“Coop” Casa comune per le «rosse» e le «bianche»

08/03/2007
    giovedì 8 marzo 2007

    Pagina 27 – Economia

    IL CONGRESSO NAZIONALE DELLA LEGA

    Coop, una casa comune
    per le “rosse” e le “bianche”

      PAOLO BARONI
      ROMA

        Tira aria di «compromesso storico» nel mondo delle coop. Dopo anni di rivalità, divisioni e litigi, cooperative «rosse» e «bianche» potrebbero presto ritrovarsi sotto un unico tetto. Il presidente di Confcooperative Luigi Marino ne parla ormai da anni, i suoi dirimpettai della Legacoop hanno cominciato a farlo solo di recente. Anche per uscire da quella specie di accerchiamento politico-mediatico rappresentato dalle polemiche sollevate dallo scandalo Consorte-Unipol dell’anno passato e dagli attacchi a volte anche volgari del centrodestra.

        Il presidente Giuliano Poletti ieri ha aperto i lavori del 37° congresso nazionale di Legacoop ed ha posto ufficialmente la questione. «I rapporti di forza che si sono consolidati nel tempo hanno prodotto eccessi di sovra o sotto rappresentanza di quelle che oggi sono le componenti dell’economia reale rispetto a quelle accreditate verso l’opinione pubblica». Insomma le cooperative hanno un peso rilevante sull’economia italiana, rappresentano circa il 7% del Pil ed oltre un milione di posti di lavoro (50,3 miliardi di fatturato e 414 mila occupati solo Legacoop), ed ora vogliono contare di più. «O si riesce a trovare forme di semplificazione della rappresentanza o, quantomeno, si riesce ad organizzare modalità di rapporto che consentano di definire posizioni comuni, oppure ci si dovrà rassegnare al piccolo cabotaggio della tutela difensiva di qualche interesse, persino marginale».

        Nell’affollatissima sala dell’Auditorium della tecnica sembra quasi di assistere ad un dibattito sul Partito democratico: uniamoci o verremo travolti. Partito unico, o meglio centrale unica, o federazione? Marino preferisce la «Fed». «Questo – spiega il leader della Confcooperative – è un dovere da perseguire», a patto però che «il processo federativo-unitario» non «puzzi di moda» e soprattutto sia «un processo completamente diverso dal partito democratico». Che si fonda su valori condivisi (mutualità, solidarietà, i valori dell’impresa e dell’uomo) e rispetta una condizione fondamentale: l’autonomia piena dalla politica. «Occorre smarcarsi dalle tesi riproposte di continuo dalle forze anticooperative – spiega – cioè quelle di vischiosità e contiguità tra giunte e coop rosse. E occorre dialogare senza indossare casacche monocolore coi governi».

        La platea applaude convinta, il ghiaccio è rotto. «Però – avverte Paolo Cattabiani, presidente regionale dell’Emilia Romagna – ognuno ha la sua storia e nessuno può pretendere di purificare l’altro. Ora si tratta di costruire assieme un nuovo album di famiglia». Più pragmatico il presidente di Granarolo Luciano Sita, che sulla collaborazione tra coop «rosse» e coop «bianche» ha costruito un gigante dell’industria alimentare. «La strada è quella giusta . A patto che prevalgano gli interessi delle imprese: la comune lettura del mercato può essere più forte di qualsiasi altra ragione».