“Coop” Sugli scaffali arriva la «moda etica»

30/03/2007
    venerdì 30 marzo 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Sugli scaffali arriva la «moda etica»

      Ecco «Solidal Coop», tutti abiti del commercio equo e solidale

        Milano

        RISCATTO Non esistono problemi di taglia e anoressia. In passerella persone «normali», quattro cassiere e tre dipendenti, per presentare una collezione eccezionale a marchio Coop. Prima le polo e le camicie – 200mila capi venduti in un anno per 2,8 milioni di euro. Ora anche l’abbigliamento completo maschile e femminile. È la linea «Solidal Coop» disponibile negli ipercoop e nei grandi supermercati. Polo, camicie, t-shirt, jeans e felpe che arrivano da lontano, 14 articoli, tutti prodotti del commercio equo e solidale, indossati da dipendenti Coop in una «Sfilata Etica», ieri a Milano.

        Coop, il primo marchio della grande distribuzione italiana con oltre 1.300 punti vendita, 52800 dipendenti e più di 6,2 milioni di soci, racconta storie che arrivano da 3 continenti – Asia, Africa, Sud America, che fanno parte del commercio ad alto valore sociale. «Per noi un importante contributo al riscatto dei popoli del sud del mondo, un modo per creare impresa negli stessi luoghi da cui provengono i prodotti – dice Aldo Soldi, presidente Coop consumi – ci crediamo e rilanciamo». «Per la linea primavera-estate – continua – abbiamo acquistato circa 500mila capi. Prevediamo di aumentare il fatturato annuo del commercio equo e solidale del 30%». Il comparto Coop nel 2006 ha fatturato complessivamente circa 15 milioni di euro (in Italia, il mercato è stimato in circa 100 milioni di euro).

        Le camicie sono realizzate in una fabbrica artigianale nel Kerala (India) da oltre 120 donne. Grazie a un progetto in collaborazione con i centri missionari della Toscana e le suore francescane di Firenze, una parte degli utili va alle famiglie delle lavoratrici, un’altra è destinata alla cooperativa delle donne indiane per un’attività stabile. Sempre in India è nato nel 1991 un progetto che coinvolge 5mila agricoltori nella cosiddetta «cintura del cotone», coltivato in modo biologico.

        In Africa sono coinvolti Cameroun, Mali, Senegal e Burkina Faso. Nel 2005 sono state circa 4mila le tonnellate di cotone in fibra entrate a far parte del progetto coop, per un totale di 4,2 milioni di euro, di cui 520mila euro per i progetti di sviluppo sociale. In Argentina è stata da poco avviata una filiera tessile pilota, che si fonda sulla partnership con i diversi gruppi di produttori, che controllano coltivazione e lavorazione.

        la.ma.