Coop: la fiscalità di vantaggio non si tocca

18/01/2006
    mercoledì 18 gennaio 2006

      Pagina 14 Economia & Lavoro

      La fiscalità di vantaggio non si tocca

        Le coop discutono delle possibili riforme legislative: no agli intenti punitivi

        di Roberto Rossi / Roma

          «Sulla questione fiscale lo spazio della riflessione c’è. Ma non si faccia nessuna macelleria della cooperazione». Quanto è costato il caso Unipol al mondo cooperativo lo si coglie dall’appello di Claudio Levorato, presidente di Manutencoop nonché consigliere di Holmo, la società che controlla la compagnia assicurativa.

            Da destra ma anche da sinistra è un fiorire di critiche, di distinguo, di proposte. Tra le quali anche quelle di modificare l’assetto della governance, tema ieri pomeriggio di un dibattito organizzato a Roma dalla rivista online «Cento Passi».

              «Sosteniamo la necessità di operare una revisione della legislazione che regola le cooperative ma, probabilmente, non nella stessa direzione proposta da Fassino» ha detto Levorato. Il segretario dei Ds, lunedì sera da Bruno Vespa, sospinto da Gianfranco Fini, aveva ritenuto opportuna rivedere la legislazione che regola la vita delle cooperative. Un passo, come ha ricordato il presidente della LegaCoop, Giuliano Poletti, «avvenuto già un anno fa con la riforma del diritto societario».

                Ma i cooperatori sono pronti a discutere di nuovo. Ma in che direzione? Fiscalità in minima parte, ma soprattutto governance. Soprattutto per Carlo Ghezzi della Cgil che vorrebbe nelle coop amministratori indipendenti, limiti temporali per i manager e controlli interni più incisivi. Ma anche per l’economista Marcello Messori che tra gli altri problemi individua quello dell’interlocking e cioè la possibilità per gli stessi manager di sedere nei diversi consigli di amministrazione che formano la catena di controllo della società. Messori porta Unipol come esempio: l’attuale presidente Pier Luigi Stefanini è anche il numero uno di una delle maggiori società (CoopAdriatica) presenti in Finsoe, società che dovrebbe essere il controllante di Unipol. Di governance parla anche Mauro Agostini, deputato dei Ds, che invita a un maggior coinvolgmento dei consumatori.

                  Se sulla governance si può e si deve discutere, sulla fiscalità di vantaggio invece il discorso si fa un po’ più complesso. Perché la fiscalità è un punto sul quale si gioca la sopravvivenza della cooperazione. «Un’agevolazione fiscale – spiega Levorato – deve rimanere. Il patrimonio delle coop, al contrario di quelle delle spa, è indivisibile, così come gli utili». Magari le agevolazioni «possono essere stabilite con una modulazione basata sull’intensità dello scambio mutualistico. Per esempio, se una cooperativa fa le proprie attività per il 90% con i propri soci, la sua tassazione degli utili non distribuiti può essere pari al solo 10% residuo e viceversa». Uno spazio di discussione ci sarebbe ma è minimo. E se c’è, come ricorda Agostini, andrebbe fatto ad ampio spettro coinvolgendo anche le banche popolari e il credito cooperativo.

                    Comunque sia il dato di fondo è che il dibattito di ieri non ci sarebbe stato se Unipol non avesse tentato di scalare Bnl. Un’impresa che è quasi fallita. Domani il consiglio di amministrazione farà il punto della situazione prima di presentare le controdeduzioni al “no” di Bankitalia. Servono soldi freschi e, forse, un nuovo partner.