“Coop” Piccole addio: più grandi sul mercato

26/06/2006

    venerd� 23 giugno 2006

    COMMENTI E INCHIESTE – Pagina 12

    DOPO LE SCALATE

      Piccole coop addio:
      pi� grandi sul mercato

        dal nostro inviato
        Roberto Galullo

        BOLOGNA – Per capire che cosa faranno le (ex) coop rosse, prima di andare in via Aldo Moro a Bologna – sede della Lega – � meglio passare in via Poli 4 a Zola Predosa, un Comune alle porte del capoluogo, sede di Manutencoop. Qui, dal secondo piano di un palazzo costruito nel 2003, il veneto (ci tiene) Claudio Levorato, 57 anni, dirige il colosso italiano del facility management e dei servizi ambientali. Governa da oltre 20 anni. Fu scelto, con astuzia e calcolo, dall’allora Pci. �Tra il ’72 e il ’79 ero un funzionario di partito�, ricorda Levorato mentre dal terrazzo del suo ufficio la vista si perde su un territorio popolato da imprese di servizi come il Veneto lo � di capannoni. �Allora era segretario regionale Renzo Imbeni. S’indign� per il fato che volessi mollare. Mi voleva bene e, facendola apparire come una scelta politica che non comportasse distacchi traumatici, mi fece assumere da Legacoop�.

          Zona Predosa

            Un passo dopo l’altro, partendo da una piccola realt� come il 95% delle cooperative sparse per l’Italia, oltretutto mal messa come raccontano i maligni, Levorato ha fatto di Manutencoop una holding industriale che controlla quattro Spa che negli anni hanno diversificato le attivit� e ora coprono dalla gestione degli immobili al trasporto dei rifiuti, dai servizi ospedalieri alla gestione del verde. Quasi 13mila occupati, 90 sedi in Italia, presenza fissa in regione ma radici dal Veneto alla Calabria, un fatturato che in cinque anni � raddoppiato (da 328 milioni del 2001 a 561 del 2005) e un futuro in Borsa, dove approder� il prossimo anno.

            �Le cooperative – spiega da imprenditore qual � e quale si sente – evolvono come qualunque altra azienda, ma producono profitti e accumulano reddito solo per investire. Piccole, medie o grandi che siano, la strada � obbligata: crescere e rafforzarsi. per questo non condivido la battaglia a difesa dei nostri privilegi fiscali. Il mondo della cooperazione pu� sopravvivere lo stesso�. Detto in altre parole: Non c’� pi� spazio per il nanismo imprenditoriale neppure tra le cooperative. O ci si adegua o interverr� una selezione naturale della specie che far� giustizia dei pi� deboli, quelli che non sono in grado di competere sui mercati domestici e internazionali.

            Verso il congresso con la zavorra Unipol. Bisogna passare da Via Poli anche per capire che il bubbone Unipol � scoppiato, paradossalmente, nel momento giuso. Ora le due maggiori centrali – Legacoop e Confcooperative – possono annunciare all’Italia dei partiti e della Chiesa il rilancio dell’associazione unica: un sol corpo e una sola anima, sempre pi� distante dai partiti ma sempre pi� vicina alla politica e alle parrocchie.

              Insieme, dunque, non per amore ma per forza. La forza degli interessi economici e finanziari degli affari comuni da sviluppare e del lobbismo senza se e senza ma. Levorato � stato forse il primo a sparare a zero – correva il 2003 – contro la gestione di Consorte. Isolato (a parole) ma seguito e apprezzato (di nascosto) dai cooperatori, oggi si riprende la rivincita e, dalla vice presidenza di Finsoe che controlla Unipol, indica alcuni temi per il congresso della lega di marzo 2007.

              Un congresso che, per�, � gi� iniziato e in cui si succedono incontri pi� o meno riservati. Come quello della scorsa settimana, in cui sono tornate a confrontarsi le due anime forti della Lega: le coop di distribuzione e consumo e quelle di produzione e lavoro. Con le prime – che esprimono uomini fortissimi, tra i quali Pierluigi Stefanini a capo di Coop Adriatica oltre che di Unipol e Paolo Cattabiani a capo di Legacoop Emilia-Romagna – a interrogarsi sul futuro di Unipol e a chiedersi che fine hanno fatto i miliardi messi a disposizione per la scalata di Unipol alla Bnl attraverso la ricapitalizzazione di Holmo. �Al primo punto del congresso – dichiara Lavorato – ci sar� la governance e poi la crescita delle cooperative, anche con la diversificazione�.

              Il profilo economico delle coop rosse. Riecco le parole magiche: governance, crescita e dimensioni d’impresa. Del resto il giro d’affari delle cooperative aderenti a Legacoop – che ha un patrimonio netto passato dai 5,546 miliardi del ’98 ai 9,341 del 2004 – sembra inarrestabile: 47,9 miliardi nel 2005 contro i 22 del ’95. Una crescita del 117% in 10 anni. Le cooperative sono passate da 10.621 a 15.525 (+43,6%) e gli occupati sono raddoppiati: da 224.568 a 404.682.

                Le coop tra consumatori fatturavano 6,3 miliardi nel ’95 e 11,4 nel 2005. Sono ancora loro la cassaforte finanziaria della grande famiglia orfana (ma pur sempre consolabile) del Pci.

                Al secondo posto il settore produzione e lavoro, simbolo storico della cooperazione mondiale, con 8,685 miliardi (il doppio rispetto a 10 anni prima). Al terzo, distanziato di poco, il comparto delle coop tra dettaglianti balzato dai 2,182 miliardi del ’95 ai 7,299 dello scorso anno (l’incremento � stato del 234,5%).

                Ma la disaggregazione per settori rivela il mutamento di pelle del mondo delle coop rosse e la loro evoluzione: dal Nord al Sud come sottolinea Giorgio Gemelli, classe ’50, responsabile per il Mezzogiorno della Legacoop e presidente dal ’92 di Legacoop Calabria. �In tutta Italia il trend per le nostre coop � lo stesso – spiega – e quindi gli spazi maggiori sono nel welfare. Lo Stato si ritrae e noi siamo in grado di coprire il buco .
                ma puntiamo, anche in questo settore, a fare massa critica�.

                L’evoluzione nei servizi e del credito. La cooperazione sociale � passata dai 450 milioni del ’95 ai 2 miliardi del 2005, con una crescita del 345 per cento. Gli occupati sono passati da 24mila a 58.700. Due primati, di cui il primo � assoluto. Bene anche il settore dei servizi e del turismo, passato dai 2,5 miliardi del ’95 ai 6 del 2005.

                  Tendenze che si ritrovano se si attraversa l’Italia in lungo e largo. Fiorenzo Davanzo, direttore di Legacoop Veneto, prosperosa enclave (una volta) rossa in terra (una volta) bianca, 225mila soci e ricavi pari a 1,7 miliardi (il 2% del Pil regionale) non ha dubbi. �I pilastri – spiega – continuano a essere gli stessi ma crescono i servizi, dalla sanit� alla cooperazione sociale, passando per il turismo e beni culturali�. Lo sa bene Adriano Rizzi, giovane presidente di Codess cultura. la societ�-madre � nata a Venezia nel ’79 come cooperativa di servizi sociali ma – ricorda Rizzi – nel 2000 ha perfezionato una scissione nel settore culturale. Sei anni fa il fatturato era di 3,5 milioni, oggi tocca i nove. Cifre ancora molto lontane dai valori delle prime 10 cooperative – al primo posto Unicoop Firenze con 1,8 miliardi di ricavi e al decimo la cooperativa Consumatori NordEst con 850 milioni – ma comunque, come per tante altre, in forte crescita.

                  In un processo di espansione il ruolo delle assicurazioni e della banca (250 filiali e 45 negozi finanziari presenti in 17 regioni e 72 province) � tutto da ridisegnare. �Ci stiamo lavorando – spiega ancora Lavorato – ma una cosa � certa: non vogliamo essere la banca delle coop ma stare sul mercato come fa Unipol Assicurazioni. Tutto � da discutere: dalla divisione dei poteri tra soci e management alle attuali alleanze. Mi domando ad esempio quali contenuti ci abbia portato in questi anni Monte dei Paschi di Siena. Ma non basta. All’esterno dobbiamo essere trasparenti e in questo memento non lo siamo. I cda di Holmo, Finsoe e Unipol somo spesso consigli-fotocopia e questo non va bene�.

                  Primo di una serie