Cooperative, giro di vite in due tempi

10/04/2002





Conti pubblici – La disciplina fiscale delle coop tra le misure anti-deficit che saranno domani all’esame del Consiglio dei ministri
Cooperative, giro di vite in due tempi

Intanto la commissione Vietti accelera sul fronte civilistico per definire i soggetti agevolati

ROMA – Manovra a tenaglia sulle cooperative. Mentre la commissione Vietti ha dato un colpo di acceleratore alla riforma civilistica il Consiglio dei ministri si accinge a votare domani la nuova disciplina della tassazione. Il regime transitorio. Il provvedimento, che contiene norme di varia estrazione e natura, dalle banche alla finanza pubblica (alle quali si riferiscono gli altri articoli pubblicati in questa pagina), introduce un vero e proprio giro di vite nei confronti delle coop. La soluzione, in realtà, è stata ampiamente contrattata dal ministero dell’Economia con le centrali cooperative che, obtorto collo, si sono trovate costrette all’accordo dopo che, in autunno, si era profilata una soluzione assai più punitiva nei confronti del mondo della mutualità. Nel dettaglio il decreto legge prevede una versione-ponte, in attesa che dal ministero della Giustizia esca la soluzione finale anche per la parte tributaria, che sarà valida per i prossimi due periodi d’imposta. Già a partire dal prossimo acconto le coop saranno chiamate alla cassa sulla base della nuova disciplina. Complessivamente dalle disposizioni d’urgenza messe in campo, l’Economia si attende un gettito che dovrebbe essere vicino ai 310 milioni di euro. Si tratta di regole che innovano profondamente le disposizioni attuali e intervengono sul fronte della tassazione degli utili, un tabù sinora intoccato da parte del Fisco che, peraltro, interveniva già in altre forme sulle coop. Ora, l’utile, fatti gli accantonamenti di legge che corrispondono circa a un quinto del totale, saranno considerati imponibili nella misura del 39 per cento; il resto finirà nella riserva indivisibile. Sono poi stabilite una serie di disposizioni su misura per tipologia di cooperativa coinvolta: per le agricole, ad esempio, la soglia di esenzione è innalzata sino al 50%; per le sociali, invece, l’esenzione è assoluta. Nella nuova forma di tassazione rientrano poi anche le banche di credito cooperative, per le quali andrà verificata la possibilità che la tassazione diventi definitiva dal momento che, a rigore di legge delega, dovrebbero essere escluse dalla riforma del diritto societario. Sono invece fatte salve le attuali norme agevolative sugli interessi pagati ai soci per i finanziamenti sociali, mentre i ristorni mandati a capitale sono sospesi da tassazione. Il fronte civilistico. Ieri è stata però anche la giornata in cui la commissione Vietti si è confrontata – e in alcuni frangenti anche scontrata – sull’assetto che la mutualità dovrà assumere in futuro. Sul tavolo dei commissari è infatti approdata una versione di decreto legislativo che, allo stato attuale, lascia ancora aperte molte opzioni. A partire dal nodo cruciale dei criteri che dovranno determinare l’identikit delle cooperative costituzionalmente riconosciute. Il testo attuale, che verrà presto sottoposto al tavolo aperto dal ministero della Giustizia con le centrali cooperative, non sembra per ora sposare una soluzione definitiva ma presentare un ventaglio di possibilità, anche se gli umori della commissione sembrano andare verso una decisa stretta, solo in parte determinata dalla stessa legge delega. Come coop costituzionalmente riconosciute vengono così considerate quelle che stabiliscono un divieto di distribuzione di dividendi superiori a una soglia fissata al tasso dei buoni postali fruttiferi aumentato di due punti e mezzo, un divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale, un obbligo di devoluzione in caso di scioglimento della società del patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione della cooperazione. Ma resta aperta anche la porta della prevalenza sulla quale si fronteggiano le posizioni di chi vedrebbe come soddisfacente una fotografia della situazione esistente che, sia pure in maniera informale, fissa la prevalenza al 51% e chi invece vedrebbe di buono occhio una stretta vicina a quei valori (66%) stabiliti dalla prima versione del decreto Tremonti dell’autunno. Ma le novità saranno molte anche sul fronte delle possibilità di finanziamento e sulle trasformazioni, che potrebbero anche essere deliberate con maggioranze non assolute e con limiti alla devoluzione del patrimonio netto di liquidazione ai fondi mutualistici.
Giovanni Negri

Mercoledí 10 Aprile 2002