Coop: Esselunga ci ha spiato e danneggiato

26/09/2007
    mercoledì 26 settembre 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    La reazione Coop:
    Esselunga ci ha
    spiato e danneggiato

      Chiesti 300 milioni di danni alla centrale Esd di cui Caprotti è il maggior associato

        di Laura Matteucci/ Milano

        CONTRATTACCO La parola passa a Coop Italia. Punto per punto, replica al libro-denuncia «Falce e carrello» presentato qualche giorno fa da mister Esselunga, Bernardo Caprotti, e dopo la prima reazione a caldo in cui lo aveva accusato di «parole denigratorie» contro il sistema cooperativo, stavolta porta carte e documenti. Per dire che la centrale acquisti Esd, di cui Esselunga è la principale associata, ha fatto «spionaggio industriale», riuscendo ad ottenere un allineamento dei prezzi da parte di alcuni importanti fornitori. Nulla di aleatorio, tutto comprovato: come ha spiegato il presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari, il tribunale penale di Milano ha già condannato, con sentenza del 21 giugno scorso, tre dirigenti di Esd a due mesi di carcere per aver alterato il mercato utilizzando informazioni commerciali riservate in modo fraudolento.

        I fatti risalgono alla fine del 2003, «quando – ha spiegato Tassinari – alcuni importanti fornitori ci segnalarono di aver ricevuto forti pressioni per ottenere le stesse, molto migliori, condizioni di acquisto di Coop Italia, essendo entrati in possesso, non sappiamo come, dei contratti stipulati dalla nostra centrale di acquisto».

        Sta di fatto che, dopo anni di continua crescita, è proprio dal 2004 che i prezzi praticati da Esselunga iniziano a scendere, crollando del 5%: una scelta senza precedenti in condizioni normali di mercato. Guarda che caso. E Coop, che per molto tempo è stata molto più conveniente di Esselunga, e ha sempre mantenuto i prezzi al di sotto dell’inflazione, adesso si ritrova invece con un concorrente più che agguerrito. Che, oltretutto, accusa pubblicamente le cooperative di essere troppo care.

        In sostanza, sono stati acquisiti «segreti industriali» di Coop, e sono stati usati per colmare un divario concorrenziale che, come risulta dalle carte processuali, in alcuni casi era di 7 punti percentuali.

        Ne è seguito un esposto di Coop alla Procura di Milano. La vicenda è arrivata a sentenza a giugno, ma non è finita: Coop intende promuovere anche un giudizio civile per ottenere il risarcimento dei danni commerciali (la richiesta sarà di 300 milioni di euro) contro la centrale acquisti Esd. Per gli attacchi personali ad alcuni dirigenti Coop, poi, si sta valutando anche la possibilità di querela.

        Ma il punto centrale è quello dello «spionaggio». Che spiega almeno in parte il differenziale dei prezzi fra i due gruppi di distribuzione, uno dei punti focali su cui si fonda il ricorso che Esselunga, tramite Federdistribuzione, ha presentato all’Unione europea per contestare i vantaggi fiscali di cui gode Coop. Con il ricorso a Bruxelles, infatti, si chiede che lo Stato smetta di riconoscere a Coop Italia le agevolazioni fiscali riservate alle cooperative perchè di fatto non fa più i prezzi migliori.

        L’Unione europea dovrebbe pronunciarsi a breve. E sembra questo il motivo principale che ha spinto Caprotti alla conferenza stampa di settimana scorsa (la prima della sua vita) e all’attacco frontale che ha deciso di sferrare al movimento cooperativo. Come spiega Aldo Soldi, presidente di Coop-Ancc (Associazione nazionale cooperative di consumatori): «È evidente che il problema di Caprotti non è la concorrenza di un supermercato in più o in meno, lui sta cercando di colpire l’intero sistema Coop».

        E, «se c’è una posizione dominante – riprende Soldi – sarà l’Antitrust a stabilirlo». A partire da una considerazione: la leadership Coop in Italia non è frutto di congiure e complotti anti-Esselunga, col favore di sindacati e giunte rosse, ma di scelte strategiche industriali. In altre parole: «Esselunga è una catena eccellente, ma ha un format esclusivo molto rigido – spiega Tassinari – Ha deciso di non svilupparsi al sud, e nemmeno nei piccoli centri».

        Morale: avere il 37,6% di quota di mercato nella provincia di Milano è di certo molto redditizio, ma non basta per fare di Esselunga il colosso della distribuzione nazionale.

        Non c’è alcun complotto nei confronti di Esselunga, insomma. Casomai apprezzamenti. In effetti: «Abbiamo sempre detto che se e quando – rimarca Soldi – fosse stata messa in vendita noi saremmo stati interessati». «Del resto, le voci di vendita di Esselunga non le abbiamo messe noi in giro».

        Se poi mister Caprotti ha incontrato tanti bastoni tra le ruote dello sviluppo della sua catena, come lamenta, si consoli: in Italia, lo ricorda Soldi, «stante una normativa farraginosa e le resistenze del territorio, gli ostacoli alla grande distribuzione sono prepotenti per tutti».