“Coop” In attesa di una banca, si fa l’aspirina

05/03/2007
    lunedì 5 marzo 2007

      Pagina 2 – Agenda del lunedì

      CONVERSAZIONE. PARLA IL PRESIDENTE DELLA SEZIONE CONSUMO

        In attesa di una banca, la Coop si fa l’aspirina

          Di Tonia Mastrobuoni

            Entro l’anno la prima aspirina col marchio “Coop”. E tra breve, bollette telefoniche e elettriche più leggere per gli associati delle cooperative. Quanto a Unipol, la cicatrice «brucia, certo», ma bisogna guardare avanti e cercare nuovi spazi di aggregazione, sia in ambito assicurativo che bancario.

            Alla vigilia del congresso nazionale della Legacoop, Aldo Soldi, presidente delle Coop di consumo, è in vena di bilanci (amari) e di previsioni (rosee) sul futuro del movimento. La bufera su Unipol, quei titoli sui giornali, «dimenticare Consorte», il fallito assalto a Bnl, «sembra passato un secolo e mezzo», sospira, a colloquio con il Riformista. Ma è un’esperienza che «assieme alla campagna elettorale dai toni piuttosto velenosi, ha segnato profondamente il movimento delle cooperative». A un anno dal fallimento della scalata che doveva coronare un’aspirazione «assolutamente legittima», quella di conquistare una banca, il presidente dell’associazione che dà lavoro a 53 mila dipendenti e che possiede il 49% di Holmo, la cassaforte di famiglia che controlla Unipol, ha le idee chiare. «Fermo restando che Unipol ha un consiglio di amministrazione che prende autonomamente le sue decisioni, penso che sia giusto che continui a crescere, sia sul versante assicurativo che su quello bancario. Che continui insomma a cercare spazi per diventare più grande».

            Al di là del caso Unipol è stato tuttavia un anno anche «molto movimentato su altri fronti», racconta Soldi. Un esempio per tutti: il decreto Bersani di luglio che ha liberalizzato i farmaci: «contro di noi è stata montata una campagna molto aggressiva e smentita dai fatti. A oggi sono stati aperti 600 punti vendita che hanno sfruttato quel provvedimento: lo sa quanti di questi sono stati aperti nelle cooperative? Cinquanta. Smettiamola allora di dire che quel decreto è stato fatto dalle coop». E tanto per smentire quell’etichetta di lobbista che lo segue da allora come un’ombra, Soldi ricorda che durante il governo Berlusconi le coop presentarono una proposta di legge di iniziativa popolare che chiedeva di liberalizzare maggiormente il mercato dei farmaci: buona parte di quella proposta è confluita poi nel decreto Bersani. «Altro che lobbismo: che il governo abbia recepito una proposta firmata da ottocentomila cittadini è un magnifico esempio di democrazia». Con effetti benefici soprattutto per i consumatori: chi compra medicinali da banco nei supermercati o negli ipermercati o nelle coop risparmia oggi in media il 25 per cento rispetto alle farmacie.

            Quest’inverno c’era stata, tra l’altro, qualche tensione con i produttori e le case farmaceutiche, quando le coop hanno espresso la volontà di fabbricare medicinali in proprio. Il presidente dell’Ancc Coop, affatto intimidito, annuncia adesso che «entro l’anno saremo probabilmente in grado di offrire la prima aspirina con il marchio Coop. A metà prezzo, naturalmente».

            Altri due settori su cui si è registrato nei mesi scorsi un attivismo notevole, da parte di Soldi, sono le telecomunicazioni e l’energia. «Noi – spiega – abbiamo condiviso in pieno la filosofia dei provvedimenti degli ultimi mesi che hanno tentato di mettere al centro il consumatore». Alla vigilia di una scadenza importante, ossia luglio, quando in Italia scatterà “l’ultimo miglio” sulla corrente elettrica, ossia la possibilità per ogni utente di scegliersi il proprio fornitore, Soldi ammette che «siamo in contatto con Enel per cogliere le opportunità che ci offre la liberalizzazione del mercato». Stesso discorso vale per la telefonia: «stiamo negoziando con Tim, di più non posso dire». L’obiettivo però è chiaro: «vogliamo comportarci come le coop di utenti che già esistono in altri paesi: vogliamo presentarci con la forza dei nostri numeri, con la forza di nostri milioni di associati, e trattare le condizioni migliori con chi offre questi servizi».

            Intanto, il presidente delle cooperative di consumatori è molto proiettato sul congresso di domani, dove gli argomenti da discutere non sono nuovi, perché non sono nuovi i problemi. Tuttavia, «la prima cosa da fare è rivendicare con forza l’importanza di un sistema economico pluralista». Insomma, un sistema economico in cui oltre alle Spa esistano anche le cooperative con la loro specificità. Non servono assolutamente nuovi interventi legislativi per modificarne natura o obiettivi. «La Vietti basta e avanza, è una buona legge, i problemi, ora dobbiamo risolverli attraverso l’autoregolamentazione».

            Le questioni, quelle di sempre. Soldi le elenca, ma le soluzioni dovranno emergere dal dibattito dei prossimi tre giorni, puntualizza. Primo, come mantenere la specificità delle coop quando acquistano grandi dimensioni. Secondo, come diffondere il “modello Unipol”, dove è avvenuta la separazione tra proprietà e gestione che Soldi predica da anni. Terzo, «riportare al centro dell’impresa il socio, l’elemento costituente delle cooperative. Bisogna riuscire a trovare il modo di farlo, sia che i soci siano mille che un milione. Bisogna riflettere insomma su meccanismi di rappresentanza e di democrazia che garantiscano un accesso maggiore ai processi decisionali da parte die soci».