Corea batte Italia. Anche nei salari

02/04/2004

ItaliaOggi (Focus)
Numero
079, pag. 4 del 2/4/2004
di Gaia Giorgio Fedi


Studio Ocse sulle disparità tra paesi e il peso degli oneri sulle retribuzioni: nello Stivale è del 45%.

Corea batte Italia. Anche nei salari

Stipendi superiori del 22%. E gli oneri fiscali sono inferiori

Non bastava la sconfitta ai Mondiali di calcio. La Corea batte l’Italia anche sul campo neutro dei salari. E non si tratta di una sconfitta ai rigori: in questo caso non c’è stata partita. I coreani, infatti, incassano mediamente stipendi di 27.400 euro, più alti del 22% rispetto a quelli italiani, che si attestano su 21.857 euro. Non solo: mentre nelle tasche del lavoratore italiano, dopo il prelievo fiscale e la spesa per la sicurezza sociale, resta appena il 55% del valore lordo, in quelle del dipendente coreano resta il 76%.

Il dato è stato diffuso dall’Ocse, che ha stilato una classifica dei salari mettendo a confronto non solo i dati lordi ma anche quanto resta nelle tasche dei lavoratori dopo il prelievo fiscale e la sottrazione del costo per la sicurezza sociale.

E dallo studio emerge che per trovare l’America in Europa bisogna andare in Danimarca, dove i lavoratori dipendenti riescono a strappare le migliori condizioni in termini salariali: 30.477 euro lordi l’anno, il 39,4% in più rispetto all’Italia.

Dati Ocse & potere d’acquisto

In vetta alla classifica dei paesi Ocse più generosi c’è l’Australia, con 30.477 euro, ma gli stati europei sono capeggiati dalla Danimarca, seguita da Germania (28.916 euro), Belgio (28.207) e Svizzera (28.152). L’Italia risulta solo all’undicesimo posto della classifica globale, al settimo di quella europea. In sé non sarebbe male, non fosse che accanto al dato lordo andrebbe considerato anche quello che resta in busta paga dopo la tassazione e la spesa della sicurezza sociale, oltre al confronto con l’inflazione e il caro-vita, per capire quale sia il reale potere d’acquisto che deriva da quello stipendio.

Dalla classifica Ocse risulta che gli oneri applicati ai salari in Italia incidono per il 45%.

Dallo studio emerge però che in Italia il cosiddetto ´cuneo fiscale’, cioè la differenza tra il costo del lavoro pagato dalle imprese e quello che, al netto di tasse e contributi, resta nelle tasche dei lavoratori, è diminuito dell’8,2% dal 1996 al 2003, ma solo per i lavoratori sposati con figli. Un calo superato solo da tre paesi, Irlanda, Ungheria e Usa, dove le tasse sul lavoro si sono ridotte rispettivamente del 18,3%, 9,9% e 8,3%. La situazione, secondo i dati Ocse, cambia per lavoratori single, che restano penalizzati in tema di tasse. In Italia, per esempio, tra un lavoratore senza figli e un lavoratore con famiglia c’è una differenza del 9,8%. Una differenza in linea con la situazione in tutta l’area Ocse, dove i lavoratori single vengono tartassati per un 36,5% a fronte del 26,9% dei lavoratori con figli. Tra i paesi in cui la differenza di trattamento fiscale è maggiore, il Lussemburgo, con uno scarto 31,7/9,6%. Avere moglie (o marito) e figli a carico non dà invece alcun diritto a differenze di trattamento in Grecia, dove single e lavoratori con figli vengono ugualmente tassati al 34,3%, così come in Turchia e Messico.

Classifica degli stipendi lordi

Un dato analogo a quello Ocse sul livello delle retribuzioni lorde, ma non identico, è riportato da un recente studio comparativo diffuso dalla Federazione degli impiegati europei, dal titolo ´I salari in Europa nel 2004′, che rivela anch’esso la supremazia danese: nel paese scandinavo, infatti, lo stipendio orario medio è di 27,89 euro, anche in questo caso superiore del 40% a quello medio italiano, quantificato in 16,73 euro. Il salario medio poi scende a 16,12 euro del Regno Unito, che occupa il nono posto nella classifica capeggiata dalla Danimarca (si veda tabella in alto) fino ad arrivare ad appena 0,32 euro in Moldavia, il paese europeo più povero. Paradossalmente, grandi paesi ricchi come Svezia e Francia risultano un po’ indietro, ma bisogna considerare che questi stati hanno un efficiente sistema di sussidi che aiuta a incrementare salari nominalmente bassi.

Lo studio rivela anche che i maggiori aumenti di salario lo scorso anno si sono registrati in Slovacchia (+11,3%), Estonia (+9,8%) e Lettonia (+9,6%), in vista dell’allargamento a Est dell’Unione europea. È invece diminuito il salario orario in Portogallo (-1,8%), uno dei paesi più poveri tra gli attuali membri, ed è rimasto sostanzialmente invariato in Svizzera (-0,3%). Il lieve scollamento dei dati della Federazione degli impiegati europei con quelli dell’Ocse deriva dal fatto che il rapporto dei primi prende in considerazione, per 46 paesi, il salario medio orario su un campione di 30 posizioni di lavoro alla data del 1° febbraio 2004, mentre l’Ocse fa una statistica ad ampio raggio. (riproduzione riservata)