Coro di no alla tassa di soggiorno

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

    Pagina 20 -Turismo

      Unanimi critiche di associazioni di categoria ed Enit all’ipotesi avanzata da Anci e governo
      Coro di no alla tassa di soggiorno
      Darebbe un nuovo colpo alle imprese, già fuori mercato

      Giorgio Bertoni

        La prima reazione è di stupore e di sconcerto. Il mondo del turismo è negativamente colpito dalla possibilità, neppure tanto teorica, che il governo avalli la possibilità che i comuni, per rimpinguare le loro casse vuote, reintroducano la tassa di soggiorno, altre tasse di scopo e la tassa d’ingresso delle auto nelle principali città.

        La seconda reazione è di netta contrarietà al provvedimento, che danneggia ulteriormente l’intero settore del turismo.

        ´Assoturismo’, afferma il presidente, Claudio Albonetti, ´è nettamente contrario all’ipotesi della tassa di soggiorno. Detto questo, vanno però distinti i tipi di turismo: quello delle città d’arte ha prezzi medio-alti, che più facilmente potrebbero riassorbire questa gabella di tipo medievale. Altro il discorso per il turismo stagionale, quello, per intenderci, che interessa località marine e montane. In queste zone già oggi la redditività delle imprese è praticamente azzerata. Lo registriamo quotidianamente ascoltando i nostri associati, ma anche verificando i dati dei nostri Confidi. Gli operatori si appoggiano ai centri di garanzia finanziaria non tanto per acquisire finanziamenti, diretti allo sviluppo e alla miglioria delle strutture, quanto per consolidare il debito. Se i comuni pensano di rimpinguare le casse vuote andando ad attingere ai già esigui margini delle imprese, ottengono un sollievo di brevissima durata, perché quelle stesse imprese saranno destinate a morte prematura in tempi molto rapidi. Occorrerebbe invece che i comuni riflettessero sulle loro società di servizi, che, in regime di monopolio e all’inseguimento della loro redditività in quanto società per azioni, emettono tariffe insostenibili’.

        Non meno forte la reazione di Federturismo/Confindustria. ´Ancora una volta’, afferma il presidente, Costanzo Jannotti Pecci, ´ si torna a parlare di reintrodurre la tassa di soggiorno, che per sua natura colpisce i turisti che pernottano in strutture ricettive, già cancellata alla fine degli anni Ottanta perché giudicata, da governo e parlamento, di difficile e costosa riscossione e perché contraria all’esigenza di sviluppare le attività turistiche. Federturismo e le associazioni aderenti sono contrarie a questa ipotesi, perché in netto ed evidente contrasto con l’esigenza di favorire lo sviluppo delle attività turistiche e perché sul sistema turismo già grava un fardello di 5 punti in più di Iva rispetto ai concorrenti europei. Sarebbe bene comunque’, conclude Jannotti Pecci, ´che anche le associazioni di categoria venissero consultate preventivamente anche in materia di riforma fiscale, attivando il tavolo previsto presso il ministero delle attività produttive per le politiche del turismo’.

        Andrea Giannetti, presidente di Assottravel, spiega il suo dissenso, ricordando che là dove la tassa d’ingresso per i pullman è stata introdotta, come a Roma, non ha dato le sbandierate risorse per il settore turistico. ´Se veramente la tassa di soggiorno servisse per fornire un servizio migliore al turista, allora se ne potrebbe discutere’, afferma ancora Giannetti. ´La realtà ci insegna che così non è: i comuni hanno bisogno di soldi e basta ed è folle pensare di poterli attingere dal mondo del turismo, già profondamente in crisi’. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi e di Confturismo/Confcommercio, parla a sua volta di ´tassa anacronistica’, in un momento così difficile per il turismo italiano. ´Si parla tanto di rilancio. Poi, non solo non si abbassa l’Iva, per portarla al livello dei nostri principali competitor, Francia e Spagna, ma si ipotizza l’introduzione di una nuova tassa. Ciò porterebbe ancora più fuori mercato un settore, come quello alberghiero, che già esce con le ossa rotte da tre anni di crisi profonda. Mi stupirebbe che il governo avallasse una tesi così avventata. Allora sarebbe meglio introdurre una city tax, come negli Stati Uniti, che però pagherebbero tutti e non solo il mondo del turismo’.

        Anche l’Enit è preoccupato di questa ipotesi. Il commissario Amedeo Ottaviani esprime un giudizio sostanzialmente negativo ed evidenzia la sua perplessità. ´Mi chiedo se in un momento di così evidenti problemi del nostro turismo, stretto tra un’economia europea che erode i margini di reddito per vacanze e la difficoltà delle nostre imprese turistiche a difendere la competitività dei prezzi, si faccia l’interesse del settore, annunciando ipotesi di ripristino di balzelli a carico di turisti.

        Temo che queste non siano le strade per garantire al turismo italiano serie e durature possibilità di rilancio’.

        ´Sono molto allarmato da questa ipotesi’, sostiene, a sua volta, il direttore dell’ente, Piergiorgio Togni. ´Già il nostro turismo non è competitivo ed è tra i più tassati d’Europa. Ulteriori aggravi fiscali non farebbero che peggiorarne le condizioni. Dovremo capire bene dove andrà realmente a parare questa ipotesi. È chiaro che una rapida chiarificazione andrà fatta presso gli uffici competenti del ministero delle attività produttive per vedere come porre rimedio a questa possibilità, veramente dannosa per il turismo italiano e per la sua immagine all’estero’. (riproduzione riservata)