Coop cerca alleati all’estero

28/02/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Per il 2001 previsto un giro d’affari oltre quota 17mila miliardi

    Coop cerca alleati all’estero
    di Vincenzo Chierchia
    MILANO. «Per Coop è l’ora del rilancio, di una riflessione profonda sulle strategie commerciali in Italia ed Europa, sulla missione, sul rapporto con i soci consumatori e sulla organizzazione». Giorgio Riccioni, presidente di Ancc-Coop, il principale gruppo distributivo italiano con oltre 16.700 miliardi di vendite ( e 4,3 milioni di soci consumatori), sintetizza così i nodi al centro del confronto del congresso dell’organizzazione che ha aperto ieri i battenti a Roma.
    In vista c’è sicuramente una grande alleanza internazionale. «Il 2001 sarà un anno decisivo – sottolinea Riccioni – siglare una pertnership sui mercati europei è in cima alle strategie e ci sono già delle verifiche in corso; intanto siamo ancora in attesa del via libera definitivo dell’Antitrust per l’accordo con Conad che ha portato alla costituzione di Italia distribuzione. Le alleanze sul piano continentale saranno la naturale evoluzione di questa intesa». E si infittiscono le voci sui possibili partner di Coop: trattative sarebbero in corso con il gruppo transalpino Casino così come con il colosso tedesco Metro. Intanto con il gruppo cooperativo spagnolo Eroski, nel quale la Coop italiana ha anche una partecipazione, sono in corso progetti sinergici sul piano commerciale. Il gruppo italiano sta anche svolgendo un ruolo chiave nel rilancio della cooperazione distributiva organizzata in Europa: «Una integrazione vera tra tutte le varie realtà porterebbe alla nascita di un vero e proprio colosso» ricorda Riccioni.
    Il confronto congressuale verte su tre temi di fondo e prepara la VCoop dei prossimi anni. Il primo fronte operativo è quello dei consumatori – rileva Riccioni – da cui arriva una pressante domanda di sicurezza sui prodotto, viste le continue emergenze alimentari, e di nuovi servizi (Riccioni ha anche rilanciato sulla necessità di varare una Autority Ue): Coop da anni ha lanciato programmi molto rigidi, di controllo e certificazione sui prodotti alimentari e non, le carni in testa.
    Il secondo fronte è quello dei soci, che, secondo le previsioni, dovrebbero salire quest’anno oltre quota 4,6 milioni. Per quanto riguarda i soci gli obiettivi puntano su un massiccio allargamento dei servizi: dal turismo alla finanza, dalle assicurazioni alle utilities. «Il gruppo – afferma Riccioni -con un numero di soci così elevato può giocare un ruolo molto importante nell’ambito della partita che riguarda la liberalizzazione di servizi di pubblica utilità come energia elettrica, gas e acqua».
    Il terzo fronte è quello dell’attività imprenditoriale. La corsa alle fusioni per creare cooperative sempre più grandi appare oggi in stand by, mentre il miglioramento dell’efficienza passa per il rafforzamento del ruolo di Coop Italia da un lato e del coordinamento a livello dei tre grandi distretti costituiti (Nord, Tirreno e Adriatico).
    «Vogliamo rilanciare a tutto campo il ruolo del modello cooperativo – conclude Riccioni – che ha un notevole potenziale da esprimere». «L’Italia è il modello economico da seguire nel futuro, si trova al quinto posto tra i Paesi più industrializzati ma continua a conservare una forte identità culturale» ha affermato Jeremy Rifkin, fondatore e presidente della Foundation on economics trends, nel corso dell’incontro di presentazione del congresso Coop.
    «Le cooperative sono il modello ideale della nuova economia – ha aggiunto Rifkin -: La Coop ha già dei soci abituati all’idea di trovarsi in una rete condividendo rischi e guadagni. Ha un tipo di gestione diverso dalle altre aziende. Hanno capito che l’eredità culturale è più profonda di quella commerciale».

    Mercoledì 28 Febbraio 2001
 
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