Coop: come vivere senza il leader

12/12/2005
    venerdì 9 dicembre 2005

      Pagina 10 – PrimoPiano

      E nelle coop s’ insinua il dubbio: come vivere senza il leader

        BOLOGNA – «Il modello di bancassurance, si è detto, è il lato debole del piano di Consorte. Eppure i movimenti cooperativi più evoluti a livello mondiale, come quello statunitense e quello inglese, controllano banche e assicurazioni e le hanno integrate con successo. Perché noi non dobbiamo fare altrettanto? Per colpa delle inchieste?». I big della cooperazione italiana sono sulla graticola da sei mesi ma non pensano di fare marcia indietro sulla Bnl. L’ impresa funzionerà, sperano, perché serve al movimento, allo sviluppo delle piccole imprese sottocapitalizzate, e perché potrà contare non su anonimi clienti, ma su soci, milioni di soci. Il resto, l’ intraprendenza di Consorte, le insinuazioni, le manovre politiche, non contano, sono un altro discorso. Nessuno è insostituibile, dicono a denti stretti, un «compagno che sbaglia» non può fermare il grande salto nella finanza del movimento solidale.

        LA SCALATA AL SUPERMARKET – A crederci di più sono i leader delle cooperative di largo consumo, quelle che generano la ricchezza dell’ economia cooperativa e che, fin dall’ inizio, si sono maggiormente impegnate nella scalata. La grande distribuzione è da sempre il cuore della Legacoop, un universo di imprese con 7 milioni di soci che produce ogni anno 45 miliardi di ricavi. E le 50 imprese che attraverso Holmo e Ariete controllano Unipol sono le punte di diamante di questa centrale di rappresentanza che si usa definire "rossa". Ma, nonostante il colore politico, gli «opinion maker» del movimento, più che i parlamentari diesse, sono i leader delle imprese più ricche. E semmai i cooperatori dovessero chiedere conto a qualcuno di un eventuale fallimento non sarà a D’ Alema che si rivolgeranno, e nemmeno al numero uno di Unipol, ma ai loro colleghi, a cominciare dai padroni dei supermercati. Per esempio Pierluigi Stefanini. Perché è lui che guida Holmo e perché CoopAdriatica è uno dei maggiori soci della compagnia e uno dei più esposti nella scalata bancaria. Stefanini, un ex operaio della Gd ed ex dirigente del Pci ha creato un gigante con 819 mila soci, vendite per 1,7 miliardi con una controllata quotata in Borsa e ha avuto fin dall’ inizio della scalata un ruolo di moral suasion fondamentale all’ interno della compagine di Unipol.

          Il suo alter ego è Turiddo Campaini, il settantenne numero uno di UnicoopFirenze. L’ unico dei soci che ha detto di no a un’ operazione che non ha riconosciuto consona alla filosofia del movimento. Il dissenso di Campaini ha catalizzato un asse toscano che va da Mps (banca di cui Unicoop Firenze è socia) al presidente della Regione, il diessino Claudio Martini. E il no di Siena alla richiesta di aumento di capitale Unipol ha sancito la rottura della vecchia alleanza con Bologna.

          LA FRONDA TOSCANA – Ma la fronda toscana, condivisa anche dal presidente delle Coop bianche, Luigi Marino, non ha convinto tutti. A cominciare da Aldo Soldi, consigliere di Unipol, ex numero uno di Unicoop Tirreno e autorevole presidente dell’ associazione delle cooperative di consumo. Del resto sono molti i big dei supermercati che hanno impegnato i loro patrimoni nella scalata e non vogliono sentir parlare di marce indietro, anche se si dovesse arrivare al peggio, cioè a sostituire Consorte. Chi pensa per esempio che non sia il momento di mollare proprio adesso è il ligure Bruno Cordazzo, che ha fatto grande Coop Liguria, l’ ha portata nella Carige e poi nella Bnl. E poi il ferrarese Marco Pedroni che guida CoopNordest, un gruppo con 1,7 miliardi di ricavi con base a Ferrara e catene di vendite in Croazia. E ancora il modenese Mario Zucchelli, presidente di Coopestense, artefice dell’ espansione in Puglia delle cooperative oltre che di acquisizioni come i supermercati Coin e Pam.

            Il disagio per le inchieste serpeggia dietro le quinte ma nessuno ha intenzione di prendere le distanze. Neanche i capi delle imprese di produzione e lavoro che pure nella scalata hanno investito minori risorse. Per esempio Domenico Olivieri numero uno di Sacmi, gioiello imolese della meccanica del piastrelle già artefice, anni fa, di un’ opa in Borsa. O Massimo Matteucci, presidente colosso delle costruzioni ravennate Cmc che ha appena vinto l’ appalto per il ponte sullo Stretto insieme a Impregilo.

            LA LINEA DURA – Oppure il reggiano Ivan Soncini, un ex sindacalista della Cgil di Luciano Lama ora a capo del Ccpl: un vecchio consorzio appalti edili diventato un gruppo diversificato con 700 milioni di euro di ricavi in Italia e nei Paesi dell’ Est. Non sono uomini questi disposti a dare credito alle insinuazioni ma neanche ad accettare cedimenti sul fronte dell’ onorabilità. Così come non li accetta Claudio Levorato, consigliere di Unipol e presidente di Manutencoop, da sempre paladino della trasparenza. E nemmeno Francesco Boccetti, presidente del comitato etico di Unipol e di Coopfond, il fondo mutualistico che raccoglie il 3% degli utili delle cooperative. Coopfond con il 6% di Holmo ha sostenuto l’ affare Bnl in quanto funzionale allo sviluppo di tutto il sistema. A quale prezzo, in termini di valori, si vedrà.

            Roberta Scagliarini
                OPPOSITORI
                Il Montepaschi non ha votato l’ aumento di capitale Unipol. A opporsi all’ operazione Bnl anche Unicoop Firenze e le coop bianche

                ALLEATI
                I leader della grande distribuzione, 7 milioni di soci per 45 miliardi di ricavi, si sono schierati a favore dell’ offerta sulla Bnl