Corre il terziario avanzato

22/01/2003



Mercoledí 22 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO
Corre il terziario avanzato

Nel 2002 i servizi alle imprese hanno creato quasi metà (106mila) dei nuovi posti


MILANO – Un posto su due è nato grazie ai servizi alle imprese. Nell’ultimo anno il terziario avanzato ha assicurato il 45,3% della nuova occupazione: 106mila dei 234mila lavoratori in più registrati tra ottobre 2001 e ottobre 2002. Il dato è stato presentato ieri da Fita (Federazione industrie e servizi professionali e del terziario avanzato) che ha comparato le variazioni dei livelli occupazionali nell’ultimo anno. L’incremento del terziario avanzato è del 6,7%, sei volte quello del terziario (+1%) e notevolmente superiore a quello dell’industria (+1,7%), per non parlare dell’agricoltura, unico settore in calo (-2,8%). E se si considerano gli ultimi tre anni le distanze aumentano: l’occupazione nei servizi alle imprese è cresciuta del 22,6%, contro il 7,3% dei servizi in genere (compresi quelli avanzati) e il 2,5% dell’industria. L’occupazione complessiva nello stesso periodo ha registrato un incremento del 5,1 per cento. Lo sviluppo è stato rapido, ha seguito il passo galoppante con cui il settore ha conquistato i suoi spazi. Ma negli ultimi mesi ha fatto un passo indietro: tra luglio e settembre, i posti di lavoro nel terziario avanzato sono diminuiti. È solo un mezzo punto percentuale ma il segnale è chiaro, anche se la congiuntura non ha incoraggiato le assunzioni. «La colpa – dice Ennio Lucarelli, presidente di Fita – è anche del rallentamento delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni. La presenza del pubblico, soprattutto degli enti locali, nei servizi di information technology è addirittura aumentata. E la pubblica amministrazione è il settore con i maggiori spazi di crescita». Il bilancio della Fita è positivo. L’occupazione cresce soprattutto al Centro (+8,7%) e al Sud (+8,4%) e Lucarelli sottolinea la forte incidenza dei giovani nelle imprese del terziario avanzato. Più di uno su tre dei 1.684.000 occupati (il 7,7% dei lavoratori italiani) ha tra 25 e 34 anni. Ma nell’ultimo anno i più dinamici sono stati gli anziani, probabilmente perché costretti a muoversi verso un nuovo lavoro. «È un effetto della congiuntura difficile: molti manager che avevano un impiego dipendente sono diventati consulenti», spiega Lucarelli. Le difficoltà hanno modificato gli equilibri dell’occupazione: è cresciuto di più il lavoro autonomo (+8,9%) rispetto a quello dipendente (+5,1%). Le aziende investono meno sui contratti a tempo indeterminato, preoccupate dalle insicurezze di questa fase economica. Un timore che continua al di là delle statistiche: Lucarelli è certo che la frenata dell’occupazione è continuata dopo ottobre. La Fita teme che il settore possa perdere l’occasione di crescere e insiste sulla necessità delle liberalizzazioni e dell’outsourcing dei servizi nelle pubbliche amministrazioni. Le aziende da parte loro hanno bisogno di innovare e le notizie arrivate da Roma non sono incoraggianti: «Non condividiamo la scelta – dice Lucarelli – di tagliare i fondi per ricerca e sviluppo ai ministeri dell’Innovazione e dell’Istruzione. Le risorse andrebbero aumentate».
ALESSANDRO BALISTRI