Coop lancia l’allarme sui prezzi

10/09/2010

La ripresa che non c’è, è quella dei consumi. E potrebbe ancora ritardare se dovesse nuovamente consolidarsi un’ondata speculativa sulle materie prime, della quale già si avvertono segnali inquietanti. Il rapporto Coop 2010 su "Consumi e distribuzione", presentato ieri a Milano, riflette da un lato il timore delle famiglie italiane per il futuro – con una propensione a spendere ancora anestetizzata dai postumi della crisi – dall’altro quello di uno degli attori più importanti della grande distribuzione: si parla tanto di deflazione, ma il rischio vero potrebbe essere quello di un’inflazione alimentare al 5%.
A lanciare l’allarme prezzi è stato Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia: «C’è il rischio di un nuovo tsunami nelle materie prime. Nel 2007 esprimemmo una preoccupazione analoga e putroppo ci azzeccammo. Oggi potremmo assistere a un ritorno della speculazione finanziaria proprio sulle materie di prima necessità».
Il rapporto registra «numerosi segnali di allarme in particolare nell’area dei cereali, solo in parte riconducibili a fattori oggettivi di calo della produzione, come la riduzione del raccolto in Europa, gli incendi in Russia, le alluvioni in Pakistan, India e Cina». Il timore di fondo è che la crescita dei prezzi che già si osserva sui mercati possa degenerare in una spirale speculativa, tale da far lievitare l’inflazione nel comparto alimentare intorno al 5%. Con la fragilità della ripresa in atto, sarebbe un altro colpo fatale alla domanda interna.
Al di là delle statistiche e delle serie storiche, pur interessanti, che fotografano il ritrarsi del consumatore di fronte alla peggior crisi economica dal dopoguerra (a subire le maggiori contrazioni nel triennio 2007-2009 sono stati beni di prima necessità come pane e cereali, pasta, latte, olii, conserve di pomodoro) sono alcuni segnali comportamentali e le nuove attitudini a destare preoccupazione.
Il rapporto evidenzia, ad esempio, che a livello europeo i nostri consumatori sono diventati tra i più apprensivi. Così una spesa imprevista di 1000 euro mette in ansia 2/3 dei cittadini italiani, mentre il 21%, contro una media Ue del 12%, ammette difficoltà nel provvedere alle cure dei figli, capitolo di spesa che si pensava intoccabile.
Con la crisi che morde soprattutto tra i giovani (e a Sud), dove la flessione degli occupati tra il 2007 e il 2009 è stata del 14% nella fascia d’età dai 15 ai 24 anni e dell’11% in quella tra 25 e 34 anni, è difficile per Coop Italia essere ottimisti: «Senza occupazione non c’è ripresa», ha detto Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop, invitando il governo a varare politiche di sostegno alla domanda interna: «Bisogna rimettere soldi nelle tasche degli italiani», ha aggiunto. In che modo? Ad esempio proseguendo con le liberalizzazioni di alcuni settori merceologici chiave, come la distribuzione di prodotti farmaceutici, dei carburanti e dei servizi finanziari e assicurativi. Coop auspica una serie di azioni convergenti che potrebbero generare, secondo stime interne, una maggior capacità di spesa di circa 3mila euro all’anno per nucleo familiare, pari a 250 euro al mese.
Nella riduzione generale della spesa si salva al momento solo l’elettronica di consumo, che dall’inizio della crisi (estate 2008) al maggio di quest’anno ha continuato a crescere registrando un +16%. Palmari, netbook, televisori Lcd trainano una domanda che vede spesso protagonisti i giovani secondo un paradosso apparente: ma non erano loro secondo le statistiche del rapporto, in termini occupazionali, i più colpiti dalla crisi? Vero, ma fino a un certo punto, poiché quando si tratta di palmari e notebook sono loro a comprare, ma i genitori a pagare, probabilmente dopo aver risparmiato su altre voci del carrello della spesa.