Coro di no ai lavoratori nella gestione dell’impresa

13/02/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
037, pag. 3 del 13/2/2003
di Gaetano Pedullà



È la posizione comune delle associazioni datoriali sentite ieri alla camera.

Coro di no ai lavoratori nella gestione dell’impresa

La legge che dovrà disciplinare la partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati d’impresa può attendere. Perché la materia può dare risultati più vantaggiosi se lasciata alla contrattazione collettiva. È questa la linea prevalente espressa dalle associazioni d’impresa (Cna, Confartigianato, Casartigiani, Confapi, Lega Cooperative e Confcooperative) ascoltate ieri dalla commissione lavoro della camera, che ha avviato un ciclo di audizioni per raccogliere nuovi elementi in materia di partecipazione dei lavoratori alle sorti finanziarie delle aziende, dopo la presentazione di due proposte di legge (n. 2023 e n. 2778).

L’interesse del parlamento per un argomento che è stato definito da più parti (a cominciare da Confindustria) importante, ma meno urgente di altri problemi in tema di lavoro, non ha scaldato troppo le associazioni datoriali. E non solo perché le iniziative previste nelle proposte di legge sarebbero per il momento ´troppo anticipatorie’ rispetto alle stesse esigenze di diffusione della partecipazione finanziaria.

´Nelle piccole imprese la collaborazione e il legame nei destini dell’imprenditore e dei dipendenti esistono già nei fatti’, ha sostenuto la Cna, che ha chiesto espressamente di non procedere al varo di una legge destinata a mettere inutili paletti ad accordi che, invece, vanno lasciati esclusivamente alla volontà delle parti. Semmai, hanno continuato i rappresentanti della Cna, occorre definire un sistema di sgravi fiscali e di regole per dare trasparenza ai comportamenti e alle iniziative di compartecipazione finanziaria già presenti in molte imprese.

Una linea simile a quella espressa da Legacoop, favorevole a fare della proposta normativa un supporto alla contrattazione collettiva, ´ma senza prevedere percorsi alternativi a quello dell’autonomia delle parti’.

Anche per Confapi, la partecipazione finanziaria deve essere volontaria, sia per le imprese che per i dipendenti. ´L’introduzione di tale regime’, è stato detto dai rappresentanti dell’associazione, ´deve rispondere alle necessità e agli interessi reali di tutte le parti coinvolte (impresa e lavoratori dipendenti) e pertanto non va imposta’. Ciò non impedisce, ha continuato Confapi, che tali elementi della partecipazione finanziaria siano resi obbligatori, o che la partecipazione finanziaria sia instaurata sulla base di disposizioni legislative o di accordi collettivi.

Alle imprese, in sostanza, non sfuggono i vantaggi che possono derivare dai programmi di aiuto pubblico e dall’istituzione di un quadro giuridico sulla partecipazione finanziaria. Per Confartigianato, infatti, queste iniziative ´seppure non esaustive, hanno il merito di rilanciare il dibattito sul modello europeo di impresa partecipata sul quale si sta sviluppando il dialogo sociale a Bruxelles’.

Nel merito delle proposte di legge avanzate, le imprese hanno chiesto di approfondire i meccanismi di attuazione di alcuni principi: la non discriminazione dei lavoratori, la chiarezza e trasparenza dei regimi di partecipazione, la non episodicità e le restrizioni alla mobilità dei lavoratori. Altri problemi riguardano poi la partecipazione finanziaria nelle imprese non quotate su mercati regolamentati, dove si pongono specifici aspetti in merito all’estensione e alla tempestività dell’informazione finanziaria. Mentre nei casi di partecipazione azionaria in società non quotate occorre approfondire l’analisi delle condizioni e degli strumenti per la determinazione del valore delle azioni e per la loro trasferibilità, in mancanza di un mercato dove formare il prezzo delle azioni e garantirne la vendita.