Coro stonato – di Luigi Pintor

20/11/2002





 
   
20 Novembre 2002



 
Coro stonato

LUIGI PINTOR


L’on. Andreotti è di nuovo popolare, in questi giorni, non è più un vecchio senatore a vita un po’ chiacchierato e ai margini della vita pubblica (della seconda repubblica) bensì un protagonista. Una condanna a 24 anni di reclusione per un delitto non si direbbero un’occasione favorevole, ma la sentenza è stata autorevolmente paragonata a una crocefissione, ha sdegnato le autorità statali e non convince neanche il popolo minuto. L’on. Andreotti ha fiuto, sa usare l’ironia e gli è stata sempre riconosciuta grande abilità, una dote senza la quale non avrebbe potuto governare sette volte la nazione nel corso di mezzo secolo (anche se l’abilità si addice a un giocoliere più che a uno statista). Perciò non si limita questa volta a una sobria autodifesa ma è presente ogni giorno in televisione e dice ai giornali di credere nell’aldilà ma di non meritare l’inferno. Lo fa perché non si sente più un uomo del passato, come lo definisce l’on. Bossi, ma un democristiano riabilitato del presente. Con la sua esperienza, potrà magari efficacemente contribuire a una riforma tripartisan della giustizia.

Quella sentenza perugina non suona bene, sembra effettivamente fatta apposta per ottenere un risultato rovesciato, una condanna che diventa un’assoluzione. Se l’accusa di omicidio non è provata anche l’intreccio tra mafia e politica in epoca democristiana e sotto egida berlusconiana diventa una maldicenza. Non solo quella sentenza ottiene questo risultato ma tutto il funzionamento della macchina giudiziaria sembra più che mai fatto apposta per suscitare la pubblica ostilità. E l’indipendenza della magistratura diventa il vero male da estirpare.

Il mondo politico non ha espresso umana solidarietà a una vittima innocente, di quelle che intasano le carceri, ma sperticata solidarietà a se stesso e alla propria impunità. Lo ha fatto senza ritegno, cogliendo la palla al balzo, quasi senza una voce fuori dal coro, come una corporazione o una quadrata legione. Un senatore a vita condannato pressoché all’ergastolo è in effetti una contraddizione in termini troppo forte, uno dei due termini dev’essere sbagliato. Per cancellare l’equivoco, diventa perfino possibile che la presidenza del Csm e anzi della repubblica telefoni al senato della medesima.

Le sentenze penali non ci piacciono mai, preferiremmo un’altra giustizia. Ancor meno ci piacciono i privilegi. L’on. Andreotti ne ha avuti troppi in vita sua e non dovrebbe esagerare. Adesso è l’unico imputato al mondo che possa vantare una telefonata laica dalla Provvidenza e che sia ricordato come un nuovo Nazareno nelle preghiere di un cardinale.