Coop: i consumi restano al palo

06/09/2013


Per Marco Pedroni, presidente Coop Italia, la crisi non è affatto passata: «Non vediamo ancorale promesse di una ripresa», sostiene a Milano in occasione della presentazione del Rapporto Coop 2013 su consumi e distribuzione. Però, Pedroni lancia anche una proposta: «è indispensabile che l`industria e la distribuzione italiane lavorino insieme»; senza un aumento dei consumi interni, dalla crisi è impossibile uscire. Purtroppo, il rapporto Coop parla chiaro: secondo il leader italiano della grande distribuzione, siamo ancora nel pieno del tunnel della crisi. Ai dati macroeconomici a cui si fa accenno nel Rapporto -diminuzione del reddito reale disponibile del 10,2% in sei anni, disoccupazione ai massimi dal1977- fa fronte, secondo il Rapporto, un ulteriore calo dei consumi anche per l`anno a venire: con una discesa prevista per il 2014 dello 0,5% nel food e addirittura del 6,1% nel non food; numeri a ribasso che vanno a sommarsi a quelli già negativi del consuntivo 2012 (-3,2% food, -6,3% non food) e dellaproiezione sull`anno in corso (rispettivamente -2,2% e -7,5%). Anche quella che da altre parti viene vista come una "ripresine, quella a cui abbiamo assistito nei mesi di luglio e agosto, per il presidente di Coop Italia «non rappresenta una inversione di tendenza, ma solo il rallentamento di un trend negativo tuttora in corso». Anzi, il problema, sottolinea ancora Pedroni, è che «c`è stata una forte polarizzazione della distribuzione del reddito, con alcune fasce che iniziano a toccare anche la qualità e la sicurezza dei consumi». Di fatto, sottolinea ancora il rapporto, gli italiani sì spostano anche sempre meno per fare acquisti. E da qui il boom dell`utilizzo dell`Internet mobile per pianificare le compere o effettivamente acquistare merce online, spesso dopo averla vista in negozio. Cambia anche la composi- zione del carrello delle spese alimentari; se pane e carboidrati scendono in quantità dell`u,2% (2009-2013) e il vino cala del 5,6% (2008-2013), è in forte crescita il consumo diprodotti etnici (+64%), sia per il cambio di abitudini alimentari degli italiani sia per la sempre maggiore presenza di extracomunitari nel nostro Paese. Inoltre, il calo della spesa ha avuto ripercussioni sia sul commercio al dettaglio che nella grande distribuzione, determinando in tutti e due i settori riduzioni e cambiamenti strutturali nella rete di vendita. Nella Gdo, in particolare, più del 40% dell`area vendita ha subito dal 2007 cambiamenti sia in termini di proprietà o di insegna, sia strutturali, con una forte crescita (+5o% in termine di area vendita) del segmento discount. Inoltre, si legge ancora nel rapporto Coop, il differenziale fra prezzi dell`industria e prezzi al dettaglio per i prodotti alimentari dal 2005 ad oggi è stato del 7%, secondo dato più elevato in Europa dopo quello spagnolo. Per uscire da questo tunnel, secondo Pedroni, sono necessarie diverse azioni: «Senza un`opera del Governo a sostegno della domanda interna e un forte impegno degli operatori economici, a partire dalle banche, chiamati a sostenere le famiglie, non ci saràuna ripresa significativa. Aumentare l`Iva (un`incremento di un punto percentuale comporterebbe, secondo le nostre analisi, una diminuzione dei consumi dello 0,3-0,4%) o qualsiasi altro provvedimento fiscale non selettivo, sarebbe un errore molto grave». «Un contributo utile ad arginare la crisi-ha concluso Pedroni – può venire se sia l`industria sia la dístríbuzione si pongono con più decisione da parte della difesa del potere di acquisto delle famiglie; l`industria può ridurre i prezzi e i margini in percentuale, scommettendo su un possibile aumento dei volumi, mentre la distribuzione deve trasferire senza aggravi il valore sui consumatori».