Cooperative, utili sotto tiro

06/02/2002





Diritto societario – Accordo in vista sulla tassazione di una quota del 50% dei profitti realizzatiCooperative, utili sotto tiro
Nuove regole in vigore gi� nel 2002 – In vista anche la sottrazione della vigilanza alle centrali coop
Giovanni Negri
ROMA – Per le cooperative soluzione al 50 per cento. � questa la quota media di utili che non verr� destinata a riserva indivisibile e che rientrer� quindi nella base imponibile. Con effetti immediati: quando le coop si troveranno a dovere versare l’acconto d’imposta in calendario per giugno lo dovranno fare sulla base delle nuove regole. Dalle riunioni che si stanno susseguendo in queste ore tra i tecnici del ministero dell’Economia e delle Finanze e quelli delle centrali cooperative sta emergendo una soluzione che rappresenta un po’ l’irrinunciabile linea del Piave sulla quale si sono attestati i rappresentanti del mondo mutualistico. Una scelta in una certa misura obbligata dopo che � emersa con forza la volont� del Governo di anticipare gi� a quest’anno gli effetti fiscali della riforma delle cooperative che deve comunque avvenire sulla base dei principi inseriti nella legge delega sul nuovo diritto societario. La necessit� di fare cassa da subito ha cio� avuto la meglio sull’opportunit� di abbinare la revisione dei criteri di imposizione con la definizione della nuova parte ordinamentale. Sui primi si sono messi al lavoro gli uomini di Giulio Tremonti; sulla seconda c’� in pista da un paio di mesi la commissione Vietti che ha costituito un sottogruppo su misura che dovrebbe consegnare a marzo i frutti del suo lavoro. Intanto per� le cooperative saranno chiamate a non destinare pi� una parte, pari a circa il 50%, dei propri utili a riserva indivisibile (condizione indispensabile per evitare la tassazione). Su questa parte il Fisco potr� esercitare il prelievo all’aliquota ordinaria. Una soluzione a tempo, secondo le centrali, che dovrebbe fungere da ponte in attesa di una riforma che, a regime, dovr� contemplare tutti gli aspetti della futura mutualit�: dagli aspetti civilistici a quelli pi� squisitamente fiscali. Con un incertezza per�. Sar� possibile tornare indietro e considerare solo temporanee le misure che il Governo si accinge a varare? Le centrali cooperative naturalmente sperano di s� contando su un precedente che risale all’amministrazione di Franco Gallo durante il Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi. Sullo sfondo la distinzione che dovr� essere precisata dalla commissione Vietti tra cooperative costituzionalmente riconosciute, cui riservare l’attuale regime di favore fiscale, e quelle invece non riconosciute cui si applicheranno in linea di massima e quando compatibili le stesse disposizioni previste per le Spa e per le quali, con misure ad hoc, il Governo cercher� di favorire il passaggio a societ� lucrative. Una linea di intervento che in sede di lavori parlamentari e di preparazione della legge delega rappresent� uno dei principali punti di scontro tra Casa delle libert� e Ulivo. Il nuovo fronte. E a rinfocolare le polemiche e a sollevare nuovi sospetti sull’intenzione del Governo di dare "una stangata" alle cooperative potrebbe ora arrivare anche quanto previsto in uno dei collegati alla Finanziaria 2002, quello con le misure per favorire lo sviluppo, oggi in discussione nella commissione Attivit� produttive della Camera. Tra le pieghe del provvedimento, all’articolo 21, � infatti contenuta una disposizione che sfilerebbe alle centrali cooperative i poteri di vigilanza sui soggetti a esse iscritte per passarli nelle mani del ministero del Welfare. Oggi infatti Confcooperative e Legacoop svolgono, su delega dello stesso ministero, un’attivit� di vigilanza sul rispetto delle finalit� mutualistiche regolamentata dalla legge 142 del 2001 (ma c’� chi la fa risalire molto pi� indietro, al Dlcps 1577 del 1947). L’intenzione del Governo � quella di evitare un evidente conflitto di interessi che farebbe in una certa misura coincidere le figure del controllato e del controllore rimettendo nelle mani pubbliche un’attivit� particolarmente delicata. Secca la replica del mondo cooperative da parte del quale si fa osservare innanzitutto come ogni potere certificativo e autoritativo resti in capo al ministero del Welfare. Non solo: si fa ossrevare come lo stesso dicastero una volta esaminato il verbale di ispezione pu� a sua volta sottoporre nuovamente a ispezione le stesse cooperative e adottare le eventuali misure sanzionatorie. Inoltre le stesse centrali sono soggetti alle verifiche di parte ministeriale per accertare la correttezza del loro comportamento. A tutto questo si aggiunge poi, secondo le obiezioni di chi si oppone a quello che considera un nuovo attacco al mondo della cooperazione, il fatto che le centrali riescono a controllare la totalit� dei propri iscritti mentre per tutti gli altri, che restano affidati alla vigilanza pubblica, i controlli restano spesso una chimera.

Mercoled� 06 Febbraio 2002