sono apparsi nei listini già espressi in euro. Così i panini degli autogrill adesso costano 4.850 e 5.350 lire (rispettivamente 2,5 e 2,76 euro). Un aumento di 350 lire. La società Autogrill si giustifica: «Non sono arrotondamenti, ma adeguamenti entrati in vigore il 13 settembre». La coincidenza con l’affissione dei prezzi in euro è però singolare: «Ma solo perché ci siamo attrezzati per tempo e abbiamo varato gli aumenti in modo che le cifre in euro siano tonde», è la replica.
Bar. L’episodio è accaduto due settimane fa proprio al presidente del Codacons. In un lussuoso bar del centro di Roma il listino era stato già arrotondato in euro. Quasi sempre in eccesso: «Un analcolico da 15.000 lire era segnato a 7,80 euro (cioè 15.103 lire), un aperitivo da 19.000 lire era passato a 9,90 euro (19.169 lire)», racconta Rienzi. Piccoli ritocchi. Che però hanno fatto andare su tutte le furie l’avvocato dei consumatori. La polemica è durata fino all’arrivo della polizia. Alla fine il bar ha deciso di riportare i prezzi «tondi» in lire. Situazioni del genere sono state segnalate in tutta Italia. E il peggio deve arrivare. A Napoli — ha denunciato un’altra associazione di utenti, l’Adiconsum — i baristi starebbero pensando di aumentare il prezzo del caffè da 1.500 lire a 1 euro (cioè 1936 lire): il 35% in più.
Grandi magazzini. Il caso più curioso è quello capitato in una filiale romana della Coin. Una cliente compra un set da colazione: prezzo esposto 10.000 lire (5,16 euro). Alla cassa, però, il codice del prodotto riporta un’altra cifra: 6 euro, cioè 11.617 lire (aumento superiore al 15%). Vale naturalmente la regola del cartellino esposto, per cui la signora paga 10.000 lire. Ma che cosa era successo? «Già da tempo abbiamo segnato i prezzi in euro, con gli opportuni adeguamenti», spiega Mariangela Grando, direttore del magazzino. «Evidentemente in quel caso non avevamo cambiato il prezzo sul prodotto. Ma posso assicurare che non sempre siamo andati al rialzo».
Supermercati. Le lamentele sono arrivate anche qui per gli esercizi in cui il prezzo "tondo" è già in euro. «Con la scusa della nuova moneta stanno aumentando tutto», hanno protestato i consumatori. Il fenomeno è visibile soprattutto per le merci con il prezzo imposto dal produttore: così una confezione di biscotti che fino a due settimane fa costava 2.900 lire all’improvviso è passata a 1,60 euro (cioè 3.098 lire, quasi il 7% in più).
Distributori di bevande. In numerosi uffici romani, l’introduzione di apparecchi con prezzi e display in euro ha portato a rincari consistenti: per avere un caffè che fino a poche settimane fa costava 450 lire, adesso bisogna pagare 0,25 euro (484 lire). Anche in questo caso la spiegazione della società fornitrice è che «non è un arrotondamento, ma un aumento concordato con il cliente». La tendenza è generalizzata. Anche chi aveva listini più costosi non ha perso l’occasione per partecipare alla corsa al rialzo: negli uffici di un altro importante gruppo italiano, infatti, il prezzo del caffè alla macchinetta è passato da 500 lire a 0,28 euro (542 lire), quello dell’acqua minerale da 500 lire a 0,30 euro (580 lire), quello delle bibite gassate da 800 lire a 0,50 euro (cioè 968 lire): aumenti rispettivamente dell’8,4, del 16 e addirittura del 21 per cento.