Coop, tutti chiedono approfondimenti

26/07/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Diritto societario – Le commissioni Giustizia e Finanze hanno licenziato il testo che da domani andrà all’esame dell’assemblea

    Coop, tutti chiedono approfondimenti
    Anche An ha sollecitato maggiore riflessione sul riordino –
    Cresce il «partito» dello stralcio
    ROMA - Nozione diversa e più ampia per la cooperazione ammessa alle agevolazioni di legge, nonché margini più ristretti per la trasformazione delle coop in società di capitali. Queste le modifiche approvate ieri dalle commissioni Finanze e Giustizia della Camera all’articolo 5 del disegno di legge delega per la riforma del diritto societario. Modifiche che però non risolvono i contrasti tra maggioranza e opposizione e non eliminano la possibilità di uno stralcio. Il fronte della protesta intanto si allarga: la Legacoop Ravenna la fa viaggiare via fax, mentre magistrati e dottori commercialisti la formalizzano ciascuno in un documento. Le cooperative potranno trasformarsi in società lucrative, ma con un limite ben preciso: con l’obbligo, cioè, di devolvere ai fondi mutualistici il patrimonio esistente alla data di trasformazione. Lo prevede l’ultimo, e forse più importante, dei tre emendamenti approvati ieri, in cui viene precisato che dalla misura del patrimonio da devolvere vanno dedotti il capitale versato e rivalutato, nonché i dividendi eventualmente maturati. In pratica, buona parte del patrimonio verrebbe perso, rendendo così di fatto più difficile il passaggio alle società di capitali. Fermo restando questo vincolo, la trasformazione avrà comunque una procedura semplificata. «Una modifica — dice il presidente della commissione Finanze della Camera Giorgio La Malfa che ha proposto i tre emendamenti — che viene incontro ad alcune sollecitazioni provenienti dalle associazioni di categoria, preoccupate che una disciplina eccessivamente agevolativa della trasformazione potesse tradursi in concreto nello svuotamento del movimento cooperativo». Niente più cooperative «protette», poi. Una definizione, quest’ultima, che non esiste più. La seconda delle modifiche introdotte ieri è infatti formale e si riferisce alla scomparsa di quel termine dal disegno di legge: la nuova formulazione della norma distingue cioè le cooperative «costituzionalmente riconosciute» dalle altre. Un tentativo, questo, di far rientrare con certezza la cooperazione nell’alveo costituzionale. Inoltre il nuovo testo — e questo è il senso del terzo emendamento approvato ieri dalle Commissioni riunite — allarga anche l’ambito della cooperazione costituzionalmente riconosciuta: questa definizione non si riferisce più soltanto alle società «che svolgono la propria attività prevalentemente in favore dei soci», ma anche a quelle che «si avvalgono, nello svolgimento della propria attività, prevalentemente delle prestazioni lavorative dei soci». Significa, in sostanza, che la disciplina si applica con certezza non solo alle coop di consumo, ma anche a quelle di lavoro. Le modifiche recepiscono in gran parte le istanze espresse all’interno del Centro-destra. Carmine De Gennaro (Ccd-Cdu) si era augurato l’approvazione dell’emendamento parlando di «primi segnali di disgelo». E anche An si era espressa a favore. «Vogliamo far riflettere la Casa delle libertà — avevano osservato Maurizio Leo e Stefano Saglia, rispettivamente responsabili del settore Economico e di quello delle Politiche industriali — non sulla riforma del diritto societario, che condividiamo, ma sull’articolo 5. L’intenzione di arginare la concorrenza sleale delle cooperative spurie è indispensabile, così come è necessario modificare il testo per garantire che le cooperative trasparenti mantengano il loro carattere mutualistico riconosciuto dalla Costituzione. Regolamentare non significa però cancellare. Non possiamo gettare infatti il bambino con l’acqua sporca, rispetto a un patrimonio di servizi ed energie umane straordinario». Modifiche «positive», quindi, ma non «sufficienti». Questa la reazione dell’opposizione, che conferma la volontà di dare battaglia in Aula, dove il testo del disegno di legge delega approderà già domani per la discussione generale. Il deputato Ds Giovanni Kessler parla di «una piccola ritirata strategica» della maggioranza, mentre il capogruppo della Margherita in commissione Finanze, Roberto Pinza, dichiara che si tratta di «una marcia indietro che però non basta». Tant’è che rimane in piedi la richiesta di uno stralcio dell’articolo sulla cooperazione dal disegno di legge: una strada suggerita anche dall’interno della maggioranza. A non condividere «lo spirito complessivo, fortemente anticostituzionale» di quell’articolo sono le associazioni delle cooperative. La Legacoop Ravenna invita tutte le associate a inviare alle istituzioni un documento di protesta. Marco Peruzzi
    Giovedí 26 Luglio 2001
 
|

 
Tutti i diritti riservati © 24 ORE NetWeb S.p.A.