Corre la spesa previdenziale

20/12/2002


            Venerdí 20 Dicembre 2002


            CONTI PUBBLICI
            Corre la spesa previdenziale

            L’Istat: uscite per prestazioni cresciute del 5% nel 2001 – Il 34,2% in quiescienza prima della «vecchiaia»

            M.ROG.


            ROMA – La spesa pensionistica continua a correre. Nel 2001 le uscite per prestazioni hanno raggiunto i 182.269 milioni di euro con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. In aumento, sia pure in misura inferiore rispetto al passato, anche il numero dei pensionati che ha raggiunto quota 16.453.933 (+0,4% sul 2000): più di uno ogni quattro persone e addirittura 7,3 ogni dieci occupati. Anche se, in quest’ultimo caso, si registra una frenata tra il ’97 e il 2001. È un quadro non proprio tranquillizzante quello che emerge dall’ultima indagine Istat sui beneficiari delle prestazioni pensionistiche nel 2001. E tra le anomalie più evidenti resta quella dei "pensionati giovani": il 34,2% dei beneficiari di trattamenti pensionistici («una quota consistente» la definisce l’Istat) ha un’età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia. Basti pensare che il 30,9% dei pensionati ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,4% ha addirittura meno di 40 anni. L’Istat però ricorda che queste due classi di età includono anche gli assegni di reversibilità percepiti dai superstiti e le indennità per infortuni sul lavoro. La fetta di ultrasessantacinquenni non supera il 65,8% mentre gli «over 80» costituiscono il 16,8% del totale. L’Istat poi evidenzia che i titolari di pensione di vecchiaia sono più concentrati nella fascia di età compresa tra i 65 e i 79 anni (pari al 53,1%), mentre nella classe di età tra i 40 e i 64 anni rientra il 38,9% dei pensionamenti di anzianità. Quanto alla crescita della spesa, è dovuta prevalentemente all’importo degli importi medi annui degli "assegni", passati dai 10.609 euro del 2000 agli 11.095 euro nell’anno successivo. Il valore medio mensile è di circa 925 euro. I pensionati sono concentrati soprattutto al Nord (il 47%), mentre il 29,5% risiede al Sud e il 19,5% nelle Regioni centrali. Ma nel rapporto tra pensionati e occupati è il Mezzogiorno a guidare la graduatoria (80%), con le Regioni settentrionali che si fermano a quota 70 per cento. A questo proposito l’Istat osserva che la riduzione del rapporto tra pensionati e popolazione occupata si è manifestata con maggiore evidenza nelle regioni del Centro (-10,8%) e, in misura più contenuta, in quelle settentrionali (-5,5%) e meridionali (-3,7%). Sempre al Sud è concentrato ben il 49,6% dei trattamenti di invalidità. Situazione ribaltata per quel che riguarda gli assegni di vecchiaia percepiti per il 53,8% da pensionati residenti nel Nord Italia. Differenze territoriali si registrano anche per gli importi medi dei trattamenti pensionistici che sono più elevati al Nord e al Centro rispetto al Mezzogiorno. Complessivamente, quasi tre pensionati su dieci (il 28,6%) sono titolari di più pensioni (il 23,1% ne incassa due e il 5,4% ne riceve tre), mentre il 71,4% può contare su un solo assegno. Il 31,4% dei beneficiari di prestazioni pensionistiche, pari a 5,2 milioni di persone, percepisce meno di 500 euro mensili. E il 32,6% (5,4 milioni) ha un trattamento medio compreso tra i 500 e i mille euro al mese. A beneficiare di un reddito tra i mille e i 1.500 euro mensili è il 20,5% dei pensionati. E a superare la soglia dei 1.500 euro al mese è il 15,3% dei beneficiari di trattamenti pensionistici. I titolari di pensione sono soprattutto donne (53%), che percepiscono però assegni in media più bassi di quelli degli uomini (44% della spesa complessiva) anche a causa della tipologia dei trattamenti (reversibilità). Dal rapporto Istat emerge anche che nel 2001 il numero dei pensionati di invalidità è diminuito del 6,5% toccando quota 1.314.741. A guidare l’elenco dei trattamenti restano comunque le pensioni di vecchiaia: 7.761.331 con una crescita del 2,2% rispetto al 200. I titolari di una pensione ai superstiti sono quasi 1,7 milioni.