Coop, chi fa la fronda a Consorte

15/06/2005
    supplemento AFFARI & FINANZA di Lunedì 13 giugno 2005

      FINANZA pag. 32

        Coop, chi fa la fronda a Consorte

          Giorgio Lonardi
          Vittoria Puledda

            Milano
            È un intreccio fra politica ed economia, tortellini emiliani e ribollita toscana, vecchio Pci e disinvolti finanzieri bresciani come Chicco Gnutti a fare da sfondo alle ambizioni di Giovanni Consorte, flemmatico e garbato patron della Unipol. Lui, l’assicuratore Consorte, ha messo gli occhi su Bnl, ne controlla quasi il 10% e medita di crescere ancora: forse lancerà una contro opa con la benedizione di Antonio Fazio per strappare il futuro della banca agli spagnoli di Bbva. O forse dovrà trovare un accordo con uno degli schieramenti italiani che si contendono Bnl? Chissà.

            In ogni caso Consorte avrà bisogno di un mucchio di quattrini. Ed è a questo punto che iniziano i suoi guai. Perché non tutti i suoi soci sono così smaniosi di mettere mano al portafoglio, per foraggiare i suoi sogni di gloria. Anzi, c’è qualcuno che guarda persino con preoccupazione al dopoBnl; intendendo con questo che la leadership di Consorte, se le cose andassero male, potrebbe anche essere messa in discussione. In altre parole, saremmo in piena aria di fronda.

            Partiamo dal socio bancario, dalla sponda istituzionale più forte. Secondo autorevoli indiscrezioni il Monte dei Paschi di Siena, azionista attraverso Finsoe di Unipol, non si opporrebbe ai sogni di gloria di Consorte. Ma non ha alcuna intenzione di mettere mano al portafoglio per una eventuale ricapitalizzazione. Niente aumenti di capitale, insomma.

            La differenza non è di poco conto; secondo quanto si dice tra gli ambienti che conoscono bene il modo di ragionare di Rocca Salimbeni, il discorso sarebbe più o meno il seguente: noi non ci mettiamo di traverso, non votiamo contro nessuna decisione che porti Bologna verso Roma, ma neanche ci muoviamo attivamente a favore. Perché, se l’operazione ci fosse piaciuta, se Bnl rientrasse nei nostri piani strategici attuali, ci saremmo mossi in proprio visto gli interessi, la partecipazione azionaria che abbiamo e il lunghissimo corteggiamento di Siena alla Bnl.

            Ora abbiamo deciso di tirarci fuori e fuori resteremo: noi siamo "soci accompagnatori" di Unipol (e loro nostri), quindi li accompagniamo ma in caso di aumento di capitale non parteciperemo nemmeno con un euro. Piuttosto, vedremo ridurre la nostra quota di capitale nella compagnia assicurativa.

            Visto da Bologna, il disegno del numero uno di Unipol è semplice: creare un grande gruppo di bancassurance in grado di giocare un ruolo importante nel Bel Paese. Un nuovo protagonista della finanza italiana, dunque, che mescoli assieme polizze e linee di credito, private equity e pensioni integrative rafforzando il proprio ruolo di quarta compagnia assicurativa nazionale. Lo schema quindi ha una sua logica dal punto di vista industriale. Ma è anche uno scenario che ha ottenuto la tacita approvazione dei DS, che hanno ereditato dal vecchio Pci gli stretti legami con il mondo cooperativo di cui Unipol è una emanazione. La linea ufficiale del partito è la non ingerenza negli affari interni delle aziende: i manager decidono le strategie e se sono bravi le portano fino in fondo. Ma il fatto stesso che l’operazione non sia stata criticata, anzi ne viene sottolineata la valenza industriale, almeno in linea teorica, confermerebbe la simpatia con cui sono seguite le mosse di Consorte.

            L’Unipol non è una compagnia di assicurazione come le altre. Per rendersene conto basta osservarne l’azionariato. Al vertice della piramide c’è la società Holmo controllata a maggioranza dalle principali Coop italiane fra cui spiccano le cooperative emiliane di distribuzione (Coop Adriatica, Coop Nordest, Coop Estense) e i toscani di Unicoop Tirreno. Ed è proprio Holmo a detenere il 51% di Finsoe, la subholding che a sua volta controlla il 54% di Unipol. E allora?

            In realtà gli azionisti di Consorte raccolti all’interno di Holmo, oltre a far parte del movimento cooperativo che professa valori oggi forse un po’ polverosi come solidarietà, responsabilità sociale d’impresa, difesa degli interessi di milioni di soci, sono accomunati da un altro elemento: hanno pochi soldi. Gli ultimi due anni sono stati terribili per la grande distribuzione: contrazione dei consumi, taglio dei prezzi, concorrenza sempre più feroci hanno assottigliato le disponibilità delle Coop. I fondi, quindi, sono pochi e sotto sotto i manager alla guida delle Cooperative non vorrebbero girarli a uno come Consorte perché ci compri la Bnl.

            Insomma, i discorsi che si sentono fare in giro fra cooperatori grandi e piccoli suonano pressappoco così: «Che c’entriamo noi con la Bnl? Perché ci mischiamo con gente tanto lontana e diversa da noi, come Gnutti e Fiorani (soci di Unipol ndr)? E se Consorte se la comprasse da solo, la Bnl, non sarebbe meglio?». Detto, questo, però, i vertici delle grandi coop emiliane rimangono fedelmente schierate con i vertici di Unipol. Più freddi, invece, i manager delle coop del Nordovest e del Centro Italia.

            In ogni caso il mugugno avrebbe avuto un paio di conseguenze. La prima è la nascita di una fronda capeggiata da Turiddo Campaini, il grande capo di Unicoop Tirreno, che non ha alcuna voglia di finanziare con aumenti di capitale il disegno finanziario di Consorte. La seconda conseguenza sarebbe il progressivo ridimensionamento di quello stesso disegno.

              Oggi, quindi appare più probabile che Consorte chieda denaro fresco ai suoi soci per aumentare la sua partecipazione in Bnl all’interno di un’alleanza tutta da costruire mentre l’ipotesi di un’Opa starebbe scemando. Nel primo caso, infatti, i soci cooperativi potrebbero contribuire con poche decine di milioni di euro mentre nel secondo l’esborso risulterebbe ben più pesante.
              E l’aria che tira è di limitare le spese al minimo.