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Coronavirus, le complicazioni del lavoro

09/03/2020
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Meno di un mese e tutto è cambiato: il coronavirus ha modificato le nostre abitudini, le nostre relazioni, ma soprattutto ha cambiato il lavoro. E anche se stiamo ancora nel mezzo dell’emergenza, proviamo ad ascoltare le voci di chi sta sul campo.

Anna lavora come addetta delle pulizie e sanificazioni all’Ospedale Spallanzani di Roma, specializzato nella cura delle malattie infettive, Hiv, Epatite A, B e C, meningiti, tubercolosi e da qualche mese anche Coronavirus. È li che vennero ricoverati i turisti cinesi, i primi colpiti dal Covid-19 in Italia.

In tempi rapidi lei e i suoi colleghi di lavoro si sono dovuti adeguare ai nuovi protocolli per la sanificazione e hanno dovuto organizzare diversi e più lunghi turni di lavoro per far fronte all’emergenza.
La vestizione per chi deve occuparsi della sanificazione delle stanze dei pazienti infettati dal Covid-19, o quelli che sono in attesa di sapere se lo sono, è molto lunga e complessa e deve essere effettuata in due.
“All’inizio c’è stato un po’ di scombussolamento e tensione, nessuno ci aveva fatto un corso e avevamo qualche timore visto che non si conoscevano gli effetti del coronavirus – racconta Anna, Rsa della Filcams Cgil Roma Lazio, – ci siamo ritrovati a doverci riorganizzare velocemente, poi siamo riusciti a far fronte alle nuove necessità”.
Camice in plastica con polsini elastici, calzari, mascherine, occhiali, tre paia di guanti e in alcuni casi anche caschetto. La vestizione avviene a tappe, in diverse stanze, ma bisogna ricordarsi di portare tutti i prodotti perché tornare indietro vorrebbe dire dover ricominciare tutto da capo. I lavoratori preparano e utilizzano delle soluzioni a base di ipoclorito di sodio (candeggina), che distrugge qualsiasi virus.
Dopo la sanificazione, anche la svestizione è svolta in vari step per poter essere disinfettati. Un lavoro importante, che deve essere effettuato con la massima professionalità e attenzione per salvaguardare pazienti e medici ed evitare qualsiasi tipo di contagio.
Sono circa 40 lavoratori, esperti, formati da diversi anni dalla direzione dello Spallanzani, che svolgono un servizio h24, e nel giro di 4 settimane si sono ritrovati con una mole di lavoro più grande.
“Chi fa le pulizie e la sanificazione dovrebbe essere preso un po’ più in considerazione – afferma Anna, – dottori e infermieri, esperti e indispensabili, non potrebbero svolgere bene il loro lavoro se noi non facessimo il nostro prima.”

Il lavoro di Tiziana, addetta alle mense aziendali di Genova, invece è diminuito.
Con la diffusione del coronavirus molte aziende hanno concesso lo smart working, cioè il lavoro svolto a distanza presso la propria abitazione, e non recandosi più al lavoro, il numero delle persone che usufruiscono delle mense aziendali è drasticamente diminuito.
“Solitamente abbiamo sopra i 1000 pasti, ad oggi ne contiamo 300” Tiziana fornisce dei numeri per spiegare il calo repentino del suo lavoro, “ogni giorno eravamo in 30 per organizzare il servizio, ora ne bastano 10 per svolgere tutto.”
Un drastico taglio che sta contraendo le ore di lavoro degli addetti delle mense. Il gruppo di lavoratori, al momento, si è organizzato con una turnazione spontanea e l’utilizzo di ferie e Rol, “ma fino a quando sarà possibile?” è la preoccupazione di Tiziana e suoi colleghi.

Francesco era in ferie quando la sua azienda, discount alimentare, lo ha richiamato per sopperire a un’emergenza di personale in un punto vendita diverso dal suo: “Ora la situazione sembra un po’ più calma, ma due settimane fa la clientela sembrava impazzita, ha assalito il supermercato.”
Francesco, Rls – Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – vive a Chiusi, ma lavora nel punto vendita di Po’ Bandino in Umbria, e per qualche giorno, ha aiutato i colleghi di Arezzo.
L’azienda ha preso alla lettera le disposizioni sanitarie, quindi ha fornito guanti in lattice per tutti, posto erogatori di disinfettanti all’entrata, ha organizzato un servizio di vigilanza per gestire le entrate della clientela e invia messaggi costanti all’interno del punto vendita per ricordare la necessità di rispettare la distanza di un metro.
Da qualche giorno, però, a preoccupare è la carenza di personale che costringe tutti a turni di lavoro più lunghi a causa dell’assenza di alcuni colleghi, posti in quarantena preventiva. Nonostante le richieste del personale e i buoni guadagni dell’ultimo periodo, l’azienda non è intenzionata a diminuire gli orari di apertura del negozio, in controtendenza e contraddizione con gli altri esercizi commerciali.